0 risultati
video suggerito
video suggerito
5 Luglio 2026
13:00

Qualcun altro o qualcun’altro: si scrive con o senza apostrofo? La regola per non sbagliare

Dubbi sull'apostrofo? Basta capire la differenza tra elisione e troncamento nella grammatica italiana. "Qualcun altro", "un altro" e "qual è" si scrivono rigorosamente senza apostrofo, mentre "un'altra" e "un po'" lo richiedono.

Ti piace questo contenuto?
Qualcun altro o qualcun’altro: si scrive con o senza apostrofo? La regola per non sbagliare
Immagine

Vi è mai capitato di fermarvi a metà di una frase, indecisi se scrivere qualcun altro o qualcun'altro? Tranquilli: succede a tutti e fare errori di grammatica è più comune di quanto pensiamo. Qualcun altro, comunque, si scrive senza apostrofo. Come sempre c’è una regola che ci spiega il perché – si tratta di un troncamento come quello che subisce l'articolo indeterminativo maschile "uno" quando diventa "un" – e che, una volta capita, ci permette di toglierci il dubbio e di non sbagliare più. La stessa ragione che fugherà ogni dubbio su come scrivere un'altra, qual è e un po'.

Le differenze tra troncamento ed elisione

Nella lingua italiana ci sono due fenomeni che sembrano gemelli, ma si comportano in modo opposto: l'elisione e il troncamento (chiamato anche apocope, dal greco "tagliare via").

L'elisione è ciò che accade quando una parola perde la vocale finale davanti a una parola che inizia per vocale. È uno scontro tra suoni: per non far suonare la frase spezzata, la vocale finale della prima parola cade e al suo posto mettiamo l'apostrofo, una specie di cicatrice che segnala la caduta di una lettera. "La amica" non suona bene, e infatti diciamo e scriviamo "l'amica". L'elisione scatta solo davanti a vocale e lascia sempre il suo segno, l'apostrofo. Per questo scriviamo anche "un’amica" (da "una amica") e "un amico" (qui non c’è stata nessuna caduta).

Il troncamento, invece, è un fenomeno diverso: la parola perde la vocale o la sillaba finale a prescindere da come inizi la parola successiva – può accadere sia davanti a una vocale sia davanti a una consonante. Il dettaglio fondamentale per riconoscerlo è che la forma ridotta ha una sua autonomia: per esistere non ha bisogno dello "scontro" tra due vocali. Pensate a "signore" che si accorcia in "signor": diciamo il signor Rossi (davanti a consonante) e il signor Alessi (davanti a vocale). In nessuno dei due casi serve l'apostrofo, perché la forma "signor" è legittima di per sé. Lo stesso vale per l'articolo maschile un (che è il troncamento di uno): lo usiamo sia davanti a consonante (un libro) sia davanti a vocale (un amico). Proprio per questo il troncamento non vuole l'apostrofo: non è una caduta dovuta all'incontro con la vocale successiva, la parola si è semplicemente accorciata.

Perché "qualcun altro" e "un altro" non vogliono l'apostrofo, ma "un'altra" e "qualcun'altra" sì

"Qualcun altro" si scrive senza apostrofo perché siamo di fronte a un troncamento: la parola "qualcuno" perde la "o" finale e diventa "qualcun", esattamente come l'articolo "uno" si accorcia in "un". Non a caso, "qualcuno" nasce dall'unione di "qualche" + "uno", e i due seguono la stessa regola.

Treccani osserva che uno dei casi più comuni di troncamento vocalico si verifica quando la vocale è atona (cioè non accentata), ma soprattutto diversa dalla "a", ed è preceduta da l, r, n o m. La "o" di qualcuno, atona e preceduta dalla "n", rientra perfettamente nei casi. Lo stesso vale per "un altro": è maschile, contiene "un" (a sua volta troncamento di "uno"), e l'Accademia della Crusca è categorica nel ricordare che l'articolo "un" non si apostrofa mai, nemmeno davanti a vocale. Si scrive un amico, un espresso, un ornitorinco: scrivere un'animale è un errore.

Al femminile le regole cambiano: "un'altra" e "qualcun'altra" si scrivono con l'apostrofo. Questo accade perché abbiamo le parole "una" e "qualcuna". Come anticipato, nell'italiano moderno la "a" finale non si tronca. Quindi, incontrando la vocale della parola che segue (altra), la "a" non scompare silenziosamente, ma si elide, e l'elisione lascia sempre una cicatrice del suo passaggio. "Una altra" diventa "un'altra"; "qualcuna altra" diventa "qualcun'altra", e trattandosi di elisione l'apostrofo è obbligatorio.

C’è un trucco semplice che può salvarci dai dubbi: con gli articoli indeterminativi e i loro composti, l'apostrofo davanti a vocale si mette solo se la parola dopo è femminile.

In breve:

  • Maschile, niente apostrofo: un amico, un altro, qualcun altro.
  • Femminile, apostrofo obbligatorio: un'amica, un'altra, qualcun'altra

Le altre grandi trappole dell'apostrofo: "qual è", "un po'" e gli imperativi

Certo, ci sono altre insidie quando si tratta di apostrofo; la più diffusa in assoluto è la grafia di "qual è". Scriverlo con l'apostrofo è considerato un errore grave. Il motivo ormai è intuibile: quale subisce un troncamento e diventa qual, una forma autonoma che vive benissimo da sola (la ritroviamo, ad es., nell'espressione "qual buon vento").

Poi c'è l'eccezione un po'. Si tratta del troncamento di poco, e in teoria l'apostrofo non dovrebbe servire. Ma qui la storia della lingua ha deciso diversamente, fissando per convenzione un apostrofo "di cortesia" che segnala la sillaba caduta: po-co diventa po'. Attenzione a non sostituire l'apostrofo con l'accento: la forma "pò" è un errore molto diffuso.

Infine, alcuni imperativi alla seconda persona singolare si scrivono con l'apostrofo, non con l'accento. Sono di' (da dici), fa' (da fai), va' (da vai), sta' (da stai) e da' (da dai). Anche qui l'apostrofo fa il suo mestiere di "cicatrice", avvisandoci che è caduta una parte della parola, e ci aiuta a distinguere queste forme da omonimi insidiosi: fa' (vai a farlo!) non è fa (terza persona, o la nota musicale), e da' (dammelo!) non è da (la preposizione).

L'apostrofo è più recente di quanto pensiamo

Per quanto ci sembri un pezzo immutabile della scrittura, l'apostrofo è un'invenzione relativamente recente nella storia dell'italiano. Si afferma stabilmente solo a partire dal Cinquecento, anche grazie al lavoro degli stampatori, su tutti il celebre tipografo veneziano Aldo Manuzio, che cercavano un modo per mettere ordine in una lingua scritta ancora oscillante.

Prima di allora "l'amico" poteva tranquillamente comparire come "lamico", tutto attaccato. Questa regola che oggi fa ancora sorgere qualche dubbio è il frutto di secoli di tentativi per rendere la lingua più chiara e più "musicale".

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views