7 Dicembre 2023
7:00

Il Teatro alla Scala, tempio della lirica e luogo della “prima” più famosa d’Italia

La storia della Scala è una pagina importante della storia di Milano. Sin dalla sua istituzione nel 1778, il teatro ha accompagnato l’evoluzione sociale e culturale della città. Ogni anno, il 7 dicembre, la "prima della Scala" è un evento di rilevanza nazionale.

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A cura di Erminio Fonzo
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Il Teatro alla Scala, tempio della lirica e luogo della “prima” più famosa d’Italia
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Il Teatro alla Scala, nato nella Milano asburgica di fine Settecento, è il più noto teatro italiano. Ogni anno l’apertura della stagione teatrale, che per tradizione avviene nel giorno di Sant’Ambrogio, è uno dei principali eventi mondani del nostro Paese e riunisce alcuni dei massimi esponenti della politica e della cultura. Nel corso degli anni, il teatro ha seguito l’evoluzione della società italiana. Particolarmente significativo fu il suo ruolo nel periodo del Risorgimento, quando divenne uno dei luoghi nei quali si affermarono l’idea di nazione e l’opposizione anti-austriaca. La Scala, più in generale, è sempre stata uno dei templi della musica lirica e uno principali luoghi di incontro dell’alta società.

La nascita del Teatro alla Scala

Il Teatro alla Scala fu inaugurato nel 1778. A quel tempo Milano, appartenente all’Impero asburgico, era in crescita sul piano urbanistico e culturale. I governanti austriaci, subentrati agli spagnoli all’inizio del Settecento, si proposero di rendere più efficiente l’amministrazione della città, realizzando, tra l’altro, il primo censimento della popolazione, dalla quale risultò che la città aveva 108.000 abitanti. Sul piano culturale, negli ultimi decenni del secolo furono fondate numerose istituzioni, tra le quali l’Accademia di Brera, inaugurata nel 1776. In questo contesto ebbe luogo anche la fondazione del Teatro Alla Scala. Nel ‘700 Milano disponeva di alcuni teatri, ma il più grande, il teatro ducale, fu distrutto da un incendio nel 1776. Le famiglie nobili chiesero all’imperatrice d’Austria, Maria Teresa, di costruire una nuova struttura e si impegnarono a finanziare i lavori, a patto che potessero conservare la “proprietà” dei palchi migliori, come avveniva in nel vecchio teatro. L’imperatrice acconsentì.

Fu scelto di costruire il nuovo teatro sul sito occupato da una chiesa, Santa Maria alla Scala (che aveva questo nome perché edificata da Regina della Scala, una nobildonna appartenente alla dinastia scaligera di Verona), demolita per fare spazio al nuovo edificio. Da questo deriva il nome del teatro.

La chiesa di Santa Maria della Scala in un'incisione del 1745
La chiesa di Santa Maria alla Scala in un’incisione del 1745.

Il progetto fu affidato a Giuseppe Piermarini, uno dei più noti architetti del tempo, che ideò un maestoso edificio in stile neoclassico.

L’inaugurazione e il successo

L’inaugurazione della Scala avvenne nel 1778 con la rappresentazione dell’opera L’Europa riconosciuta di Antonio Salieri, alla presenza del governatore di Milano e di gran parte dell’aristocrazia cittadina.

Sin dalle origini, il teatro si impose come luogo di incontro dell’alta società ed era usato, oltre che per le rappresentazioni teatrali, anche per feste da ballo e giochi d’azzardo. Non era una caratteristica esclusiva della Scala, giacché i teatri erano dappertutto luoghi di sociabilità aristocratica e alto-borghese, al punto che spesso le famiglie dell’alta società usavano i loro palchi per invitare ospiti e, quando serviva, per stringere rapporti politici. La Scala, però, si impose come uno dei teatri più apprezzati al mondo. Stendhal, lo scrittore francese appassionato di cose italiane, ebbe occasione di visitarlo all’inizio dell’800 e scrisse che “è impossibile immaginare nulla di più grande, di più magnifico, di più solenne e nuovo”.

La scala alla meta dell'Ottocento (credit Ricercastorica)
La scala alla meta dell’Ottocento. Credits: Ricercastorica.

La Scala durante il Risorgimento

La Scala fu coinvolta nell’evoluzione politica dell’Italia risorgimentale. Nell’Ottocento, buona parte dell’alta società lombarda si schierò contro il dominio austriaco e il nuovo patriottismo si espresse, sia pure in forma velata, anche alla Scala. Uno dei momenti vissuti con maggiore coinvolgimento emotivo fu la rappresentazione nel 1842 del Nabucco, la celeberrima opera di Giuseppe Verdi che racconta la cattività babilonese degli ebrei: per un pubblico intriso di spirito patriottico, la popolazione ebraica deportata a Babilonia era l’emblema degli italiani sottomessi agli austriaci. Gli spettacoli della Scala, in sostanza, furono uno degli strumenti per la diffusione dell’idea di nazione.

Il ruolo politico del teatro emerse anche dopo la cacciata degli austriaci. Nell’ottobre del 1859 il re di Sardegna (e futuro re d'Italia) Vittorio Emanuele II, che aveva appena aggiunto Milano ai suoi domini, volle presenziare alla rappresentazione della Lucia di Lammermoor: mostrarsi alla Scala era un modo per “prendere possesso” della città.

La Scala si impose come un’eccellenza anche sul piano strutturale e nel 1883 divenne il primo teatro al mondo dotato di un sistema di illuminazione elettrica.

I cambiamenti nel Novecento

Nel Novecento il Teatro alla Scala è andato incontro a numerosi cambiamenti. Anzitutto, nel 1918 cambiò il sistema di amministrazione: i proprietari dei palchi e il comune di Milano cedettero le loro quote a una nuova istituzione, l’Ente Autonomo Teatro alla Scala, incaricato della gestione del teatro. La Scala, inoltre, si legò strettamente a una figura, Arturo Toscanini, uno dei più noti direttori d’orchestra italiani, che fu incaricato della direzione musicale dal 1898 al 1903, dal 1906 al 1907 e dal 1921 al 1929.

La sala all'inizio del Novecento
La sala all’inizio del Novecento.

Toscanini, però, si trovò in contrasto con il regime fascista: nonostante nel 1919 fosse stato candidato alla Camera nella lista dei Fasci di combattimento, si era allontanato dal movimento e nel 1929, quando una legge stabilì che il presidente dell’Ente Autonomo Teatro alla Scala doveva essere nominato dal capo del governo, rassegnò le dimissioni (due anni più tardi subì anche un’aggressione da parte dei fascisti). Anche la Scala fu in tal modo “irreggimentata” dal fascismo.

Nuovi problemi si svilupparono dopo il crollo del regime: durante la Seconda guerra mondiale, nell’agosto del 1943 l’edificio fu danneggiato dai bombardamenti angloamericani e riprese a funzionare solo dopo tre anni.

La Scala dopo i bombardamenti
La Scala dopo i bombardamenti.

La riapertura fu solenne: l’11 maggio 1946 Toscanini, tornato alla Scala dopo quasi vent'anni, diresse una rappresentazione composta da parti di varie opere, che fu seguita attraverso gli altoparlanti da un pubblico numerosissimo. L’evento rappresentò la rinascita della Scala e di Milano dopo gli anni della dittatura e le distruzioni del secondo conflitto mondiale.

La Scala nell'Italia repubblicana

Dopo la fondazione della Repubblica, la Scala ha continuato a essere un tempio della musica, offrendo al pubblico spettacoli operistici, concerti, balletti e altre rappresentazioni. Si è inoltre consolidata la tradizione, introdotta nel 1940, di inaugurare la stagione operistica il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, alla presenza di alcune tra le personalità più note della cultura e della politica, tra le quali figura spesso il presidente della Repubblica.

Lo status di luogo dell’alta società ha provocato anche alcune proteste. La più nota è avvenuta il 7 dicembre 1968, nel pieno della contestazione studentesca: un gruppo di studenti, radunatosi davanti al teatro, accolse gli spettatori con il lancio di uova marce in protesta per l’eccidio di braccianti avvenuto ad Avola (Siracusa) pochi giorni prima.

L’ultimo cambiamento importante ha avuto luogo nel 1996, quando l’Ente autonomo è stato trasformato nella Fondazione Teatro alla Scala, partecipata dal governo, dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia.

Fonti
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