
Il grande incendio di Londra di 360 anni fa fu un disastroso rogo avvenuto tra il 2 e il 6 settembre 1666 che distrusse parte della capitale: ebbe inizio nel cuore della città, a Pudding Lane, nella casa di un fornaio che aveva lasciato il camino acceso, e si propagò rapidamente perché molti edifici erano costruiti con materiali infiammabili, come legno e paglia.
Le autorità non furono in grado di agire prontamente per contenere le fiamme. L’incendio rase al suolo gran parte della City e un settore della zona circostante, distruggendo circa 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali e 6 cappelle.
Il numero di vittime non è noto, ma probabilmente è compreso tra qualche centinaio e qualche migliaio. Dopo il fuoco, Londra fu ricostruita con lo stesso impianto urbanistico precedente, che ancora oggi caratterizza il centro della città.
Perché scoppiò il grande incendio di Londra: dinamica e cause
Nel Seicento, al tempo del grande incendio, la città di Londra era molto più piccola di quella attuale. La parte più antica e centrale, la City, era compresa nelle mura di origine romana, accanto alla quale sorgevano alcune altre aree edificate, note come le Liberties. Westminster (dove oggi si trovano il Parlamento e il celeberrimo Big Ben), era ancora un comune a sé stante e amministrativamente non faceva parte di Londra. Anche Southwark, la parte della città sulla riva meridionale del Tamigi non era parte della City.

Il numero di abitanti non è noto con esattezza: le stime indicano circa 400-500.000 residenti, dei quali circa 80.000 nella City. Tuttavia, nel 1665 la città era stata colpita da una gravissima epidemia di peste, che aveva ucciso circa 100.000 persone.
L’incendio scoppiò nella notte tra il 2 e il 3 settembre 1666 nella casa di un fornaio, tale Farrinor (scritto anche Fraynor e con altre grafie), a Pudding Lane, nel cuore della City. Farrinor era andato a dormire senza spegnere il fuoco e alcuni tizzoni incendiarono la legna accatastata nei pressi del camino. La casa prese rapidamente fuoco. Il fornaio e la sua famiglia riuscirono a salvarsi uscendo da una finestra, ma una loro domestica rimase intrappolata: fu la prima vittima del grande incendio.
Le fiamme si propagarono rapidamente nella zona circostante, favorite dal fatto che gli edifici erano costruiti gli uni a ridosso degli altri e molte abitazioni erano fatte di materiali facilmente infiammabili, come il legno, e avevano tetti in paglia. Anche le condizioni climatiche agevolarono le fiamme: l’estate secca aveva reso il legno più asciutto e il vento favorì la circolazione del fuoco. La City fu così avvolta dalla fiamme.
Una delle descrizioni più vivide di quello che accadde fu scritta da Samuel Pepys, funzionario statale e autore di un celebre diario, che descrisse così la scena del primo giorno:
Così scesi verso la riva del fiume, e lì presi una barca e passai sotto il ponte, e lì vidi un fuoco spaventoso. La casa del povero Michell, fin verso l'Old Swan, era già bruciata da quella parte, e il fuoco avanzava oltre, tanto che in brevissimo tempo arrivò fino allo Steeleyard, mentre io ero là. Tutti cercavano di traslocare i propri beni, gettandoli nel fiume o caricandoli sulle chiatte ormeggiate al largo; i poveretti rimanevano nelle loro case fino a quando il fuoco non li toccava per davvero, e poi correvano sulle barche o si arrampicavano da una rampa di scale all'altra lungo la riva del fiume. E tra le altre cose, notai che i poveri piccioni erano riluttanti a lasciare le loro case, ma volteggiavano intorno alle finestre e ai balconi finché alcuni di loro non si bruciavano le ali e cadevano giù.

La risposta delle autorità e la propagazione delle fiamme
L’incendio si propagò rapidamente, arrivando fino alla Torre di Londra, e nei suoi dintorni. Tuttavia, le autorità non furono in grado di agire rapidamente. All’epoca la strategia per contenere gli incendi prevedeva, oltre all’estinzione mediante acqua, di abbattere gli edifici intorno alla zona in fiamme per creare una linea tagliafuoco: si toglieva ciò al fuoco il combustibile, impedendogli di propagarsi. Tuttavia il lord sindaco della City non ordinò immediatamente l’abbattimento degli edifici, per timore che le spese per la ricostruzione sarebbero state troppo ingenti. Lenta fu anche la risposta delle altre istituzioni, incluso il re, Carlo II. L’abbattimento degli edifici fu tardivo e fece sì che le fiamme si propagassero per quattro giorni, arrivando fino ai margini di Whitehall, dove si trovava il palazzo reale (che non fu bruciato). L’incendio si spense solo il 6 settembre, dopo aver devastato la città per quattro giorni.

Vittime e danni
Il numero delle vittime del grande incendio di Londra non è noto con certezza. La statistica ufficiale registrò solo sei morti, ma è probabile che la cifra reale fu molto più elevata: numerosi cittadini restarono uccisi e i loro corpi furono cremati in maniera “naturale” dall’incendio. Le stime sulle vittime oscillano da qualche centinaio a varie migliaia.
I danni materiali furono ingentissimi. Andarono distrutti circa 13.200 edifici, tra i quali numerose chiese e la cattedrale di Saint Paul. Nel complesso, l’80% della città fu raso al suolo.

La ricostruzione del rogo del 1666
Dopo l’incendio furono nominate due commissioni per la ricostruzione, una scelta dal re e una dalle autorità cittadine. Delle commissioni facevano parte architetti famosi come Christopher Wren e Robert Hooke. La città fu ricostruita sulle fondazioni degli edifici andati distrutti e pertanto l’impianto urbanistico non cambiò in maniera significativa (nonostante in origine fosse stato proposto di rifondarla con un nuovo impianto a griglia). Per questo, ancora oggi la City di Londra ha una struttura urbanistica “medievale”. Fu cambiato però il materiale di costruzione: la città fu ricostruita in mattoni e pietre, meno infiammabili del legno.
Wren progettò anche un monumento in memoria delle vittime, un’alta colonna, conosciuta dai londinesi semplicemente come “The monument”, nei pressi del luogo dove l’incendio ebbe inizio: ancora oggi, la colonna ricorda ai londinesi e ai visitatori il tragico evento del 1666.