glaciologo

Domenica 3 luglio 2022 sulla Marmolada si è verificata una tragedia: un enorme ammasso di ghiaccio si è staccato dal ghiacciaio in prossimità di Punta Rocca, causando una valanga.
Al momento le vittime accertate sono 7 e sono ancora 13 i dispersi. Purtroppo il rischio di crollo persiste e non è possibile agire se non con i droni.

Le dinamiche e le cause del crollo del ghiacciaio Marmolada

Per capire cosa sia successo sulla Marmolada e quali siano le cause della tragedia abbiamo intervistato il Dott. Valter Maggi, glaciologo e Presidente del Comitato Glaciologico Italiano che ha risposto ad alcune nostre domande.

Cos’è successo sulla Marmolada?

Quella che si è verificata domenica scorsa è una valanga di ghiaccio e acqua, causata dal distacco di una porzione del ghiacciaio lungo il fronte Nord della montagna. Il meccanismo e le dinamiche specifiche dell’evento non sono ancora ben note, ma è probabile che il distacco sia dovuto ad una frattura nel ghiaccio e all’azione lubrificante dell’acqua. Il ghiaccio, fondendosi per le elevate temperature, forma un cuscinetto d’acqua liquida che alimenta lo scorrimento e la fratturazione del ghiaccio che come risposta, crolla in grossi blocchi. Il ghiaccio stesso, poi, è sporco e diminuisce l’albedo, alimentando l’effetto di surriscaldamento e fusione.

Eventi di questo genere avvengono spesso in alta montagna? Oltre alle Alpi, quali altre catene montuose sono in uno stato di allerta?

Tutti i ghiacciai purtroppo “perdono pezzi”, non solo la Marmolada. Ma lo fanno il più delle volte quando non c’è nessuno a camminare lì nei paraggi.
Dal 1895 il Comitato Glaciologico Italiano (CGI) studia i ghiacciai italiani, promuovendo e coordinando le ricerche nel settore della glaciologia.
Ad oggi il Comitato è affiancato da diversi enti di ricerca associati tra cui il Muse di Trento, la Provincia di Trento e la SAT di Trento: grazie a questa rete di collaborazioni sappiamo ormai che i ghiacciai italiani – così come quelli di tutto il mondo – si stanno ritirando ad una velocità elevatissima. Potremmo dire senza sbagliarci di troppo che continuando a questo ritmo entro i prossimi 30 anni i nostri ghiacciai si saranno contratti talmente tanto da rischiare di scomparire. Questo non vale in egual modo per ghiacciai a quote sopra i 4.000 m che potrebbero sì contrarsi, ma limitatamente.

Camminare in montagna in estate è particolarmente pericoloso?

Nessun luogo naturale è esente da rischi. La montagna, così come il mare, i laghi eccetera, bisogna conoscerli bene per poterli apprezzare e visitare in sicurezza. Bisogna avere consapevolezza. Informarsi, capire e conoscere la montagna devono essere i fondamenti di ogni turista ed escursionista, sono le regole base.
C’è poi da dire che il riscaldamento climatico ha certamente aumentato il rischio di eventi estremi: oggi la montagna è diversa rispetto a decenni fa proprio perché lei stessa è cambiata per azione dell’uomo.

escursione ghiacciaio

Conoscendo la situazione attuale dei nostri ghiacciai, un evento del genere era in un certo senso prevedibile?

L’Italia è geologicamente “debole” se possiamo dire, si trova a subire regolarmente eruzioni vulcaniche e terremoti di varia natura. Anche le nostre montagne però sono a rischio, così come i ghiacciai che si trovano sulla sommità di queste catene.
Le Alpi sono le montagne più abitate al mondo: un fatto peculiare visto che sono da considerarsi inospitali, se vogliamo.
Eventi come distacchi e valanghe avvengono di continuo, ma hanno ovviamente caratteristiche e impatti diversi in base all’entità della massa che scende per gravità. Ma soprattutto in casi come questo l’impatto principale ha a che vedere con le tempistiche: se il distacco della Marmolada fosse avvenuto, che ne so, una notte di novembre nel bel mezzo della settimana il rischio di danneggiare qualcuno sarebbe da considerarsi certamente ridotto. Il problema è che la valanga della Marmolada è avvenuta una domenica d’estate, dove migliaia di persone se ne vanno ad alta quota in cerca di refrigerio e di relax.

monitoraggio ghiaccio

Qual è il punto su cui dovremmo riflettere e agire per preservare le montagne, migliorando il nostro rapporto con questi meravigliosi ambienti naturali?

L’unico modo per conoscere la montagna è studiarla e viverla. Bisogna migliorare il monitoraggio di queste aree e farlo consapevolmente, agendo con cura sulle zone più a rischio. Monitorare il ghiaccio, le temperature, le serie temporali è importante, ma non basta. Si deve puntare a monitorare prima di tutto le zone più frequentate e abitate per mettere in sicurezza le persone e, parallelamente, continuare a studiare il modo in cui questi ambienti si evolvono nel tempo.

In merito alla recente notizia dell’allarme sul ghiacciaio Planpincieux sul Monte Bianco, potrebbe dirci se questi fenomeni possono dirsi collegati dal fattore temperature?

Il Ghiacciaio Planpincieux è monitorato da anni da parte della Fondazione Montagna Sicura della Valle d’Aosta ed all’IRPI CNR di Torino. Esiste un sistema di allerta già codificato, per cui la chiusura della valle segue le norme che la Valle d’Aosta si è data. Chiaramente se la situazione di forte riscaldamento ha interessato l’intero arco alpino, anche la zona del Monta Bianco non ne è esente e questo potrebbe aver attivato la chiusura.

Articolo a cura di
Nicole Pillepich