Entro la fine di gennaio 2027, dodici Paesi membri sia dell’Unione Europea sia dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) – Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia – metteranno a disposizione del mercato 42,6 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi, provenienti dalle rispettive riserve strategiche di emergenza. Di questi, 20,5 milioni di barili saranno di gasolio (diesel), a conferma della particolare attenzione riservata alle criticità che interessano il mercato dei prodotti petroliferi raffinati.
L’impegno è stato formalizzato attraverso una dichiarazione congiunta diffusa il 29 ottobre 2026, a margine del Consiglio UE Energia di Lussemburgo, e si inserisce nel più ampio quadro delle iniziative di coordinamento internazionale volte a contrastare le tensioni sui mercati petroliferi e ad attenuare le pressione sui prezzi dei carburanti. La decisione segue l’intesa raggiunta dai Paesi del G7 il 2 ottobre 2026 sull’accelerazione del rilascio di circa 100 milioni di barili di petrolio ancora da immettere sul mercato, nell’ambito del programma di intervento coordinato dall’AIE e avviato nel marzo 2026. Quest’ultimo aveva stabilito la messa a disposizione del mercato di un volume complessivo di 400 milioni di barili provenienti dalle scorte di emergenza dei paesi partecipanti.
Come viene deciso il rilascio delle riserve di petrolio in UE
Le riserve strategiche sono detenute e gestite dai singoli stati, che ne disciplinano le modalità di utilizzo nel rispetto degli obblighi europei e internazionali. Nell’ambito dell’Unione Europea, la Commissione svolge funzioni di monitoraggio e vigilanza, verificando il rispetto degli obblighi di costituzione e mantenimento delle scorte di sicurezza previsti dalla normativa comunitaria. In caso di crisi energetiche di portata internazionale, il coordinamento delle misure di emergenza viene invece affidato all’Agenzia Internazionale per l’Energia, che può promuovere un intervento concertato tra i paesi membri, favorendo il rilascio coordinato di ingenti quantitativi di greggio o prodotti petroliferi raffinati. L’obiettivo è incrementare temporeanemente l’offerta disponibile sul mercato, contribuendo ad attenuare le tensioni lungo le filiere maggiormente esposte alle oscillazioni dei prezzi energetici, tra cui quelle dei trasporti, dell’industria e della logistica.
L’AIE non interviene direttamente nella determinazione dei prezzi, né dispone autonomamente delle riserve nazionali, ma svolge una funziona di coordinamento strategico, volta a rendere più efficace la risposta collettiva degli stati alle interruzioni o criticità dell’approvvigionamento. I governi partecipanti mantengono la responsabilità operativa del rilascio delle rispettive scorte e definiscono le modalità concrete di attuazione dell’intervento, compresa la tipologia dei prodotti petroliferi da immettere, i quantitativi da mobilitare e il relativo livello di trasparenza informativa.
Cosa succede con l’immissione sul mercato dei barili e i successivi step
Parallelamente all’impegno a rendere disponibili le proprie riserve strategiche, i governi firmatari hanno previsto un meccanismo di monitoraggio dell’attuazione, affidando al Gruppo di Coordinamento Petrolifero della Commissione Europea (Oil Coordination Group) il compito di seguire l’avanzamento dei rilasci e verificarne l’effettiva esecuzione. I paesi partecipanti si sono inoltre impegnati a riferire sui progressi compiuti, in vista di un’ulteriore valutazione prevista in occasione del prossimo Consiglio UE Energia del 10 dicembre.
L’immissione sul mercato delle scorte di emergenza può determinare un incremento relativamente rapido dell’offerta disponibile di diesel e di altri prodotti petroliferi raffinati. Si tratta, tuttavia, di uno strumento di intervento temporaneo: le riserve strategiche rappresentano, infatti, una risorsa quantitativamente limitata e il loro utilizzo rende necessario un successivo processo di ricostituzione delle scorte. In un contesto caratterizzato da persistenti tensioni geopolitiche e incertezza di approvvigionamenti, i governi potrebbero adottare un approccio prudenziale, limitando il ricorso alle riserve per non compromettere eccessivamente i propri margini di sicurezza, in caso di ulteriori interruzioni o carenze nelle forniture.
Secondo quanto comunicato dall'AIE nel rapporto di ottobre 2026, le scorte petrolifere globali hanno registrato una contrazione di 509 milioni di barili rispetto ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto in Iran. Parallelamente, la ridotta disponibilità di diesel e carburante per aviazione ha contribuito a spingere i margini di raffinazione verso livelli eccezionalmente elevati, evidenziando le difficoltà della filiera nel soddisfare la domanda di prodotti petroliferi distillati.
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