
La libertà di stampa globale non è mai stata così bassa negli ultimi 25 anni. Ad affermarlo è il nuovo World Press Freedom Index 2026 di Reporters Without Borders (RSF), che analizza le condizioni del giornalismo in 180 Paesi e territori. L’Italia perde altre 6 posizioni rispetto al 2025 e scivola al 56° posto, attestandosi in fascia problematica. In cima alla classifica si confermano invece i Paesi del Nord Europa, mentre agli ultimi posti restano Cina, Corea del Nord ed Eritrea.
La libertà di stampa a livello globale nel 2026: la classifica dei paesi
Il World Press Freedom Index di Reporters Sans Frontieres (RSF) misura il livello di libertà di cui godono giornalisti e media in 180 Paesi e territori. La definizione di libertà di stampa utilizzata per la valutazione è la seguente:
La libertà di stampa è definita come la capacità dei giornalisti, individualmente e collettivamente, di selezionare, produrre e diffondere notizie di interesse pubblico, indipendentemente da interferenze politiche, economiche, legali e sociali e in assenza di minacce alla loro incolumità fisica e mentale.
Per stilare la classifica globale, RSF analizza cinque macro-categorie:
- contesto politico
- quadro giuridico
- contesto economico
- contesto socio-culturale
- sicurezza
Ogni Paese riceve un punteggio che va da 0 a 100, dove 100 rappresenta la completa libertà di stampa. Questo punteggio viene calcolato sulla base dalla combinazione di due elementi:
- la quantità di abusi commessi contro i media e i giornalisti in relazione al loro lavoro
- un'analisi qualitativa della situazione in ciascun paese o territorio, basata sulle risposte a un questionario suddiviso per le macro-categorie da parte di esperti del settore (tra cui giornalisti, ricercatori, accademici e difensori dei diritti umani)
In base al punteggio ottenuto, la libertà di stampa viene classificata in cinque livelli:
- Buona: 85-100 punti
- Soddisfacente: 70-85 punti
- Problematica: 55-70 punti
- Difficile: 40-55 punti
- Molto grave: 0-40 punti
I punteggi delle singole categorie contribuiscono poi in egual misura al punteggio globale.
Il dato più significativo del rapporto 2026 riguarda il peggioramento generale della situazione mondiale. In 25 anni, il punteggio medio non era infatti mai stato così basso e, per la prima volta nella storia dell’indice RSF, oltre la metà dei Paesi analizzati (52%) rientra nelle categorie “difficile” o “molto grave”. Nel 2002 questi Paesi rappresentavano appena il 14% del totale. All’epoca circa il 20% della popolazione mondiale viveva in Stati con una situazione considerata “buona”; oggi questa quota è scesa sotto l’1%.
Nel 2026 solo sette Paesi rientrano nella fascia con “buona” libertà di stampa:
- Norvegia
- Paesi Bassi
- Estonia
- Danimarca
- Svezia
- Finlandia
- Irlanda
Colpisce il fatto che tutti questi Paesi siano concentrati nel Nord Europa e che la Norvegia (con 92,72 punti) mantenga il primo posto per il decimo anno consecutivo.
Il Paese con la peggiore libertà di stampa è invece l’Eritrea che occupa l’ultimo posto in classifica per il terzo anno consecutivo.
Complessivamente, l’Europa orientale e il Medio Oriente si confermano le aree più pericolose al mondo per i giornalisti, una tendenza ormai stabile da oltre due decenni.
Tuttavia, il maggior arretramento in classifica del 2026 è quello del Niger, che perde 37 posizioni. RSF collega il dato alla crescente instabilità del Sahel, dove gruppi armati e giunte militari limitano sempre più l’accesso a informazioni indipendenti.
Al contrario, la Siria ha registra il miglior avanzamento dell’anno: dopo la caduta della dittatura di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, il Paese ha guadagnato ben 36 posizioni, passando dal 177° al 141° posto.
Guardando invece i dati delle grandi potenze, la situazione non è incoraggiante:
- gli Stati Uniti scendono di 7 posizioni, fino al 64° posto
- la Russia è al 172° posto (-1 posizione)
- la Cina rimane stabile in terzultima posizione
Secondo RSF, il peggioramento più evidente riguarda il quadro giuridico: in molti Paesi il giornalismo sta vendendo sempre più criminalizzato attraverso leggi restrittive, processi e limitazioni all’accesso alle informazioni.
La situazione attuale in Italia e le criticità
Secondo questa classifica RFS, la situazione italiana attuale (a cui è attribuito un punteggio di 65,16) resta classificata come “problematica”. Inoltre, l’Italia è scesa al 56 esimo posto, perdendo sei posizioni in un solo anno.
Analizzando i cinque indicatori utilizzati da RSF, nel Bel Paese emergono diverse aree problematiche per la libertà di stampa:
- contesto politico: 50° posto (-1 rispetto al 2025)
- contesto economico: 58° posto (-2)
- quadro giuridico: 56° posto (-12)
- sicurezza: 61° posto (-17)
- contesto socio-culturale: 77° posto (-14)
Questi dati quindi ci dicono che in Italia, le criticità maggiori per i giornalisti riguardano la tutela legale, la sicurezza e il contesto socio-culturale.