
Lavando spesso i bicchieri in lavastoviglie, questi possono subire un processo di “opacizzazione”, ovvero la perdita di trasparenza in seguito alla formazione di aloni bianchi. Non a caso, in inglese questo fenomeno è chiamato cloudiness, da cloud (“nuvola”): il vetro perde la sua limpidezza e assume un aspetto lattiginoso, proprio come se una nuvola fosse rimasta intrappolata all’interno del bicchiere.
A prima vista si potrebbe pensare a un semplice appannamento del vetro, dovuto al contatto tra una superficie fredda e aria calda e umida: il vapore acqueo presente nella lavastoviglie sembra infatti il colpevole più intuitivo. In quel caso, però, si tratterebbe di un effetto temporaneo destinato a scomparire una volta evaporata la condensa. Spesso si tratta invece di un processo irreversibile, causato da una serie di reazioni chimiche che avvengono proprio sulla superficie del vetro. Il calore elevato e i detergenti alcalini aggrediscono lentamente la struttura del vetro, materiale composto principalmente da silice, creando microscopiche irregolarità. Queste alterazioni rendono la superficie meno uniforme e cambiano il modo in cui la luce la attraversa: invece di procedere in modo lineare, essa viene diffusa in più direzioni, creando quel tipico effetto opaco e lattiginoso. In molti casi, anche depositi di calcare e altre sostanze presenza nelle acque dure contribuiscono ad accentuare ulteriormente questo fenomeno.
Come acqua e calore corrodono il vetro
Il vetro è un solido amorfo, cioè un materiale che, pur essendo rigido, non possiede una struttura cristallina ordinata. Il suo componente principale è il biossido di silicio (SiO2), conosciuto anche come silice. Per essere più precisi, il vetro è costituito da una rete tridimensionale dove la silice si ripete numerose volte: ogni atomo di silicio è legato a quattro atomi di ossigeno, formando una struttura continua e compatta.
Secondo una ricerca pubblicata dall'Università di Bayreuth, l'esposizione ripetuta del vetro e a temperature elevate e detergenti alcalini aggressivi durante il lavaggio in lavastoviglie può indurre fenomeni di corrosione. Per corrosione del vetro si intende un insieme di processi chimico-fisici irreversibili in cui la superficie del materiale reagisce con l'ambiente circostante, determinando la progressiva dissoluzione della sua struttura superficiale. Questi fenomeni alterano la microstruttura del vetro, causando modificazioni morfologiche permanenti che aumento della rugosità superficiale e formazione di minuscole cavità. A livello macroscopico, queste alterazioni possono manifestarsi come perdita di brillantezza, opacizzazione e altri difetti visivi.
Perché appare opaco? Questione di luce e "micro-graffi"
Un bicchiere perfettamente trasparente appare tale perché la sua struttura è uniforme: la luce che lo attraversa incontra un materiale omogeneo e può propagarsi in modo relativamente ordinato. Quando però il vetro viene progressivamente rovinato dai lavaggi in lavastoviglie, questa uniformità microscopica viene meno. Come già visto, l'ambiente caldo, umido e fortemente alcalino (cioè basico) favorisce la corrosione chimica dello strato superficiale del vetro, modificandone la superficie che passerà da liscia e compatta a ruvida con porosità e zone alterate dal punto di vista chimico-fisico.
Ed è qui che entra in gioco la fisica. Quando la luce incontra una superficie perfettamente regolare, continua il suo percorso in modo più o meno coerente. Se invece incontra disomogeneità microscopiche – cavità, rugosità, variazioni locali di composizione chimica – non attraversa più il materiale in linea ordinata, ma viene deviata e riflessa in molte direzioni. Questo fenomeno si chiama diffusione della luce (light scattering), ed è il principale responsabile dell'effetto opaco: la luce, "sparpagliandosi" in tutte le direzioni, non permette di farci vedere chiaramente cosa c'è dall'altra parte del vetro, ma al contrario l'occhio percepisce quel tipico alone lattiginoso.

Nel caso dei bicchieri lavati in lavastoviglie, il fenomeno può essere amplificato da altri meccanismi secondari, come la formazione di strati superficiali dovuti al deposito di carbonati (come il calcare) e altri residui derivanti da acque particolarmente dure, cioè con elevate concentrazioni di ioni minerali.