
Da 22 giorni l'Albania è attraversata da una delle più grandi mobilitazioni civiche degli ultimi anni, iniziata sotto forma di proteste locali contro la realizzazione di un resort turistico in un'area ambientale protetta, un progetto dietro il quale si cela la società Affinity Partners, di proprietà della figlia e del genero di Donald Trump, Jared Kushner.
Nel corso delle settimane, la mobilitazione – ora ribattezzata “la rivoluzione dei fenicotteri” – si è gradualmente estesa a tutto il Paese, con la popolazione che ora chiede le dimissioni del premier socialista Edi Rama: migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare a Tirana, Valona e in altre città contro tutta la vecchia classe politica, che avrebbe dato il via libera al resort turistico, destinato a sorgere lungo la costa meridionale del Paese, tra l’isola di Sazan e la zona di Valona (Vlorë in albanese).
Il progetto è stato raccontato come una vicenda locale legata al turismo di lusso e ai conflitti ambientali, ma in realtà si inserisce in uno degli spazi più strategici dell’intero Mediterraneo: il Canale d’Otranto, lo stretto che collega Adriatico e Ionio e che rappresenta una delle principali “porte energetiche” verso l’Europa. Qui infatti si concentrano traffici marittimi, infrastrutture strategiche e interessi che coinvolgono l'Unione Europea e alleati NATO, rendendo qualsiasi trasformazione costiera molto più di una speculazione ambientale o edilizia.
L’Albania tra proteste ambientali e politiche contro Edi Rama
A prima vista potrebbe sembrare una contrapposizione tra ambientalisti e costruttori di resort di lusso, ma le numerose proteste che stanno attraversando l'Albania stanno mettendo in discussione il modello di sviluppo scelto dal governo del primo ministro Edi Rama, basato sull'attrazione di grandi capitali stranieri per accelerare la crescita economica e trasformare l'Albania in una nuova destinazione turistica del Mediterraneo.
Secondo il governo, questo approccio ha contribuito ad aumentare occupazione, infrastrutture e flussi turistici, che negli ultimi anni hanno raggiunto livelli record. Ma la questione è diventata ancora più delicata perché il Paese è ufficialmente candidato all'ingresso nell'Unione Europea e deve dimostrare di rispettare standard sempre più rigorosi in materia di trasparenza amministrativa e tutela ambientale. I manifestanti chiedono le dimissioni non solo del Primo ministro Rama, ma anche di tutti coloro che hanno approvato il progetto, tra cui il leader dell'opposizione e veterano della politica albanese post-comunista, Sali Berisha.

L’isola di Sazan che potrebbe diventare il resort di Kushner, il genero di Trump
L'isola di Sazan è situata all'ingresso della baia di Valona, rappresentando il punto di incontro tra il Mar Adriatico e il Mar Ionio. Per decenni è rimasta praticamente inaccessibile perché utilizzata come base militare strategica: durante il Novecento passò sotto il controllo italiano, poi sovietico e infine del regime comunista dell'ex primo ministro e dittatore albanese Enver Hoxha. Ancora oggi sull'isola sono presenti bunker, tunnel sotterranei e infrastrutture militari che testimoniano il clima di isolamento che caratterizzò l'Albania durante la Guerra Fredda.

Negli ultimi anni il governo ha deciso però di aprire Sazan agli investimenti privati: il progetto più discusso prevede la realizzazione di un grande complesso turistico di lusso, con investimenti stimati in oltre un miliardo di euro che secondo il governo albanese consentirebbe di recuperare un'area abbandonata, creare occupazione e attirare visitatori ad alto potere di spesa. Ma dal punto di vista ambientale Sazan ospita habitat costieri ancora incontaminati e fa parte del sistema ecologico del Parco Marino Karaburun-Sazan, una delle aree marine più importanti dell'Albania. La preoccupazione è che si possa alterare in modo permanente un ecosistema che si è conservato proprio grazie al suo lungo isolamento.
Perché Sazan è un punto strategico nel Mediterraneo
A tutto ciò si aggiunge la dimensione militare. L'Albania è membro della NATO dal 2009 e la costa di Valona rappresenta uno dei punti di accesso dell'Alleanza verso i Balcani occidentali. Negli ultimi anni la NATO ha aumentato la propria attenzione verso il Mediterraneo orientale e l'area Adriatica, considerate cruciali per il monitoraggio delle rotte marittime e per la sicurezza delle infrastrutture sottomarine, come gasdotti e cavi per telecomunicazioni.
Questo non significa che dietro il progetto turistico esista necessariamente una finalità geopolitica nascosta, ma Sazan non è una località qualunque: la sua posizione la colloca al centro di una rete di interessi che coinvolge energia, sicurezza marittima e stabilità del Mediterraneo. Per questo motivo le discussioni sull'isola vanno ben oltre la costruzione di un resort: riguardano uno spazio geografico che da oltre un secolo viene considerato strategico dalle grandi potenze che si affacciano sull'Adriatico.
Vjosa-Narta e la sua importanza ecologica nei Balcani
Vjosa-Narta è una vasta area protetta che comprende la laguna di Narta, zone umide, saline, dune costiere e il tratto terminale del fiume Vjosa, considerato uno degli ultimi grandi fiumi europei ancora relativamente incontaminati. Si trova lungo la rotta migratoria adriatica e ogni anno migliaia di uccelli migratori utilizzano quest'area come punto di sosta, alimentazione e nidificazione.
Tra le specie più note figurano i fenicotteri rosa, diventati appunto il simbolo delle manifestazioni. Ma l'importanza biologica dell'area va ben oltre la presenza di questi animali: le zone umide come Vjosa-Narta svolgono funzioni essenziali per l'ecosistema. Filtrano naturalmente le acque, riducono l'erosione costiera, assorbono grandi quantità di carbonio e contribuiscono a mitigare gli effetti degli eventi meteorologici estremi. Dal punto di vista scientifico, questi ambienti sono considerati tra gli ecosistemi più importanti dei Balcani e, nonostante occupino una superficie relativamente ridotta, ospitano una biodiversità straordinaria.
Il TAP ed il corridoio energetico che attraversa i Balcani
A pochi chilometri dall’area interessata dal progetto passa il Trans Adriatic Pipeline (TAP), tratto finale del Corridoio Meridionale del Gas, il gasdotto che trasporta il gas naturale proveniente dal giacimento azero di Shah Deniz, attraversando Grecia e Albania prima di arrivare in Italia, dove si collega alla rete energetica europea.

Il Corridoio Meridionale del Gas, tra i più rilevanti dal punto di vista energetico per l'Europa, ha come obiettivo ridurre la dipendenza europea dalle forniture energetiche provenienti dalla Russia, rendendo questa fascia di territorio parte cruciale e strategica di una più vasta rete energetica continentale, pensata per diversificare le forniture energetiche europee e rafforzarne la sicurezza.
In questo contesto, quindi, l’Albania rappresenta uno snodo energetico cruciale e ogni trasformazione costiera rappresenta una riorganizzazione dello spazio infrastrutturale del Mediterraneo. Il sistema è progettato, inoltre, con una caratteristica importante: la capacità di reverse flow, cioè la possibilità di invertire temporaneamente il flusso del gas in caso di crisi o necessità di ridistribuzione.
Come si inserisce questa vicenda nel quadro europeo?
Le proteste hanno ormai superato la dimensione locale: i cittadini albanesi sono scesi in piazza anche nella capitale e le critiche riguardano soprattutto la trasparenza delle procedure, la gestione delle concessioni e il rapporto tra interesse pubblico e grandi investimenti privati.
Per questo motivo, la cosiddetta Rivoluzione dei Fenicotteri non è soltanto una mobilitazione ambientalista, ma è diventata l'espressione di un malessere più profondo che coinvolge temi come la corruzione, la distribuzione della ricchezza, la partecipazione democratica, il futuro modello di sviluppo del Paese e la sua dimensione europea. L'Albania è infatti candidata all'ingresso nell'Unione Europea e, nel corso dei negoziati di adesione, è chiamata a dimostrare progressi concreti nella tutela dell'ambiente, nello stato di diritto e nella trasparenza amministrativa. Per questo motivo ciò che sta accadendo nel Paese viene osservato con attenzione anche fuori dai confini nazionali, per capire la reale capacità del Paese di conciliare sviluppo economico, tutela del territorio e standard richiesti dall'integrazione europea.