
Il pneumatico o lo pneumatico? Il gnocco o lo gnocco? Dietro questo dubbio si nasconde una tra le regole più tradite della lingua italiana: quella che decide se davanti a un nome maschile dobbiamo mettere l’articolo "il" (o "un") oppure "lo" (o "uno").
La buona notizia è che dietro i quattro articoli maschili (il/lo per il determinativo, un/uno per l'indeterminativo, e rispettive forme plurali) c'è un'unica regola fonetica generale, che non dipende dal significato della parola ma dal suono con cui inizia il termine che segue – e che ha qualche eccezione d'uso.
Determinativo e indeterminativo: a cosa servono
Prima di tutto, che differenza c'è tra il e un? L'articolo determinativo ("il", "lo", "la"; al plurale "i", "gli", "le") indica qualcosa di già noto o individuato: «purtroppo il gelato alla fragola è finito» – quel gusto preciso, non uno qualsiasi. L'articolo indeterminativo ("un", "uno", "una") introduce invece qualcosa di generico o nominato per la prima volta: «vorrei un gelato». Le due coppie si muovono in parallelo: dove usiamo lo, useremo uno; dove usiamo il, useremo un.
La differenza sta nel plurale. Quello del determinativo è regolare: "il" diventa "i" (i cani), "lo" e "l'" diventano "gli" (gli studenti, gli amici). L'indeterminativo, invece, al plurale non esiste: non diciamo «uni libri». Per renderlo, l'italiano ricorre agli articoli partitivi (dei, degli) o ad aggettivi indefiniti come alcuni, certi: «ho comprato dei libri», «alcuni studenti». Anche l'espressione «gli uni e gli altri» non fa eccezione: in questo caso "uni" non è un articolo, ma un pronome.
Quando si usano: dipende dal suono con cui inizia la parola successiva
La scelta tra "il" e "lo", "un" e "uno", dipende solo dal suono iniziale della parola immediatamente successiva, che si tratti di un sostantivo, di un aggettivo e così via: diciamo «lo studente», ma «il bravo e il cattivo studente», perché a comandare è ciò che viene subito dopo l'articolo.
Riassunta in modo schematico la regola è questa:
- se la parola che segue inizia con una vocale, come amico, si usano l’/gli e un, quindi: l’amico, gli amici, un amico, degli amici.
- se la parola che segue comincia con consonante semplice, oppure con un gruppo consonantico il cui secondo elemento sia "l" o "r", si usano "il" (il cane, il treno, il prato, il fringuello, il clima) e "un" (un cane, un treno, un prato, un fringuello, etc.).
- se la parola che segue comincia con "s-" impura, cioè seguita da consonante (lo/uno studente), con "sc-" palatale (lo/uno sceriffo); con "z-" (lo/uno zaino, lo/uno zio), con "gn-" (lo/uno gnomo o lo/uno gnocco), con "ps-" (lo/uno psicologo), con "pn-" (lo/uno pneumatico), con "x-" (lo/uno xilofono), con "y-" (lo/uno yogurt, anche se alcune grammatiche accettano anche "il"), con "i-" semiconsonantica (lo/uno iato, lo/uno iettatore) o con nessi rari "pt-", "ct-", "ft-" (lo/uno pterodattilo, lo/uno ctenoforo, lo/uno ftalato), allora si usano "lo" e "uno".
Il caso pneumatico: l'uso ha reso entrambe le forme corrette
La parola "pneumatico" nasce come aggettivo, dal greco pneûma, «soffio, aria» (in senso filosofico anche «spirito»): alla lettera vuol dire quindi «relativo all'aria». Lo pneumatico dell'auto è, in origine, l'involucro pneumatico, cioè la camera riempita d'aria.
Secondo la regola, pneumatico inizia per "pn-" e vuole quindi «lo pneumatico», «uno pneumatico», «gli pneumatici». Eppure quasi nessuno parla così: nell'uso reale prevalgono il pneumatico, un pneumatico, i pneumatici. Nell'uso parlato il gruppo iniziale "pn-" tende spesso a essere semplificato o percepito come meno marcato rispetto ad altri gruppi iniziali, favorendo l'impiego di "il" e "un".
I linguisti lo accettano, in quanto questione di registro: l'Accademia della Crusca ha chiarito che il/un/i pneumatico appartengono a un uso più familiare, mentre lo/uno/gli pneumatico a un registro «più indicato nello scritto e negli usi più formali»; e aggiunge, semplicemente, che «niente vieta di usare gli uni o gli altri».
La Treccani conferma che scritture come il pneumatico «non ricevono più, nei fatti, censura». La nuova grammatica della lingua italiana di Maurizio Dardano e Pietro Trifone, basandosi sull'uso effettivo, nota che il pneumatico è ormai più diffuso di lo pneumatico: nel parlato, «ho forato lo pneumatico» non lo dice quasi nessuno.
Il caso gnocco (fritto): la licenza della tavola
Stessa storia per il nesso "gn-". La norma grammaticale prescrive solo uno gnocco, lo gnocco, gli gnocchi. Ma nel Nord Italia, e in particolare in Emilia-Romagna, è diffusissima l'espressione «il gnocco fritto», con il plurale «i gnocchi». Questa eccezione nasce dal dialetto: in modenese si dice al gnòc, che tradotto alla lettera produce «il gnocco». La variante è così radicata da essere entrata perfino nella letteratura gastronomica: il piatto è noto come «il gnocco fritto» da secoli ed è rimasta quella d'uso.
In risposta all'ennesimo dibattito social, la dottoressa Monica Alba (borsista dell’Accademia della Crusca per la redazione di un glossario artusiano relativo alla Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi e docente a contratto di Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo), ha specificato che «dal punto di vista grammaticale non ci sono dubbi su quale sia la forma corretta, che è lo gnocco»; però la frase «va letta nel suo contesto», perché «in molti dialetti si utilizza il gnocco». La Crusca precisa che la forma con il/i «può ricorrere in contesti poco sorvegliati, mentre è decisamente da evitare in registri più controllati». Fuori dalla tradizione gastronomica locale, «il gnocco» resta un errore.
Nel caso della parola "suocero", la grafia corretta prescritta dalle grammatiche italiane è «il suocero». Al contrario di quanto accade con gnocchi e pneumatici, c'è anche un uso regionale e popolare, quello di "lo suocero".