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6 Ottobre 2026
12:00

Il 20% del volume dei ghiacciai svizzeri è scomparso in soli 5 anni: il peggior risultato dal 2022

Quest'anno si è verificata la maggiore perdita di ghiaccio mai registrata, con l'eccezione del 2022. Negli ultimi cinque anni la fusione di questi ghiacciai è avvenuta a un ritmo doppio rispetto al passato e nel 2026 alcuni ghiacciai sono definitivamente scomparsi.

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Il 20% del volume dei ghiacciai svizzeri è scomparso in soli 5 anni: il peggior risultato dal 2022
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Il ghiacciaio del Rodano, nelle Alpi svizzere, nell'estate 2026

Negli ultimi cinque anni i ghiacciai svizzeri a causa del cambiamento climatico hanno perso il 20% del loro ghiaccio, con un ritmo di fusione accelerato rispetto ai decenni precedenti. Tra il 2016 e il 2023 sono già scomparsi circa 100 ghiacciai svizzeri, un numero destinato ad aumentare. Nel 2026 si è registrato un record di volume di ghiaccio perso, anche se secondo a quello del 2022. Le enormi perdite del 2026, pari a 2,5 km3 (il 5,5% del volume di ghiaccio totale) sono dovute alla scarsità di precipitazioni nevose invernali e alle ondate di calore che si sono susseguite durante l’estate. Questi sono i risultati del Rapporto annuale sul bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri nel 2025/2026, frutto delle misurazioni effettuate su 23 ghiacciai delle Alpi svizzere nell’ambito del programma Glacier Monitoring Switzerland (GLAMOS).

La riduzione causata da caldo estremo e neve sempre più scarsa

Nel XXI secolo i ghiacciai svizzeri hanno subìto una fusione straordinariamente accelerata. Mentre nel decennio 1990-2000 la loro perdita di volume di ghiaccio è stata del 10%, nel decennio 2016-2026 è stata del 27% (di cui il 20% solo dal 2021). La fusione tra il 2022 e il 2026 è avvenuta a un ritmo almeno doppio rispetto ai decenni precedenti. Le cause sono la neve sempre più scarsa in inverno e le temperature sempre più alte a causa del riscaldamento globale. Le aree alpine, come le altre catene montuose, si stanno riscaldando più velocemente rispetto al resto del pianeta. Qui infatti la fusione dei ghiacci scopre la roccia nuda che, essendo scura, assorbe molto più calore rispetto a una superficie coperta da ghiaccio o da vegetazione.

Tra il 2016 e il 2023 nelle Alpi svizzere sono già scomparsi circa 100 ghiacciai. Nell’ultimo decennio la loro fusione ha rilasciato enormi quantità di acqua, che però si sono progressivamente ridotte perché i ghiacciai nel frattempo sono diventati più piccoli e quindi in grado di produrre meno acqua. L’acqua di fusione si infiltra in profondità nel ghiaccio e scava cavità che nel tempo si ampliano sempre di più fino a far collassare grandi porzioni di ghiacciaio. Le lingue glaciali risultano così interrotte da “buchi” e diventano più vulnerabili.

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Le perdite di volume dei ghiacciai svizzeri negli ultimi 25 anni. Credit: GLAMOS

Il bilancio di massa 2025/2026 dei ghiacciai svizzeri

Le misurazioni effettuate a settembre presso 23 ghiacciai delle Alpi svizzere hanno permesso di calcolare il loro bilancio di massa relativo al 2025/2026. Il bilancio di massa medio è stato negativo, pari a -2,9 m di acqua equivalente. Si tratta del bilancio di massa più basso mai registrato, dopo quello del 2022. Questo valore rappresenta la differenza tra l’accumulo di neve che nel corso dell’anno si è aggiunta alla parte alta del ghiacciaio e la perdita di neve e ghiaccio nella sua porzione inferiore. Quando è negativo significa che la perdita ha superato l’accumulo e il ghiacciaio si è ritirato. Per alcuni ghiacciai svizzeri, come il ghiacciaio dell’Aletsch (il più grande ghiacciaio delle Alpi europee), quello del Rodano e quello del Gries, le perdite sono state senza precedenti. La lingua glaciale del ghiacciaio del Rodano ha perso fino a 10 m di spessore, mentre quella dell’Aletsch fino a 13 m. Alcuni ghiacciai nei punti di misura posti più in alto hanno perso tra i 2,5 e i 4 m. Altri, come il ghiacciaio di Bella Tola e il Griessfiren/Plattalvafirn sono completamente scomparsi.

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Il bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri esaminati nel 2025/2026. Credit: GLAMOS

In diversi casi non si sono però raggiunte le perdite del 2022, nonostante l’inverno sia stato molto asciutto e durante i mesi estivi, i più caldi mai registrati, le ondate di calore abbiano spinto lo zero termico oltre i 4000 m per molti giorni. Ciò è dovuto a due fattori principali: all’inizio di maggio 2026 c’è stato un accumulo di neve che ha ritardato l’inizio della fusione glaciale rispetto al 2022; nel 2022 si è verificato un maggiore accumulo di polvere sahariana, che assorbe più radiazione solare perché più scura, accelerando la fusione.

I ghiacciai alpini hanno sempre costituito una riserva d’acqua fondamentale, alimentando i fiumi durante i periodi di siccità in estate. Il loro ritiro comporta una carenza idrica che si aggraverà sempre di più, con conseguenze per l’agricoltura e la produzione di energia idroelettrica.

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