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22 Settembre 2026
17:00

La storia di Alexander Zverev, come il tennista convive con il diabete di tipo 1

Il fresco campione degli US Open, Sascha Zverev, ha dedicato il secondo Slam della carriera alla madre Irina e alla sua caparbietà nell'avvicinare il figlio al tennis nonostante la diagnosi di "diabete di tipo 1" all'età di 4 anni.

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La storia di Alexander Zverev, come il tennista convive con il diabete di tipo 1
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Sascha Zverev. Credit: Keith Allison from Hanover, MD, USA, CC BY–SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by–sa/2.0>, via Wikimedia Commons

Sascha Zverev è l'uomo del momento nel mondo del tennis. Il 29enne tedesco, la cui carriera è stata schiacciata tra due generazioni di fenomeni (i Big Three – Federer, Nadal e Djokovic – e Sinner e Alcaraz), è riuscito finalmente ad affermarsi anche a livello Slam, vincendo in una sola stagione Roland Garros e US Open e proverà a diventare n° 1 di fine anno nella corsa che durerà fino alle Atp Finals di Torino, spalla a spalla, punto su punto, con Sinner. Dopo la finale di New York, vinta contro il padrone di casa Ben Shelton, il gigante di Amburgo si è distinto anche per una commovente dedica alla madre Irina, ex tennista, che ha posto l'accento su un aspetto che spesso non si racconta nell'analisi della sua carriera: la convivenza, fin dall'età di 4 anni, con la diagnosi di "diabete di tipo 1", una malattia che distrugge le cellule del pancreas che producono insulina come spiega il Ministero della Salute. Per sostenere chi affronta la sua stessa sfida, ha creato la Alexander Zverev Foundation, un'organizzazione che garantisce cure, farmaci e assistenza ai bambini diabetici nei Paesi più svantaggiati. Il suo percorso è diventato un esempio, "un'ispirazione", tanto da essere citato dal direttore generale dell'OMS in un post su X.

"Voglio ringraziare una persona che non guarda mai le mie partite, ma che è la più importante nella mia vita. Quando a tuo figlio di 4 anni viene diagnosticato il diabete e i medici ti dicono che la vita e lo sport saranno molto, molto limitati per quel bambino, ci vuole una madre molto, molto forte per uscire da quegli ambulatori e dire: ‘Mio figlio sarà chiunque voglia essere. Se vuole fare il tennista, farà il tennista. Se vuole fare qualcos'altro, farà qualcos'altro. Ma questa malattia non ci definirà. Mia madre è la persona più importante e forte che conosca" [Sascha Zverev]

Zverev, un palmares sinonimo di costanza sportiva

Nel corso della sua carriera Zverev ha finora vinto 26 titoli ATP, tra cui spiccano i due Slam vinti quest'anno, due ATP Finals e la medaglia d'oro in singolare alle Olimpiadi di Tokyo. Nel 2022 ha subito un grave infortunio alla caviglia durante la semifinale del Roland Garros contro Rafael Nadal, una grave lesione di tre legamenti che lo ha costretto a sottoporsi a un intervento chirurgico e a una lunga convalescenza. Il paradosso è che a fine torneo è salito per la prima volta al 2º posto della classifica mondiale, ma stando lontano dai campi a novembre è uscito dalla top 10 per la prima volta dal luglio 2017. Con forza e determinazione e una scrupolosa attenzione alla preparazione atletica, volta anche a prevenire ricadute alla caviglia, il tedesco è riuscito nell'ultimo anno a infilarsi nel duopolio Sinner-Alcaraz e ora la vetta del ranking non è più un'utopia.

L’annuncio pubblico tardivo a 25 anni

Come spiega il Ministero della Salute, il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune in cui il pancreas smette di produrre insulina, l'ormone fondamentale che agisce come una "chiave" per permettere al corpo di trasformare il glucosio in energia per i muscoli. Chi ne soffre deve quindi somministrarsi l'insulina dall'esterno per tutta la vita.

Sebbene conviva con questa condizione da quando era bambino, Sascha Zverev ha deciso di parlare apertamente del diabete di tipo 1 "solo" nel 2022. L'occasione è stata proprio il lancio della fondazione che porta il suo nome, con sede ad Amburgo, nel cui consiglio c'è anche il fratello Misha. La fondazione ha lo scopo di finanziare progetti benefici per bambini malati e aiutare nella distribuzione di farmaci e cure per chi non ha la possibilità di accedervi. Ecco le sue parole: "Non volevo che il mondo lo sapesse, che diventasse una scusa rispetto al modo in cui giocavo. Quando però ho vinto l’oro olimpico (a Tokyo 2021 ndr.) e sono arrivato al numero 2 del ranking ho capito che era il momento di aiutare gli altri. Molte persone non sono nemmeno informate bene, non sanno cosa sia il diabete di tipo 1, volevo far capire ai bambini diabetici e a tutto il mondo che è possibile inseguire i propri sogni”.

Il caso Zverev nel tennis: le iniezioni nei cambi campo

Il diabete di tipo 1 non si può curare, ma si deve gestire costantemente. L'obiettivo quotidiano è mantenere stabile la glicemia per evitare gravi complicanze a lungo termine (come danni a cuore, reni e vista).

Poiché l'insulina verrebbe degradata dagli enzimi dello stomaco se assunta per via orale tramite compresse, l'unica soluzione è l'iniezione. Chi ne soffre deve somministrarsi l'ormone in media 4-5 volte al giorno tramite apposite penne ad ago secondo il modello basal-bolus descritto dall'American Diabetes Association e dagli Standard Italiani per la cura del diabete mellito pubblicati dalla Società Italiana di Diabetologia. In alternativa, come riportato dal Ministero della Salute, esistono microinfusori sottocutanei: piccoli dispositivi tecnologici che rilasciano insulina in modo continuo nell'arco delle 24 ore, adattandosi al fabbisogno del corpo per scongiurare sbalzi glicemici.

Il caso Zverev è emblematico. Per sua natura, il tennis è uno sport che prevede partite spesso lunghe e sfiancanti (anche fino a 5 ore) e il tedesco è sempre stato costretto a diverse iniezioni di insulina durante i cambi campo. Questo significa dover pensare contemporaneamente alla partita, all’avversario e anche al proprio stato di salute. Il tedesco lo ha spiegato bene a Reuters a inizio 2026: "Ogni volta che scendo in campo gioco due partite. E la seconda è invisibile. Può trattarsi di una cosa semplice come decidere quando bere un sorso dalla mia borraccia o quando assumere un gel energetico, fino alle iniezioni. Da fuori sembra un normale cambio di campo, ma io sto già programmando il successivo”. Zverev gioca infatti con un sensore CGM sul braccio che serve a segnalare quando i livelli di glicemia sono troppo alti e serve un’iniezione immediata, prima di tutto per la sua salute, poiché l’iperglicemia può causare danni ai vasi sanguigni e aumenta il rischio di infarto, ictus e insufficienza renale.

Zverev e gli "incidenti" nella gestione del diabete in campo

Il diabete di tipo 1 può peggiorare soprattutto nei periodi più caldi e basta un piccolo intoppo per complicare le cose. Come successo a Sascha Zverev durante la semifinale del torneo Atp 500 di Halle (in Germania) quest'anno contro Taylor Fritz, quando il tedesco fu "ingannato" da un malfunzionamento del sensore, che indicò dei livelli di glicemia molto più alti di quelli reali. Zverev si fermò per un’iniezione, ma siccome quei valori non erano reali l’insulina abbassò tantissimo i livelli di zucchero nel sangue, e il risultato fu una grave ipoglicemia, che può portare a tremori, debolezza, vertigini, capogiri e confusione. Per rimediare il tedesco fu costretto ad assumere immediatamente 350 grammi di zucchero: «Ho bevuto una bevanda al glucosio dietro l’altra. È come bere tre litri e mezzo di Coca-Cola durante una partita. È difficile sentirsi bene dovendo gestire tutti questi zuccheri» aveva poi spiegato in conferenza stampa, una volta passata la paura. Questo "incidente" è successo perché le temperature elevate (che sono comunque monitorate grazie alla Heat Rule nel tennis) possono alterare le letture del sensore.

Un altro episodio spiacevole è capitato a Zverev durante il Roland Garros 2023. Nel terzo turno contro Frances Tiafoe gli fu impedito di iniettarsi l’insulina durante i cambi di campo dal supervisor, ignaro della sua patologia. L’episodio mandò l'attuale n° 2 del mondo su tutte le furie, ma paradossalmente fu un’occasione per rendere tutto il circuito del tennis più consapevole delle difficoltà di un atleta che soffre di diabete di tipo 1: «Nei tornei ATP mi inietto l’insulina durante i cambi campo, ma qui non è stato possibile. Sono stato costretto ad uscire dal campo e mi hanno detto che lo avrebbero considerato come toilet break (la pausa concessa ai giocatori tra un set e l'altro ndr.), ma ce ne sono soltanto due per partita, e in un match su 5 set potrei aver bisogno anche di 4 o 5 iniezioni per la mia salute. Una situazione assurda, perché se io non prendo l'insulina posso sentirmi male». I tornei del Grande Slam sono auto-regolamentati e il cortocircuito rientrò nel match successivo quando Aurélie Tourte, giudice di sedia del suo match di ottavi di finale contro Grigor Dimitrov, gli assicurò che non l'avrebbe contato come toilet break se avesse avuto bisogno dell'iniezione.

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