
L’ungherese è una lingua ugrofinnica – parte della famiglia delle lingue uraliche, la stessa di cui fanno parte estone e finlandese – parlata da 9,8 milioni di persone in Europa e da circa 14 milioni nel mondo. È la lingua ufficiale della Repubblica Popolare Ungherese.
Nel dibattito riguardo a quali siano le lingue più difficili del mondo l’ungherese viene sempre tirato in ballo: si posiziona, infatti, molto in alto nelle classifiche delle lingue più complicate da apprendere, contendendosi il primo posto in Europa con finlandese e basco.
Ma si tratta davvero della lingua più difficile dell’Unione europea? Sembrerebbe di sì ed esistono dei motivi ben precisi per cui viene percepita come tale.

Lingua e cultura ungherese
Innanzitutto, in un continente dominato da lingue indoeuropee (nello specifico romanze, germaniche e slave) l’ungherese non appartenente a questa famiglia linguistica. Fa parte, invece, delle lingue uraliche, parlate dalla Siberia all’Europa Settentrionale e Centrale. Nonostante sia imparentato con finlandese ed estone, non è mutuamente intellegibile con esse; per contro, le lingue più vicine all’ungherese sono il vogulo e l’ostiaco (o hianti), due idiomi nella Siberia Nord-occidentale.
Nel corso del IX secolo, le tribù nomadi degli ungari Magiari migrarono verso ovest, attraversarono le steppe eurasiatiche e si stabilirono nel bacino dei Carpazi intorno all’895 d.C. Inizialmente noti per incursioni e saccheggi, i Magari si convertirono al cristianesimo sotto il re Stefano I, dando origine al Regno d’Ungheria e integrandosi nel mondo europeo medievale.
Nel corso dei secoli, l’Ungheria divenne un importante regno dell’Europa centrale, grazie al suo ruolo di confine fisico tra il mondo cristiano e quello musulmano.
A causa della sua posizione geografica, subì diverse invasioni, come quella mongola del XIII secolo, e fu terra di conquista: si pensi alla dominazione ottomana tra XVI e XVII secolo. Nel Settecento entrò a far parte dell'impero asburgico, dissoltosi alla fine della Prima Guerra Mondiale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si instaurò in Ungheria un regime di tipo comunista, alleato dell'URSS. Culturalmente importantissima fu per gli ungheresi la rivolta del 1956: un fallimentare tentativo di rovesciare il regime a favore di uno stato più democratico. Oggi l’Ungheria è uno stato indipendente e membro dell’Unione Europea con una forte identità culturale, legata alle sue origini magiare. Svolge, inoltre, un ruolo importante nella politica estera e internazionale dell'UE.
Elementi di grammatica ungherese

L’ungherese attuale, come molte lingue europee, si scrive con l'alfabeto latino. Non è però sempre stato così: fino al X secolo era scritto in Rovás, una tipologia di alfabeto runico, vergato da sinistra a destra. Il passaggio all'alfabeto latino avvenne per assimilazione rispetto agli altri popoli europei.
Dal punto di vista fonetico l'Ungherese presenta 39 fonemi (14 vocali e 25 consonanti). Le vocali sono ulteriormente distinte, come accadeva anche in latino, in lunghe e brevi. La più "strana" tra le vocali dell'ungherese è la [ɒ]/[ɑ], che suona particolarmente estranea agli altri europei perché assente nelle lingue indoeuropee. L'accento tonico, fortunatamente, è sempre sulla prima sillaba.
Graficamente tali fonemi vengono resi attraverso 40 lettere, alle quali vanno aggiunte q, w, x, y, presenti nei forestierismi, e i diacritici (á, é, í, ó, ö, ő, ú, ü, ű). Ci sono anche 8 digrammi e un trigramma (sequenze di grafemi che corrispondono a un fonema preciso), che aggiungono ulteriore profondità alla scrittura ungherese. La distinzione tra vocali lunghe e brevi è resa graficamente attraverso diacritici.
Da segnalare come caratteristica fonosintattica dell'Ungherese è l'armonia vocalica, un processo di assimilazione che nelle lingue naturali serve a mantenere la coerenza del suono. L'armonia vocalica consiste nella mutazione della vocale in base alle vocali presenti in radice, prefissi, suffissi o desinenze.
Ad esempio, il suffisso inessivo -ban che significa "in, dentro" alterna la vocale a seconda della radice alla quale si aggiunge:
ház > casa, házban > in casa
kert > giardino, kertben > in giardino
Dal punto di vista morfologico l’ungherese è una lingua agglutinante, cioè costruisce nuove parole unendo più morfemi (unità minime dotate di significato) e aggiungendo suffissi; ad esempio:
ház > casa, házak > case, házban > nella casa, házakban> nelle case)
házamban > nella mia casa
In una sola parola si può esprimere ciò che altre lingue richiederebbero con un’intera frase formata da più componenti. Questo aspetto viene anche “facilitato” dal fatto che l’ungherese presenta circa ben 18 casi grammaticali (nominativo, dativo, accusativo, strumentale, strumentale-comitativo, causativo, traslativo, inessivo, superessivo, adessivo, delativo, illativo, elativo, allativo, ablativo, terminativo, formativo, essivo). Questo significa che i sostantivi ungheresi possono arrivare ad avere decine, se non centinaia, di forme diverse!
Prendendo ad esempio alcune forme della parola barát > amico:
barát > amico (nominativo)
barátot > amico (accusativo)
barátnak > a (un) amico (dativo)
baráttal > con (un) amico (strumentale)

L'ungherese favorisce anche l’uso di posposizioni rispetto alle preposizioni, nonché di prefissi pre-verbali che stravolgono il significato dei termini.
L'ordine delle parole risulta abbastanza flessibile all’interno della frase: se da un lato questa flessibilità offre molta più libertà sintattica, dall’altro aumenta la difficoltà di apprendimento. Solitamente la frase segue lo schema Soggetto-Verbo-Oggetto (SVO), anche se altri ordini di parole sono consentiti e usati per enfatizzare elementi diversi della frase (messa in evidenza). Aggiungiamo anche il fatto che l’ungherese favorisce l’uso di posposizioni rispetto alle preposizioni, nonché di prefissi pre-verbali che stravolgono il significato del verbo e possiamo facilmente capire perché la complessità aumenta.
Esistono anche buone notizie, però, per chi parla o vuole imparare questa lingua. L’ungherese ha solo due tipi di coniugazione verbale: definita (soggettiva) e indefinita (oggettiva), in base alla presenza o meno di un complemento oggetto definito. Inoltre, ha un solo tempo passato, le cui sfumature temporali sono esprimibili grazie ad avverbi o perifrasi.
Per quanto riguarda le parole, la sua vicinanza geografica ha arricchito il vocabolario ungherese con termini provenienti dal latino, dal tedesco e dalle lingue slave, nonché da francese, inglese e italiano.
In ungherese non esiste un vero e proprio genere grammaticale, perché possiede diversi modi per indicare sesso o genere biologico di persone, animali ed entità basandosi principalmente sul lessico e non su variazioni grammaticali interne.
Ad esempio, alcuni sostantivi hanno forme diverse per indicare il maschile o il femminile, esattamente come in italiano o altre lingue:
férfi > uomo vs. nő > donna
apa > padre vs. anya madre
fiú > ragazzo vs. lány ragazza
Per alcune professioni o ruoli sociali si utilizzano termini specifici, ad esempio:
tanár > insegnante (maschile o neutro)
con l’aggiunta del suffisso -nő si specifica il genere femminile:
tanárnő > insegnante (insegnante donna)
oppure si ricorre a parole composte come női tanár.
Infine, il pronome personale di terza persona singolare “ő” viene usato indifferentemente per “lui” e “lei”, una neutralità non rarissima ma comunque insolita nello scenario linguistico europeo
L'ungherese è una lingua abbastanza complicata: conclusioni
Allora, l’ungherese è davvero la lingua più difficile dell’Unione europea? La risposta più onesta è “probabilmente sì”, almeno per chi ha come lingua madre una lingua indoeuropea, dato che risulta radicalmente diversa.
D’altro canto, se si supera l’iniziale paura causata dalla difficoltà dell’ungherese, ci si sorprenderà di quanto possa risultare affascinante. Dietro la complessità grammaticale e la distanza linguistica, l’ungherese rivela una sorprendente coerenza interna ricca di una logica rigorosa e precisa.
Dopotutto, sono poche le lingue in grado di donarci una delle parole più lunghe al mondo:
folyamatellenőrzésiügyosztályvezetőhelyettesképesítésvizsgálat
il cui significato è “sondaggio per la qualificazione del vice-direttore del dipartimento dei controllo dei processi”.