
La NASA accelera il programma per la costruzione della prima base permanente sulla Luna, complice anche la maggiore competizione con la Cina – che ha da poco annunciato la sua intenzione di portare il primo equipaggio di astronauti cinesi sul nostro satellite entro il 2030.
Il 26 maggio, l'Agenzia Spaziale USA ha infatti organizzato una conferenza stampa per presentare i dettagli più concreti del piano. In particolare, sono stati annunciati nuovi contratti per rover, lander cargo e missioni robotiche che daranno il via alla prima fase del programma, prevista entro la fine del 2026, che consisterà nelle prime missioni Moon Base I, II e III.
L'amministratore della NASA Jared Isaacman ha definito la futura Moon Base «il primo avamposto americano e dell'umanità su un altro corpo celeste», e ha sottolineato che ogni missione (con o senza equipaggio) servirà a imparare come vivere e operare in uno degli ambienti più estremi che esistano.
Nel frattempo, il prossimo 9 giugno la NASA annuncerà i prossimi astronauti che prenderanno parte alla missione Artemis III del 2027, dopo il successo di Artemis II. A differenza del piano iniziale, però, Artemis III non porterà più l'uomo sulla Luna, ma servirà come missione preparatoria, che vedrà un test di attracco in orbita bassa terrestre tra la capsula Orion e il sistema di allunaggio.
Le prime tre missioni della fase 1 per la Moon Base: si parte già nel 2026
Il programma NASA per la costruzione di una base lunare è suddiviso in tre fasi, che si estendono da qui a 2032 (e oltre): la prima, il cui avvio è previsto proprio per il 2026, prevede circa 21 allunaggi tra lander, droni e rover. L'obiettivo è quello di testare le tecnologie e gli strumenti scientifici entro il 2029, anno in cui è previsto l'inizio dei lavori per la costruzione effettiva della base lunare. Nell'arco dei successivi 3 anni, la NASA prevede infine di trasferire i primi astronauti sulla Luna in maniera semi-permanente.
Il programma prevede quindi prima l'arrivo di robot, rover e lander automatici, poi la costruzione di infrastrutture semi-stabili e, infine, l'arrivo degli astronauti, destinati a restare per periodi più lunghi sulla superficie lunare.

Quella che, al momento, ci interessa di più è proprio la prima fase, le cui prime tre missioni dovrebbero partire entro la fine di quest'anno. Più nello specifico, la Moon Base I è prevista per l'autunno 2026 e userà il lander Blue Moon Mark 1 Endurance di Blue Origin (l'azienda di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon), che servirà per trasportare strumenti scientifici della NASA nella regione dello Shackleton Connecting Ridge, vicino al Polo Sud della Luna. Proprio qui verranno testate tecnologie fondamentali che serviranno per le future missioni Artemis con l'equipaggio.
In particolare, tra gli esperimenti più importanti ci saranno osservazioni per capire come i getti dei motori dei lander interagiscono con la polvere lunare, una questione fondamentale per gli allunaggi futuri, mentre verrà testato il Laser Retroreflective Array, che aiuta i veicoli in orbita a determinare la propria posizione con maggiore precisione grazie al riflesso di un fascio laser.
La Moon Base II, prevista anch'essa entro la fine del 2026, sarà invece la missione del lander Griffin di Astrobotic, che porterà sulla Luna oltre 500 kg di carico, tra cui rientra anche il rover Flip di Astrolab: l'obiettivo, in questo caso, sarà testare le tecnologie di mobilità che serviranno poi agli astronauti per le esplorazioni di lunga durata. L'intento della NASA è quello di sviluppare rover sempre più autonomi, capaci di trasportare oltre agli astronauti anche i materiali, gli strumenti scientifici e soprattutto i materiali di rifornimento.
Sempre entro gli ultimi mesi dell'anno dovrebbe infine partire la Moon Base III, durante la quale il lander Nova-C Trinity di Intuitive Machines trasporterà l'esperimento Lunar Vertex, dedicato allo studio dei cosiddetti “lunar swirls”, ovvero delle strutture chiare visibili sulla superficie lunare e probabilmente collegate a fenomeni magnetici locali, ma ancora poco compresi. Tra l'altro a questa missione parteciperanno anche l’Agenzia Spaziale Europea e il Korea Astronomy and Space Science Institute.
Rover, droni e sistemi cargo: quali sono i veicoli che andranno sulla Luna
Ma, quindi, che cosa si utilizzerà sulla Luna per creare la prima base sul nostro satellite? Per muoversi sulla superficie lunare serviranno veicoli specializzati e la NASA ha già assegnato i contratti per i primi due rover destinati agli astronauti, i cosiddetti LTV (Lunar Terrain Vehicles). Il primo contratto, da 219 milioni di dollari, è andato ad Astrolab, che svilupperà il CLV-1, un rover con equipaggio derivato dall'architettura FLEX: peserà circa 900 kg, potrà trasportare astronauti, rifornimenti e supportare operazioni da remoto e raggiungerà una velocità di oltre 6 miglia orarie (circa 10 km/h) su terreno pianeggiante.
Il secondo contratto, da 220 milioni di dollari, è stato assegnato a Lunar Outpost, che fornirà il rover Pegasus, il quale sarà operativo fino a un anno sulla superficie lunare e potrà essere guidato manualmente, in autonomia o teleoperato dalla Terra, raggiungendo velocità superiori alle 9 miglia orarie (circa 14 km/h). Avere più rover contemporaneamente sulla Luna permetterà, infatti, non solo di accelerare le dimostrazioni tecnologiche, ma anche di pianificare più velocemente i siti delle basi e ridurre i rischi prima dell'arrivo degli astronauti.
Per trasportare questi rover dalla Terra alla Luna, la NASA si è rivolta nuovamente alla Blue Origin di Jeff Bezos, che ha ricevuto un contratto da 188 milioni di dollari (con un'opzione aggiuntiva da 280,4 milioni) per consegnare gli LTV nella regione polare lunare. Blue Origin si occuperà quindi di sviluppare i sistemi di atterraggio necessari per consegnare i rover e le attrezzature scientifiche nella regione polare lunare.
Tutto questo rientra, comunque, nel programma CLPS (Commercial Lunar Payload Services), con cui la NASA affida ad aziende private il trasporto di strumenti e tecnologie sulla Luna, in modo simile a quanto già succede per le missioni commerciali verso la Stazione Spaziale Internazionale.
C'è infine un progetto particolarmente interessante chiamato MoonFall, in programma per il 2028: quattro droni volanti, sviluppati dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, esploreranno con voli a bassa quota le aree più difficili da raggiungere del Polo Sud, fotografando potenziali siti di atterraggio con una risoluzione altissima. A trasportarli verso la Luna ci penserà il veicolo Elytra di Firefly Aerospace, che rilascerà i droni direttamente in orbita lunare. Dopo i voli iniziali, continueranno comunque a operare sulla superficie lunare, mantenendo una presenza robotica stabile nella regione.