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17 Settembre 2026
6:00

Perché alcuni mesi hanno 31 giorni, altri 30 e febbraio addirittura 28?

“30 giorni ha novembre con aprile giugno e settembre. Di 28 ce n’è uno tutti gli altri ne han 31.” Conosciamo tutti la filastrocca che si usa per insegnare quanto durano i mesi. Ma da dove trae origine questa suddivisione? Per comprenderlo bisogna considerare i moti della Terra e della Luna.

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Perché alcuni mesi hanno 31 giorni, altri 30 e febbraio addirittura 28?
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Immagine realizzata con AI a scopo illustrativo.

I mesi hanno durata diversa per una convenzione stabilitasi nel corso dei secoli, dovuta all’adattamento delle fasi lunari con la durata della rivoluzione terrestre. Dobbiamo considerare che il calendario gregoriano che usiamo oggi è un calendario solare, cioè misura il tempo sulla base del moto di rivoluzione della Terra intorno alla nostra Terra, e non ha alcun collegamento con le fasi lunari. Il concetto di mese, cioè di un ciclo di circa 30 giorni, tra invece origine dai calendari lunari, che misurano il passare del tempo in base alle fasi della luna. Ogni ciclo lunare dura 29 giorni e mezzo; quindi in un anno solare di 365 giorni ci sono 12 cicli, che sommati danno 354 o 355 giorni. Di conseguenza, i calendari solari che hanno conservato il concetto di mese, come quello gregoriano che usiamo noi, hanno dovuto aggiungere alcuni giorni, portando i mesi a 30 o 31 giorni, per far coincidere l’anno con il moto di rivoluzione terrestre. Del resto, se si divide la durata dell’anno per 12, si ha una durata per ciascun mese di 30 giorni e 10 ore, per cui, per è stato necessario adattare. 

Calendari solari, lunari e lunisolari

Per comprendere le ragioni della durata dei mesi è opportuno spiegare brevemente la differenza tra calendari solari e lunari. I calendari solari misurano lo scorrere del tempo in base alla posizione apparente del Sole nella volta celeste o, più precisamente, in base alla posizione della Terra nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole. I calendari solari durano quindi 365 giorni (o 366), che è il tempo impiegato dalla Terra per compiere una rivoluzione completa. Le date sono “fisse”: ogni giorno cade sempre nello stesso periodo dell’anno. Calendari solari sono il gregoriano, usato in quasi tutto il mondo, e i precedente calendari romano e giuliano.

Tavola del calcolo solare di Ottavio Beltrano (Wikimedia Commons)
Tavola del calcolo solare di Ottavio Beltrano (Wikimedia Commons)

I calendari lunari, invece, misurano lo scorrere del tempo in base alle fasi della Luna (nuova, crescente, piena e calante). Una lunazione, cioè una rotazione completa del nostro satellite, dura circa 29 giorni e mezzo. Dodici lunazioni hanno una durata di 354 o 355 giorni e, di conseguenza, l’anno lunare è più breve di quello solare. Per questa ragione, le date dei calendari lunari sono “mobili” e cadono in periodi diversi dell’anno solare. È quello che avviene, per esempio, nel calendario islamico (basti pensare al mese del Ramadan, che ogni anno capita in periodi diversi).

Molti calendari lunari, però, adoperano un accorgimento: aggiungono dei giorni “extra” per far sì che il calendario coincida con l’anno solare. I calendari di questo genere sono detti lunisolari. Le date ricorrono sempre nello stesso periodo, ma non nello stesso giorno. Un caso tipico è quello della data della Pasqua, basata su un calendario liturgico lunisolare, che cade il primo giorno di luna piena dopo l’equinozio di primavera, cioè tra il 22 marzo e il 21 aprile.

L'orbita della Luna (Wikimedia Commons) copia
L'orbita della Luna (Wikimedia Commons)

L’origine della durata dei 12 mesi

Il nostro calendario gregoriano ha origine nella storia più antica di Roma. Il primo calendario usato nella città eterna, detto calendario romano ed elaborato al tempo dei re, era un calendario solare diviso in 12 mesi, ciascuno dei quali durava 31 o 29 giorni. Periodicamente si aggiungeva un tredicesimo mese (detto mese intercalare) per adeguare la durata dell’anno al moto di rivoluzione terrestre.

Il calendario romano fu riformato per ordine di Giulio Cesare nel 46 a. C. Il nuovo calendario, detto giuliano, aggiunse l’anno bisestile al posto del mese intercalare e modificò la durata dei mesi, introducendo la durata vigente ancora oggi: 7 mesi di 31 giorni, 4 mesi di 30, 1 mese di 28 (29 negli anni bisestili).

Più precisamente, il calendario giuliano suddivise i giorni nel modo seguente:

  • gennaio  31
  • febbraio 28 (29 negli anni bisestili)
  • marzo 31
  • aprile 30
  • maggio 31
  • giugno 30
  • luglio 31
  • agosto 31
  • settembre 30
  • ottobre 31
  • novembre 30
  • dicembre 31

Come si può vedere, è la stessa distribuzione dei giorni che usiamo oggi. È dal calendario giuliano, pertanto, che i mesi durano 31, 30 o 28 giorni.

Infatti il calendario gregoriano, introdotto nel 1582 e oggi in uso, non modificò la distribuzione dei giorni, ma cambiò soltanto la regola per determinare gli anni bisestili, rendendo il calendario più preciso rispetto all’anno astronomico.

A Giulio Cesare si deve la riforma del calendario romano (Wikimedia Commons)
A Giulio Cesare si deve la riforma del calendario romano (Wikimedia Commons)

Una leggenda sulla durata del mese di febbraio

Una leggenda vuole che Ottaviano Augusto abbia sottratto un giorno a febbraio per darlo da agosto, mese a lui dedicato (il nome del mese era in origine sextilis, ma dal I secolo d. C. fu chiamato Augustus in suo onore). L’imperatore, secondo la leggenda, avrebbe fatto in modo che il “suo” mese avesse la medesima durata di luglio (in latino Julius), dedicato a Cesare. Questo spiegherebbe perché luglio e agosto sono gli unici due mesi consecutivi di 31 giorni. Tuttavia, la storia è una leggenda priva di fondamento: sin dal tempo del calendario romano, il mese di febbraio aveva 28 giorni. Augusto non apportò modifiche alla durata dei mesi.

Fonti
The calendar. Its history, structure and improvement
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