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2 Settembre 2026
14:30

In Italia sono stati bruciati 95mila ettari nel 2026: 198 incendi solo in Sicilia in un weekend

Secondo i dati EFFIS, al 26 agosto, la superficie bruciata è quasi doppia rispetto alla media e pari all'intero 2025. Il 98% dei roghi è di origine dolosa.

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In Italia sono stati bruciati 95mila ettari nel 2026: 198 incendi solo in Sicilia in un weekend
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La Sicilia è ancora protagonista dell'emergenza incendi in Italia. Tra sabato 29 e domenica 30 agosto il Corpo forestale regionale ha contato 198 roghi, con 20 interventi aerei autorizzati tra Canadair ed elicotteri, e il primo settembre l'ondata di fuoco ha fatto registrare la prima vittima: Salvatore Giglia, 26 anni, morto all'ospedale Civico di Palermo per le ustioni riportate mentre tentava di spegnere l'incendio divampato a ridosso della sua abitazione a Ciminna. Ma la crisi siciliana è solo il fronte più caldo di una stagione che i dati satellitari descrivono come eccezionale: secondo l'estrazione dei dati EFFIS, il sistema europeo di monitoraggio degli incendi del programma Copernicus, al 26 agosto 2026 in Italia sono andati in fumo 95.345 ettari, quasi il doppio della media 2006-2025 alla stessa data (48.758 ettari) e una superficie ormai equivalente a quella bruciata nell'intero 2025, che con 96.539 ettari era stato il quinto anno peggiore dal 2006.

Cosa succede ora in Sicilia: nessuna provincia risparmiata

In Sicilia i vigili del fuoco hanno effettuato oltre 800 interventi da venerdì 28 agosto, con circa 750 unità in servizio più 120 operatori della campagna antincendio, e tutte le province colpite. Le fiamme hanno lambito numerose abitazioni a Taormina e il primo settembre la giornata più difficile si è registrata nel Messinese, con roghi contemporanei a Gallodoro, Letojanni, Taormina, Tortorici e soprattutto Castelmola, dove sono intervenuti Canadair, elicotteri Erickson e Falco e rinforzi dai comandi di Catania, Enna e Siracusa.

A Palermo le operazioni di spegnimento al centro commerciale Conca d'Oro hanno richiesto dieci squadre e un elicottero, mentre la Protezione civile regionale mantiene l'allerta rossa nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna e quella arancione nelle altre sei. Il presidente della Regione Renato Schifani ha intanto prorogato fino al 30 settembre l'ordinanza sullo stress termico, che vieta il lavoro esposto al sole tra le 12,30 e le 16 nei settori più a rischio.

EFFIS non pubblica i dati su base regionale, ma il monitoraggio ISPRA costruito sulle stesse osservazioni satellitari fotografa il peso della Sicilia: al 28 luglio 2026 l'Isola aveva 510 chilometri quadrati di territorio percorso dal fuoco su un totale nazionale di circa 741, e insieme a Calabria (78 km²) e Puglia (48 km²) concentrava il 73% di tutta la superficie bruciata in Italia. Nella sola provincia di Agrigento i diversi focolai hanno raggiunto 67 km², oltre 9.400 campi da calcio.

Incendi in Italia: il fuoco rallenta ma non si spegne, i dati

Fuori dalla Sicilia la pressione è più bassa, ma non meno allarmante. I dati settimanali EFFIS mostrano che nei sette giorni terminata il 26 agosto in Italia sono bruciati 7.575 ettari, quasi il doppio della media storica di quel periodo (4.021): il fuoco di fine estate resta sopra i livelli consueti. Il quadro però non è uniforme. In Campania la Protezione civile regionale ha registrato tra il 15 giugno e il 30 agosto 1.191 incendi per 2.239 ettari, con 321 roghi in meno rispetto al 2025 e nel Salernitano una riduzione della superficie bruciata dell'87%. In Sardegna, invece, in sei mesi sono andati in fumo circa 10mila ettari con 1.550 roghi.

A livello nazionale, il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco ha chiuso agosto con quasi 74mila ettari difesi dalle fiamme e oltre un milione di interventi complessivi dall'inizio dell'anno, pagando anche due vite: un elisoccorritore del Reparto volo di Alghero e un capo reparto stroncato da infarto mentre coordinava lo spegnimento di un rogo a San Cataldo, nel Nisseno.

Ricomporre questo quadro, del resto, è un esercizio che ogni ente fa per conto proprio: un bollettino regionale qui, un comunicato dei vigili del fuoco là, con perimetri e definizioni che non coincidono mai. Quello che manca all'Italia è un sistema informativo pubblico e unificato: dati aperti, in tempo quasi reale, consultabili da cittadini e giornalisti come EFFIS. Il monitoraggio operativo esiste – sale operative regionali, bollettini giornalieri di pericolosità della Protezione civile, flotta aerea coordinata dal Centro operativo aereo unificato – ma per sapere quanto brucia il Paese, oggi, bisogna passare da Bruxelles: è la piattaforma europea, non una italiana, a fornire l'unica serie omogenea e aggiornata sugli incendi nazionali. Non a caso Legambiente chiede da tempo al governo un sistema nazionale trasparente sul modello EFFIS-Copernicus, con dati aggiornati su aree bruciate, danni e costi di spegnimento e prevenzione.

Il bilancio dell'estate: il 2026 ha già eguagliato tutto il 2025

I dati EFFIS, per l'Italia, disponibili fino al 26 agosto, permettono di misurare la stagione con una serie omogenea, riferita agli incendi sopra i 30 ettari. Il totale 2026 è di 95.345 ettari, il 96% in più della media ventennale alla stessa data. Il dato resta sotto il massimo storico della serie (146.017 ettari, toccato nel 2007), ma la traiettoria racconta un anno anomalo fin dall'inizio: già nella settimana del 6 maggio erano bruciati 820 ettari in un giorno, il valore più alto mai registrato in quel periodo. Il punto di rottura è però la settimana del 22 luglio, quando sono andati in fumo 49.835 ettari in sette giorni: più della metà dell'intera superficie bruciata nel 2026, oltre il doppio del precedente massimo storico per quella settimana (23.692 ettari) e otto volte la media.

E anche la situazione europea non è delle migliori: il continente brucia il doppio del normale. 637.901 sono gli ettari andati in fumo nell'Unione al 26 agosto, +104% sulla media, sotto però il record del 2025 (983.367 alla stessa data). La Spagna è a 295.675 ettari, quasi quattro volte la sua media; la Francia è l'unico grande Paese sopra il proprio massimo ventennale, con 96.461 ettari contro un precedente record di 61.573: in valore assoluto, quest'anno la Francia ha bruciato più dell'Italia.

È l’uomo dietro il 98% degli incendi: i motivi

Secondo il monitoraggio dell'ISPRA sul 2025, in Italia le cause naturali – essenzialmente i fulmini – pesano per circa il 2% degli incendi: tutto il resto è di origine antropica. La stessa stima arriva dal Nucleo informativo antincendio boschivo dei Carabinieri forestali, secondo cui dolosi e colposi rappresentano circa il 98% del totale. Quando si prova a separare le due componenti, i dati disponibili indicano una prevalenza della volontarietà: l'ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente registra per il 2024 una maggioranza relativa di incendi di natura dolosa tra le notizie di reato (1.197 su 2.612, il 45,8%), per il 95% contro ignoti, mentre in Sardegna il Corpo forestale regionale stima per il 2026 un 60% di roghi dolosi contro un 40% di colposi.

Sul 2026 nazionale, però, un bilancio vero non esiste ancora: la ripartizione ufficiale tra dolosi e colposi viene consolidata solo a fine anno, con la serie del Comando Carabinieri per la Tutela forestale aggiornata al 31 dicembre e fascicoli evento che possono essere pubblicati fino a 45 giorni dopo ogni rogo. È un ritardo strutturale che rende impossibile, in piena stagione, dire quanta parte del fuoco sia criminale.

E il problema non è solo italiano. L'Unione europea può mappare gli incendi dallo spazio e coordinare i soccorsi oltre confine, ma non ha alcun quadro comune su chi appicca i roghi dolosi e perché: non esiste una definizione armonizzata di incendio doloso, il diritto penale resta competenza nazionale ed Eurostat non produce statistiche comparabili sul fenomeno, a differenza di quanto avviene per omicidi o rapine. EFFIS ha sviluppato categorie comuni per le cause, ma la qualità e la disponibilità dei dati nazionali variano troppo per consentire confronti, e la Corte dei conti europea ricorda che metà degli incendi forestali ha origine non accertata; dell'altra metà, solo il 4% è naturale. Alcuni Paesi hanno provato almeno a togliere l'incentivo economico: la Spagna vincola per 30 anni la destinazione dei terreni forestali bruciati, il Portogallo per 10, per spezzare il ciclo che lega il fuoco alla speculazione sui suoli. In Italia lo strumento equivalente, il catasto delle aree percorse dal fuoco previsto dalla legge 353 del 2000, resta affidato ad aggiornamenti comunali spesso in ritardo — ed è una delle richieste che Legambiente ha rimesso al centro del suo appello per un piano nazionale antincendi fondato sulla prevenzione.

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