Sotto l'arcipelago delle Eolie si nasconde un gigantesco sistema idrotermale, alimentato dal continuo contatto tra magmi profondi ancora caldi e acque sotterranee. La presenza di una fitta rete di fratture crostali permette alle acque piovane e marine di penetrare per diversi chilometri nel sottosuolo, dove si riscaldano ad altissime temperature, per poi risalire verso la superficie sotto forma di fumarole e sorgenti calde. Questo calore rappresenta una potenziale risorsa energetica che oggi, grazie al progetto IRGIE, promosso dall'INGV e dalla Regione Siciliana, è stata oggetto di una mappatura tridimensionale del sottosuolo, che ha individuato Vulcano e Lipari come le isole con il maggiore potenziale geotermico dell'arcipelago. Sfruttare questa risorsa significherebbe intercettare il vapore e le acque ad alta temperatura per produrre energia elettrica pulita o alimentare direttamente impianti come i dissalatori, fondamentali per l'approvvigionamento idrico delle isole. Per i territori storicamente dipendenti dall'importazione di combustibili fossili via mare, la geotermia rappresenta una fonte rinnovabile programmabile, disponibile 24 ore su 24 indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, che può contribuire a rafforzare l'autonomia energetica.
LA mappa 3D del progetto IRGIE e gli obiettivi
Per trasformare questa potenziale risorsa in un'opportunità concreta è stato necessario mappare il sottosuolo con precisione scientifica. A questo scopo è nato, dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e la Regione Siciliana, grazie ai finanziamenti del Green Deal Europeo, il progetto IRGIE (Inventario delle Risorse Geotermiche delle Isole Eolie). Con l'obiettivo di realizzare una caratterizzazione dettagliata del patrimonio geotermico locale, i ricercatori hanno utilizzato un approccio investigativo indiretto, integrando l'analisi geochimica e isotopica dei gas e delle acque con indagini geofisiche avanzate. Tra le metodologie impiegate spicca la magnetotellurica, una tecnica che misura i campi elettromagnetici naturali della Terra per mappare la conducibilità elettrica delle rocce profonde. Questa proprietà varia in modo significativo in presenza di fluidi caldi o di rocce alterate dai processi idrotermali. Unendo questi rilevamenti ai dati storici di pozzo, la ricerca ha portato alla creazione di un modello digitale in 3D della crosta terrestre, individuando Vulcano e Lipari come i siti a più alto potenziale dell'area.

Dai modelli digitali alla ricerca sul campo
L'enorme quantitativo di dati raccolti è confluito in un geoportale dedicato, una piattaforma digitale che raccoglie informazioni georiferite utili a ricercatori e amministratori per una pianificazione territoriale sostenibile. Il modello tridimensionale rappresenta tuttavia solo la base di partenza per le successive fasi di sviluppo del progetto scientifico e industriale. Il passo successivo consisterà nell'esecuzione di perforazioni esplorative mirate, con un primo cantiere pilota previsto sull'isola di Vulcano. I pozzi permetteranno di misurare direttamente in profondità parametri chiave come la pressione, la temperatura e la portata effettiva dei fluidi, validando i modelli teorici. Oltre agli aspetti tecnici, il progetto ha promosso indagini sociali sulla percezione della cittadinanza, garantendo che il percorso verso la sostenibilità energetica sia guidato dalla consapevolezza ambientale e dal coinvolgimento delle comunità locali.
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