
Tra 8000 e 2000 anni fa, la fusione dei ghiacci dovuta all’aumento delle temperature che segnò la fine dell’ultima glaciazione determinò lo spostamento dell’asse di rotazione terrestre. Questo, a sua volta, influenzò l’altezza del livello del mare sul pianeta, facendo sì che aumentasse in modo non uniforme. La correlazione tra questi fenomeni è evidenziata in un nuovo studio dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), dell’Università di Salisburgo e dell’Università di Bologna, pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment.
Che cosa accadde alla fine dell’ultima glaciazione
Circa 21.000 anni fa, durante l’ultima glaciazione, le temperature raggiunsero il loro minimo e le calotte glaciali la loro massima estensione. Queste intrappolavano enormi quantità di acqua, sottraendola agli oceani, il cui livello medio era circa 130 m più basso rispetto a oggi. Ma quando le temperature cominciarono ad aumentare e i ghiacci a fondere, una grande quantità di acqua si riversò negli oceani. Il nuovo studio evidenzia che il loro livello, però, non aumentò ovunque in modo uniforme. Con il ritiro dei ghiacci, il peso che esercitavano sulla crosta terrestre diminuì, facendola sollevare gradualmente. Allo stesso tempo, con la fusione si indebolì l’attrazione gravitazionale tra le calotte e l’acqua oceanica. Questi fenomeni determinarono una variazione nella distribuzione delle masse sul pianeta, che a sua volta causò lo spostamento dell’asse di rotazione terrestre. Lo spostamento dell’asse di rotazione terrestre comportò la migrazione del polo nord terrestre – il punto in cui l’asse interseca la superficie terrestre nell’emisfero settentrionale – in direzione della Baia di Hudson, vicino alla costa nord-orientale del Canada. Il risultato di queste variazioni fu una distribuzione complessa e non uniforme del livello del mare sul pianeta.

Lo studio della distribuzione del livello del mare dopo l’ultima glaciazione
Il nuovo studio ha analizzato per la prima volta in modo sistematico gli effetti della migrazione dell’asse di rotazione terrestre sulla variazione del livello del mare dopo l’ultima glaciazione. La ricerca ha riguardato in particolare i cosiddetti “highstand”, cioè le evidenze di un aumento del livello del mare. I risultati, ottenuti mediante modelli numerici, hanno mostrato che l’altezza degli highstand è modulata dallo spostamento dell’asse di rotazione. In particolare, è stato verificato che la migrazione del polo ha fatto aumentare l’altezza degli highstand nell’Atlantico sud-occidentale, nel Pacifico nord-orientale e nell’Oceano Indiano settentrionale, mentre l’ha fatta diminuire nell’Oceano Indiano meridionale e in alcune zone del Pacifico.
Spiega Giorgio Spada, Professore del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna e co-autore dell’articolo:
Questi risultati ci permettono di comprendere meglio i meccanismi fisici che determinano le variazioni del livello del mare durante un ciclo glaciale, risultando quindi di notevole importanza nell’interpretazione futura di nuovi dati.
Anche l’attuale cambiamento climatico, secondo recenti studi, potrebbe portare entro il 2100 a una migrazione dei poli anche di alcune decine di metri. L’entità dello spostamento potrebbe essere maggiore rispetto a quella che ha caratterizzato gli altri eventi di deglaciazione passati, con conseguenze per la navigazione satellitare.
