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17 Luglio 2026
7:00

Il “bottone blu” in Puglia non è una medusa, ma una colonia di polipi innocua: il Porpita porpita

Avvistata sulle coste della Puglia nei mari di Castellaneta Marina l’organismo Porpita porpita, noto come "bottone blu". Spesso scambiata per una piccola medusa, è in realtà una colonia di polipi che galleggia spinta dalle correnti. Grande circa 5 cm, non è pericolosa ed è innocua per l'uomo: i tentacoli sono solo lievemente urticanti.

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Il “bottone blu” in Puglia non è una medusa, ma una colonia di polipi innocua: il Porpita porpita
popita popita
Porpita porpita, conosciuta come bottone blu.

Un piccolo disco azzurro cangiante di 5 cm di diametro, circondato da una frangia di tentacoli color turchese, sta facendo capolino nei mari pugliesi. Nei giorni scorsi è stato segnalato a Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, dopo anni di avvistamenti sparsi tra Policoro, il Salento e il Gargano. Come spesso accade, il primo istinto di chi lo incontra è la paura: "Sarà una medusa velenosa?". La risposta breve è no: non è nemmeno una medusa in senso stretto. Si tratta di Porpita porpita, comunemente chiamata bottone blu, un idrozoo coloniale di 5 centimetri di diametro del tutto innocuo per l'uomo.

Cos'è esattamente la Porpita porpita (e perché non è una medusa)

Quello che sembra un singolo animale in realtà non lo è. La Porpita porpita appartiene al phylum Cnidaria (lo stesso di meduse, coralli e anemoni) ma nello specifico è classificata nella classe Hydrozoa, ordine Anthoathecata, famiglia Porpitidae.

La particolarità biologica è che non si tratta di un organismo unitario, ma di una colonia di polipi (zooidi) geneticamente identici, ognuno specializzato in un compito diverso, che insieme funzionano come un unico "superorganismo". Al centro della colonia si trova un disco piatto e rigido fatto di chitina (la stessa sostanza che forma il guscio di granchi e gamberi) chiamato pneumatoforo, che contiene piccole camere d'aria e fa da galleggiante. Attorno a questo disco si dispongono i tentacoli blu/azzurri, formati da dattilozoidi (con funzione difensiva e predatoria) e gonozoidi (dedicati alla riproduzione), mentre al centro un gastrozoide unico digerisce il cibo per l'intera colonia.

struttura del bottone blu
Colonie di Porpita porpita di vari colori. Credit: Wakita, D., Murai, K., Yamamoto, G. et al. A neustonic hydrozoan Porpita porpita drifts for over a year. Sci Rep

Un recente studio dell'Università di Tokyo, pubblicato su Scientific Reports, ha inoltre mostrato che il disco centrale cresce aggiungendo nuovi anelli concentrici man mano che l'organismo invecchia, un dettaglio che ha permesso ai ricercatori di stimare per la prima volta un'età plausibile per questi animali, finora difficilissimi da studiare perché quasi impossibili da mantenere in vita in laboratorio.

crescita bottone blu
Esempi di colonie di Porpita porpita documentate nello studio. Credit: Wakita, D., Murai, K., Yamamoto, G. et al. A neustonic hydrozoan Porpita porpita drifts for over a year. Sci Rep

Dove vive e come si sposta nei mari

La Porpita porpita è tipica delle acque tropicali e subtropicali di Atlantico, Pacifico e Oceano Indiano, ma negli ultimi anni compare sempre più spesso anche nel Mar Mediterraneo, complice il riscaldamento delle acque.

Appartiene al pleuston, il termine tecnico che indica gli organismi che vivono a cavallo tra aria e acqua, sospesi sulla superficie del mare grazie al loro galleggiante. Non ha alcuna capacità di nuoto attivo e si muove solo passivamente, trasportata dalle correnti marine. È proprio questa dinamica di trasporto passivo a spiegare perché il bottone blu finisca periodicamente spiaggiato sulle coste pugliesi, dallo Ionio all'Adriatico, portato lì da una combinazione occasionale di venti e correnti.

Il bottone blu in Puglia scambiato per una medusa è pericoloso per l'uomo?

I tentacoli, formati da colonie di dattilozoidi (o tentaculozoidi), svolgono una duplice funzione: difensiva e predatrice. Come riporta ARPA Basilicata, questo è possibile grazie alle nematocisti, speciali cellule dotate di minuscoli dardi capaci di stordire le prede. Per l'essere umano, tuttavia, questi dardi risultano del tutto innocui, poiché il loro effetto urticante è solo molto lieve.

Dettaglio tentacoli bottone blu
Dettaglio dei tentacoli del bottone blu, formati da colonie di dattilozoidi. Credit: (c) Emily Roberts, alcuni diritti riservati (CC BY), via Wikimedia Commons

Se lo si incontra in mare, il buon senso resta comunque la strategia migliore: meglio non toccarlo con le mani, non raccoglierlo né spostarlo. È un organismo estremamente fragile che si danneggia con facilità al minimo contatto. Limitatevi a fotografarlo, magari segnalando l'avvistamento a enti come l'ARPA, che in alcune regioni monitora attivamente la presenza di questa specie lungo le coste.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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