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16 Agosto 2026
7:00

Il 9″58 di Usain Bolt compie 17 anni: perché nessuno si è più avvicinato al record mondiale dei 100 m

Negli ultimi 15 anni l'atletica ha riscritto quasi tutti i suoi primati mondiali in pista, ma il 9"58 corso da Usain Bolt a Berlino il 16 agosto 2009 resta ancora irraggiungibile. La fisiologia dello sprint ci spiega perché sui 100 metri l'evoluzione tecnologica può fare pochissimo.

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Il 9″58 di Usain Bolt compie 17 anni: perché nessuno si è più avvicinato al record mondiale dei 100 m
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Il record del mondo fatto registrare da Usain Bolt il 16 agosto 2009. Fonte: Getty Images

Da 17 anni a oggi l'atletica leggera ha riscritto quasi tutti i record in pista, dai 400 ai 5000 metri, dai 3000 siepi ai 110 ostacoli. Uno dei pochi record a cui in pista non si è mai avvicinato nessuno è il 9″58 con cui Usain Bolt ha corso i 100 metri all'Olympiastadion di Berlino ai Mondiali del 2009, ben 11 centesimi meglio della seconda prestazione regolamentare di sempre, i 9″69 di Tyson Gay e Yohan Blake.

Il motivo per cui quel primato resiste ancora oggi ha a che fare con la fisiologia dello sprint più che con l'eccezionalità di un singolo atleta, perché i 100 metri sono tra le gare in cui la tecnologia incide meno. Anche nella velocità sono arrivate le cosiddette super scarpe, cioè le chiodate con piastra in fibra di carbonio e schiume ad alto ritorno elastico, ma il vantaggio che offrono agli sprinter è una frazione di quello che garantiscono nelle gare più lunghe. Il beneficio di quelle calzature nasce infatti soprattutto dal risparmio energetico che si accumula lungo diversi minuti di corsa, mentre in una prova che dura meno di dieci secondi la fatica non è il fattore limitante, e quello che conta davvero è la forza che il piede riesce a scaricare a terra in meno di un decimo di secondo.

Che cos'è successo ai Mondiali di Berlino il 16 agosto 2009

La finale partì alle 21:35, con un vento favorevole di +0,9 m/s (il limite regolamentare per validare i record è +2,0 m/s). I dati di quella gara sono tra i meglio documentati della storia dell'atletica: la federazione tedesca e la IAAF (International Association of Athletics Federations, oggi World Athletics) misurarono la corsa con otto telecamere e tre sistemi laser, e i risultati furono pubblicati in un'analisi biomeccanica ufficiale.

Il primo dato sorprendente riguarda la partenza: il tempo di reazione di Bolt fu di 0,146 secondi, il terzo più lento degli 8 finalisti. Nonostante questo, dopo 20 metri era già in testa. I parziali raccolti ogni 10 metri raccontano al meglio la gara: cinque frazioni consecutive tra 0,81 e 0,82 secondi, a una velocità media superiore ai 12 metri al secondo. Nel tratto tra i 60 e gli 80 metri Bolt tenne una media di 44,72 km/h, il segmento più veloce dell'intera finale. Il dato ancora più indicativo, però, riguarda il punto in cui raggiunse il massimo, che i sistemi laser collocano intorno al 68° metro, mentre Tyson Gay e Asafa Powell (2° e 3° al traguardo) toccarono il proprio picco attorno al 55° metro prima di iniziare a rallentare.

Per coprire i 100 metri gli servirono poco meno di 41 passi, contro i 44 e 46 degli altri due medagliati, con un'ampiezza media della falcata che negli ultimi 20 metri arrivò a 2,85 metri. Tyson Gay chiuse in 9″71, all'epoca il terzo tempo di sempre, e finì a oltre un metro di distacco. Infine, il miglioramento di 11 centesimi sul precedente primato (il 9″69 di Pechino 2008) è il più ampio mai registrato nella storia del record dei 100 metri.

Perché le "super scarpe" non hanno intaccato il record dei 100 metri piani

Le calzature con piastra in carbonio e schiume ad alto ritorno elastico hanno cambiato il mondo della corsa negli ultimi anni, in particolare sulle medie e lunghe distanze, ma hanno inciso poco nelle distanze sotto i 400 metri. Lo studio più ampio sul tema, analizzando le 100 migliori prestazioni annuali dal 2010 al 2022, ha quantificato il guadagno: dai 5000 metri alla maratona i tempi degli uomini sono migliorati dello 0,7-1,4% e quelli delle donne del 2,2-3,5%; nelle gare veloci (dai 100 ai 400 ostacoli) il guadagno scende allo 0,4-0,7% per gli uomini e allo 0,6-1,1% per le donne.

I motivi principali sono due. Il primo è regolamentare: le norme di World Athletics fissano lo spessore massimo della suola a 20 mm per le gare in pista, contro i 40 mm concessi su strada. Molta meno schiuma significa molto meno ritorno elastico da sfruttare.
Il secondo motivo è biomeccanico: il vantaggio delle super scarpe nasce soprattutto dal risparmio energetico accumulato su decine di minuti di corsa, un fattore quasi irrilevante in una gara che dura meno di dieci secondi e in cui il limite non è la fatica.

Dove sta davvero il limite: il tempo di contatto con il terreno

Al massimo della velocità (circa 45 km/h) il piede di un centometrista resta a terra meno di un decimo di secondo, e in quell'istante la gamba deve scaricare una forza pari a diverse volte il peso corporeo. Per anni si è pensato che il limite fosse proprio lì: nella forza massima esprimibile dai muscoli.
Gli studi più recenti invece hanno evidenziato come il limite non sia sulla forza che le gambe possono produrre, ma sul tempo minimo necessario per applicarla: è la velocità di contrazione delle fibre muscolari a mettere il tetto.
Di conseguenza, se i muscoli riuscissero a generare forze vicine al massimo in quella finestra brevissima, l'essere umano potrebbe correre velocità teoriche superiori ai 60 km/h.
Il limite del record nei 100 metri è quindi biologico, e per superarlo serve un atleta che unisca leve lunghe, forza esplosiva e appoggi brevissimi. Esattamente la combinazione che si è vista una volta sola nella storia dell'atletica leggera, con Usain Bolt.

Quanto potrà resistere il 9″58 di Usain Bolt?

La generazione di velocisti post-Bolt si è avvicinata molto a quel tempo, ma non abbastanza. Kishane Thompson ha corso in 9″75 ai campionati giamaicani del 2025, il tempo più veloce degli ultimi dieci anni. Il connazionale Oblique Seville ha vinto il titolo mondiale di Tokyo 2025 in 9”77, lo statunitense Noah Lyles ha conquistato l'oro olimpico di Parigi 2024 in 9”79. Tempi strepitosi ma lontani quasi due decimi del tempo registrato da Bolt il 16 agosto 2009.
Prima di Bolt, il primato dei 100 metri scendeva a piccoli passi, spesso di uno o due centesimi alla volta. Per battere il 9″58 servirebbe oggi un salto di dimensioni che, negli ultimi cinquant'anni, ha compiuto solo Bolt stesso.

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