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E anche quest'estate – come ogni anno – tra le tante creature strane e potenzialmente pericolose che si possono incontrare al mare salta fuori la caravella portoghese.
Proprio qualche giorno fa nei pressi di Aci Trezza (provincia di Catania) una 68enne è entrata accidentalmente in contatto con una caravella portoghese che le ha provocato delle ustioni alle gambe e l'ha costretta ad un periodo di due giorni presso l'ospedale San Marco di Catania. La notizia ha subito suscitato allarmismi e ha fatto scattare "l'allarme caravella" lungo le nostre coste.
Impariamo a riconoscere la caravella portoghese, capiamo quanto è pericolosa, dove vive e perché si trova nei nostri mari.

Una precisazione importante: tutti  quegli organismi gelatinosi che costituiscono il macrozooplancton (animali di grossa taglia che si muovono nell'acqua mossi dalle correnti) compresa la caravella portoghese vengono spesso chiamati "medusa" per comodità, ma è un errore. Caravelle, ctenofori, idrozoi ecc. sono animali che rientrano in specie, generi e phyla anche molto differenti!

Cos'è la caravella portoghese

La specie Physalia physalis, conosciuta con il nome comune di caravella portoghese o man-o-war in inglese, è uno cnidario idrozoo, un clenterato marino. Si tratta di un sifonoforo, un organismo gelatinoso coloniale formato da tanti piccoli individui chiamati polipi (e non polpi, quelli che si mangiano in insalata con le patate) che si aggregano in maniera strutturata a formare una sorta di "superorganismo" che funziona sinergicamente come fosse una cosa sola. I polipi non possono vivere separati dalla colonia, ne sono intrinsecamente dipendenti, un po' come avviene anche nei coralli.

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Ogni singolo polipo (meglio detto zooide) si colloca in un punto specifico della colonia e svolge uno dei quattro ruoli necessari alla sua funzionalità e sopravvivenza: galleggiamento, cattura delle prede, alimentazione e riproduzione.
Vediamole brevemente:

  • Galleggiamento: La caravella portoghese è formata, nella sua porzione superiore, da uno zooide modificato chiamato pneumatoforo che ha l'aspetto di un palloncino trasparente con riflessi blu-violetti. Questa struttura piena di gas (principalmente ossigeno e azoto) può essere gonfiata e sgonfiata in base alle necessità e può misurare fino a 30 cm circa;
  • Predazione: La caravella portoghese caccia le proprie prede grazie ai lunghi "tentacoli" urticanti lunghi fino a 30 m e costituiti da tanti dattilozoidi. Possono variare in lunghezza e colore;
  • Alimentazione: Nella parte inferiore e sommersa della sacca si trovano i gastrozoidi, adibiti alla digestione delle prede. Questi zooidi secernono particolari enzimi in grado di scomporre i nutrienti ricavandone le molecole necessarie per la propria sussistenza. Ciò che invece non viene digerito viene espulso in acqua come scarto;
  • Riproduzione: avviene grazie a specifici zoidi chiamati gonozoidi. Il ciclo di vita della caravella rimane pressoché un mistero, ma pare sia confermato l'ermafroditismo dei singoli zooidi, che possiedono organi sia maschili che femminili. A seguito della fecondazione l'uovo formerà una larva che, per gemmazione, produrrà una nuova colonia.

Durante la propria vita, della durata di circa un anno, la caravella portoghese viene trasportata dai venti e dalle correnti arrivando anche molto lontano rispetto ai luoghi di origine. Il problema per noi si pone quando raggiunge le coste avvicinandosi a città, porti e spiagge.

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È una specie pericolosa?

"Entrare in contatto diretto con i "tentacoli" di una caravella portoghese non è uno scherzo: in tutti quei casi in cui si tratta di bambini, anziani o soggetti a rischio, la reazione allergica da contatto può essere importante o addirittura letale, ma non dimentichiamoci che è una questione di sensibilità individuale" spiega il Prof. Massimo Avian, zoologo e professore associato presso l'Università degli Studi di Trieste. "Effettivamente un'ustione da caravella non è una bella cosa" continua, "generalmente si va incontro a forti dolori che possono durare anche parecchie ore, ma in alcuni rari casi le tossine possono causare shock anafilattico, problemi respiratori e arresti cardiaci".
Questo però non deve essere motivo di spaventarci eccessivamente: sebbene in Oceania ogni anno vengono segnalate tra le 10 e le 30 mila ustioni da caravella portoghese, è piuttosto difficile incontrane una nei nostri mari italiani.

L'habitat ideale di Physalia physalis sono le acque marine tropicali di Oceano Indiano, Caraibi, Australia, Golfo del Messico e Florida ma può, eccezionalmente, entrare in Mediterraneo tramite lo Stretto di Gibilterra e arrivare fino in Sicilia, Sardegna, Spagna e lungo le coste nordafricane. Non è impossibile ma è quanto meno molto raro avvistare questa specie nei mari del Mezzogiorno durante la stagione estiva e ancor più raro in Adriatico, dove i venti e le correnti non ne favoriscono il movimento in ingresso.

4 cose da sapere sulla caravella portoghese

Niente allarmismi quindi, ma per motivi di sicurezza è importante ricordare alcune cose:

  • I tentacoli della caravella portoghese sono sommersi e possono essere molto lunghi, quindi tenetevi ben alla larga dalla porzione galleggiante;
  • Anche se spiaggiata, la caravella può essere ancora urticante;
  • Quando si avvista una caravella portoghese, segnalarne la presenza il prima possibile e alle autorità competenti del posto, magari allegando foto, video e posizione GPS.
  • Non confondere la caravella portoghese con la specie Velella velella conosciuta anche come barchetta di San Pietro o di San Giovanni (vedi immagine sottostante), totalmente innocua per l'uomo.
velella velella
Articolo a cura di
Nicole Pillepich