
La tassa italiana da 2 euro sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro, provenienti da Paesi extra-UE, non entrerà più in vigore il 1° luglio, ma è stata rinviata al 1° ottobre 2026. A deciderlo è stato il Consiglio dei Ministri, con un decreto-legge approvato su proposta della Presidente Giorgia Meloni insieme a un fronte compatto di ministri, da Giorgetti a Salvini, da Urso a Calderone. Se siete amanti dello shopping e lo praticate spesso e volentieri su grandi piattaforme di e-commerce cinesi, come AliExpress, SHEIN o Temu, la notizia quindi vi riguarda direttamente.
Il 1° luglio, però, entrerà comunque in vigore la tassa europea di 3 euro: questo dietrofront eviterà, almeno per il momento, la sovrapposizione tra i due dazi.
In cosa consiste la doppia tassa sui pacchi cinesi e quanto pagheremo
Tutto nasce da un fenomeno evidente a tutti: i piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE sono letteralmente esplosi all’interno dell’Unione Europea: secondo alcune stime fatte dalla Commissione Europea il volume di questi pacchi è raddoppiato ogni anno dal 2022 fino a raggiungere la cifra record di 4,6 miliardi di “mini-pacchi” arrivati su suolo europeo nel 2024. Di questi, il 91% proviene dalla Cina. Bruxelles ha quindi deciso di intervenire, introducendo un dazio europeo da 3 euro su ogni spedizione di valore inferiore ai 150 euro.
Attenzione, però: il dazio dei 3 euro non si applica all'intero contenuto del pacco, ma a ogni singola categoria merceologica presente al suo interno. Questo significa che, se in un pacco convivono due categorie merceologiche diverse, la tassa applicata sarà di 3 euro per la prima categoria a cui si aggiungeranno altri 3 euro per la seconda, per un totale di 6 euro applicato al pacco.
E come se ciò non bastasse, a questa misura europea l'Italia aveva deciso di aggiungere una propria tassa di gestione da 2 euro, la cosiddetta handling fee, che dal 1° luglio avrebbe dovuto coprire i costi legati allo smistamento, alla movimentazione e allo sdoganamento delle merci negli hub logistici.
Perché dal 1° luglio pagheremo 3 euro in più se l’imposta da 2 euro è slittata
Come accennato, il 1° luglio entrerà comunque in vigore la tassa europea di 3 euro a cui abbiamo accennato prima (che resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando dovrebbe essere attuato il nuovo sistema doganale europeo per gli acquisti online), con la conseguente abolizione della franchigia doganale introdotta nel 1992 e che fino ad ora aveva consentito l'ingresso di piccoli pacchi senza applicare dazi.
Rimandare la tassa italiana di 2 euro al 1° ottobre, quindi, permette di evitare una sovrapposizione tra i due dazi.
Interessante notare che la decisione annunciata dal Governo era stata preceduta nei giorni scorsi da alcune critiche mosse da vari esperti ed enti, tra cui Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, che aveva suonato l'allarme direttamente al Ministro Giorgetti, portando sul tavolo un calcolo impietoso. Con la tassa in vigore, le entrate totali per lo Stato si sarebbero fermate a 127,6 milioni di euro tra luglio e novembre. Senza la tassa, i traffici sarebbero rimasti sugli scali italiani (anziché passare da altri Paesi UE in cui la tassa da 2 euro non è presente) e le casse pubbliche avrebbero incassato 153,1 milioni di euro.
Su questo aspetto si era pronunciato Carlo De Ruvo, Presidente di Confetra, che alcuni giorni fa, prima che il Governo annunciasse lo slittamento a ottobre dell'applicazione della tassa da 2 euro, aveva spiegato a chiare lettere:
I numeri dimostrano che ci troviamo di fronte a un paradosso fiscale. Il mantenimento della tassa non determina un incremento delle entrate pubbliche, ma si traduce in un saldo negativo nei soli cinque mesi considerati. L’handling fee, di fatto, non aumenta il gettito, ma lo riduce, danneggiando contemporaneamente le imprese e le casse dello Stato.