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Prezzo del gas ai massimi degli ultimi 4 anni, Italia fra i primi importatori: quante scorte ha per l’inverno

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A cura di Sara Brugnoni
Junior News Editor
gas stoccato
L'Italia ha gas stoccato per circa il 90%
La guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno triplicato il prezzo del gas europeo, che ha superato i 100 €/MWh. A ottobre 2026, il livello di stoccaggio dell’UE resta al 75%, lontaniodal target del 90%. L’Italia, però, è tra i Paesi meglio preparati, con riserve oltre il 90%.

Il prezzo di riferimento del gas naturale in Europa ha superato momentaneamente i 100 euro per megawattora, un valore che non si vedeva dal dicembre 2022, in piena crisi energetica. Prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente, dopo l’attacco congiunto USA-Israele contro l’Iran, lo stesso prezzo si aggirava intorno ai 32 euro: in pochi mesi, quindi, il prezzo è più che triplicato.

Le cause sono legate soprattutto al blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transitava circa un quinto dell’offerta globale di gas naturale liquefatto. Insomma, la forte instabilità dell'area ha provocato una drastica riduzione delle forniture di GNL dal Golfo Persico (con flussi ridotti di quasi l’80% rispetto all’anno precedente): i prezzi hanno subito una forte impennata anche a causa dell’avvicinarsi della stagione invernale, con la domanda di riscaldamento che chiaramente aumenterà.

Il Commissario Europeo all’Energia, Dan Jørgensen, ha avvertito che l’Europa rischia una nuova crisi dei prezzi energetici, rassicurando però sul fatto che non emergono rischi immediati per la sicurezza degli approvvigionamenti: l’Italia, comunque, ha raggiunto livelli di stoccaggio di gas pari al 90,77% (dati aggiornati al 28 ottobre).

Questo significa che il nostro Paese è tra i meglio posizionati nell’UE in termini di stoccaggio: la media europea, infatti, si ferma attorno al 75%.

Avere gli stoccaggi pieni al 90%, però, non significa poter coprire il 90% del fabbisogno di gas durante l'inverno. Gli stoccaggi rappresentano infatti una riserva che si aggiunge alle importazioni e alla produzione interna: secondo la Commissione europea, normalmente coprono circa il 25-30% del consumo invernale di gas dell'UE. In altre parole, gli stoccaggi costituiscono una riserva importante, ma non sono l'unica fonte di gas disponibile durante l'inverno: l'Europa continua infatti a dipendere dalle importazioni.

Per capire quanto siano sicuri i nostri approvvigionamenti, occorre quindi analizzare anche da quali Paesi arriva il gas che importiamo.

Quanto gas naturale abbiamo stoccato in Italia e in Europa

Partendo subito dall’Italia, al 28 ottobre 2026 i nostri siti di stoccaggio sotterranei di gas risultano pieni al 90,77%. Per dare un ordine di grandezza, la capacità totale degli impianti italiani è di circa 203 TWh e, al momento, ne contengono circa 184,3 TWh. Si tratta di un livello nettamente superiore alla media storica nazionale (che generalmente si attesta attorno ai 134 TWh).

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, inoltre, ha confermato per l’anno contrattuale 2026-2027 il volume di stoccaggio strategico a 4,62 miliardi di metri cubi standard, circa 51 TWh. Questo volume serve a garantire forniture anche in caso di inverno particolarmente rigido o di interruzioni impreviste.

A livello europeo, però, la situazione è meno confortante: al 21 ottobre 2026 gli stoccaggi dell’UE risultavano pari al 75% della capacità, un livello ben sotto l’obiettivo del 90% fissato dal Regolamento europeo sullo stoccaggio (ma raggiungibile tra il 1° ottobre e il 1° dicembre).

Numeri alla mano, gli stoccaggi complessivi ammontano a circa 849 TWh, un livello inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2025 e alle medie storiche europee.

Le differenze tra i singoli Paesi UE sono nette: l’Italia (90,77%) e la Francia (87,34%) si trovano in una posizione relativamente solida, mentre i Paesi Bassi (65,53%) e la Germania (61,65%) si trovano molto al di sotto dell’obiettivo, oltre che delle medie storiche. Occorre però considerare che gli obiettivi nazionali di riempimento variano in funzione delle deroghe e delle misure di flessibilità previste dalla normativa europea.

Questi quattro Paesi rappresentano circa i due terzi della capacità totale di stoccaggio dell’Unione Europea (circa 100 miliardi di metri cubi complessivi): i dati di Berlino e Amsterdam, quindi, pesano in modo significativo sulla media europea.

importazioni gas UE
Il grafico indica la capacità di stoccaggio di gas di ogni Paese UE. Credit: Unione Europea

Ma perché c’è questo divario? Le cause dietro a questo riempimento “rallentato” sono essenzialmente economiche e regolatorie. L’estate 2026 è stata segnata da prezzi del gas già elevati, il che ha reso poco conveniente per le imprese stoccare il gas nei mesi caldi.

A tutto questo si è aggiunta, come accennato, la drastica riduzione delle importazioni di GNL a causa del blocco dello Stretto di Hormuz. La situazione, però, va gestita il prima possibile, considerando l’imminente abbassamento delle temperature. A fine marzo 2026, ad esempio, i livelli di stoccaggio europei erano al 28%, contro una media storica del 40%.

Da dove arriva il gas? La classifica

A questo punto, però, viene spontaneo chiedersi: da chi acquistiamo tutto questo gas naturale?

In linea generale, l’Unione Europea è estremamente dipendente dalle importazioni: la stragrande maggioranza del gas che consuma è importato e negli ultimi anni la mappa dei fornitori è stata fortemente ridimensionata. Fino al 2021, infatti, la Russia copriva circa il 40% delle nostre importazioni di gas via gasdotto. Nel 2025, tre anni dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina, questa quota è scesa al 6%, mentre, considerando anche il gas naturale liquefatto (GNL), la Russia ha rappresentato il 12,5% delle importazioni complessive di gas dell'UE.

Nel gennaio 2026, il Consiglio dell’UE ha adottato un regolamento che stabilisce che le importazioni di gas dalla Russia (sia via gasdotto che GNL) saranno vietate entro la fine del 2027.

E chi ha preso il posto della Russia?

Secondo i dati più recenti dell'agenzia europea ACER, relativi all'estate 2026 (periodo aprile- settembre), la classifica include:

  • La Norvegia rimane il principale fornitore di gas naturale dell'UE, coprendo circa il 30,5% delle importazioni complessive, con 500 TWh;
  • Gli Stati Uniti, con il 28,5% (468 TWh);
  • La Russia, che continua a rappresentare circa l‘11,4% delle importazioni europee (188 TWh), considerando sia il gas trasportato tramite gasdotto sia il GNL;
  • Il Nord Africa (Algeria e Libia), con circa il 9,9% (163 TWh);
  • Il Regno Unito, con circa il 5,8% (95 TWh).

Rispetto al periodo precedente alla guerra in Ucraina, il peso della Russia si è quindi drasticamente ridotto, mentre è cresciuta soprattutto l'importanza del GNL statunitense.

Un cambiamento particolarmente evidente nell‘estate 2026 riguarda il Qatar: a causa della crisi mediorientale e delle limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz, le importazioni europee di GNL qatariota si sono praticamente azzerate. Questo ha contribuito ad aumentare ulteriormente il peso relativo degli Stati Uniti nel mercato europeo del GNL.

Secondo le stime dell'agenzia europea ACER, la crisi mediorientale ha aggiunto tra i 18 e i 33 miliardi di euro al costo delle importazioni di gas estive dell'Europa. Questi costi aggiuntivi si propagano lungo tutta la filiera, dalle centrali a gas che producono elettricità, ricadendo sulle bollette di famiglie e imprese.

Questo ha reso l'UE ancora più dipendente dal GNL americano, trasportato via nave: oggi, quello americano rappresenta da solo circa il 64% delle importazioni europee complessive di GNL e il 30% delle importazioni complessive di gas dell'UE. L'Europa si è quindi resa enormemente dipendente dalle forniture statunitensi, un aspetto che in un contesto geopolitico sempre più incerto rafforza, da un lato, la necessità di diversificare le fonti e dall’altro ci rende ancora più dipendenti dagli Stati Uniti.

Per l'Italia, il mix di approvvigionamento riflette in parte queste tendenze europee, ma presenta alcune specificità importanti. Il nostro Paese è tra i principali importatori di GNL dell'Unione Europea e dispone di diversi terminali di rigassificazione. Secondo i dati ACER, nell'estate 2026 il tasso di utilizzo di questi impianti è sceso al 64%, rispetto al 72% registrato nello stesso periodo del 2025.

L'Italia, inoltre, beneficia della vicinanza geografica al Nord Africa: le forniture via gasdotto dall'Algeria rappresentano una delle principali fonti di approvvigionamento del Paese, una rotta che fortunatamente non è stata toccata dalla crisi dello Stretto di Hormuz e che contribuisce a rendere la nostra posizione più solida rispetto ai Paesi dell'Europa centro-settentrionale, più dipendenti da rotte nordiche, da quelle procedenti dalla Russia o da carichi di GNL via mare.

Va detto, comunque, che la domanda complessiva di gas nell'UE resta inferiore di circa il 20% rispetto ai livelli precedenti alla crisi del 2022: famiglie e industrie hanno ridotto i consumi, mentre le rinnovabili continuano a crescere (il solare, ad esempio, ha registrato una forte espansione nell'estate 2026).

Questo, in parte, attenua la pressione sugli approvvigionamenti: l'inverno 2026-2027, però, si presenta come una prova complessa, con stoccaggi europei più bassi del solito, forniture dal Golfo ancora incerte e la necessità di competere con l'Asia per ogni carico di GNL disponibile.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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