zebra righe

Vi siete mai ritrovati a giocare a "nomi, cose, città" e a dover trovare parole che cominciano per "Z"? Di certo non avrete avuto problemi a trovare un animale che cominci con questa lettera, visto che ormai tutti conoscono… la zebra! Ma che animale è esattamente? Sembra un cavallo un po' tozzo con delle strane strisce verticali bianche e nere. In realtà quelle che chiamiamo zebre non appartengono a una singola specie ma sono piuttosto un gruppo di mammiferi erbivori appartenenti alla famiglia degli equidi – di cui fanno parte anche i cavalli, per capirci.
Ma perché la zebra ha le strisce? E soprattutto, è bianca a strisce nere o nera a strisce bianche? Ecco la risposta: è nera strisce bianche ma non per mimetizzarsi dai predatori…

Bianca a strisce nere o viceversa?

La zebra, guardandola di sfuggita, potrebbe sembrare bianca a strisce nere ma in realtà… è nera a strisce bianche. Gli esperti zoologi sono dell'opinione che gli antenati delle zebre avessero un manto scuro e che le strisce siano comparse successivamente a partire da degli individui con alcune striature chiare, date forse dalla mancanza di pigmentazione.

zebra cucciolo

Ma non serve andare tanto indietro nel tempo per trovare esemplari scuri…Sapete di che colore è la zebra prima di nascere? I giovani embrioni di zebra hanno inizialmente un colore nero-bruno e solo poco prima della nascita comincino a sviluppare strisce.
Facciamo però un piccolo inciso: guardando l'intero spettro di esemplari che chiamiamo "zebre", non troviamo solamente individui bianchi e neri ma anche bianchi e bruni o bianchi e rossastri.
Ok, ma basta parlare di dettagli, perché questi animali possiedono un manto a strisce?

Perché le zebre hanno il manto a strisce?

Sono ormai passati secoli da quando i primi zoologi e naturalisti tentarono di rispondere al quesito, proponendo teorie e meccanismi per spiegare la ragione evolutiva di questo tratto. Le teorie più dibattute sono legate a ragioni sociali, mimetismo, termoregolazione e difesa dai parassiti. Vediamole brevemente, cercando di arrivare ad una risposta plausibile.

Il riconoscimento degli esemplari

Partiamo da una ragione sociale: essendo le zebre animali da branco, le strisce potrebbero avere una funzione riconoscitiva tra esemplari, fungendo come una carta d'identità o, per fare una similitudine ad hoc, come un codice a barre! Ricordiamoci però che questi animali per riconoscersi usano non solo la vista ma anche gli altri sensi. La risposta potrebbe quindi essere valida, ma certamente non l'unico motivo dietro questa veste eccentrica.

zebra barcode

Mimetismo

D'altra parte, però, le strisce potrebbero rappresentare una forma di mimetismo tale da permettere alle zebre di essere predate con più difficoltà. Secondo alcuni studi è plausibile che questo ammasso di righe alternate sia in grado di confondere i predatori durante gli assalti al branco che, in risposta, se ne fugge via a passo svelto. Durante la corsa le strisce tenderebbero otticamente ad accavallarsi, distraendo il predatore e rendendo i contorni delle singole zebre pressoché indistinguibili. Ecco che il leone, per quanto possente, si ritroverebbe ad attaccare un po' alla cieca, rischiando di non portarsi a casa la cena.
Sempre seguendo quest'idea, altri esperti suppongono che le strisce nere possano mimare i tronchi d'albero scuri mentre quelle bianche i fasci di luce che vi passano attraverso.
Entrambe le ipotesi sembrano però poco probabili, visto che leoni e iene percepiscono le zebre come grandi silhouette grigie, fondendo assieme striature chiare e scure come suggerito da uno studio pubblicato sulla rivista PLOS One. E anche lì, ricordiamoci che i predatori vedono semplicemente le prede…ma le avvertono anche tramite udito e olfatto!

zebra leone

Evitare il surriscaldamento

Un'altra teoria, invece, ipotizza che l'utilità delle strisce chiare sia legata alla dispersione del calore, evitando quindi all'animale di surriscaldarsi eccessivamente rispetto agli esemplari più scuri.
In realtà non sembrano esserci prove effettive che mostrino una differenza di temperatura significativa tra cavalli scuri a tinta unita e le zebre striate.
Ma quindi qual è la risposta più plausibile?

Confondere i parassiti

Eccoci finalmente arrivati all'ultima se non (forse) alla più accreditata delle ipotesi, che legherebbe le zebre ai loro fastidiosi parassiti.
Rispetto alla controparte dal manto uniforme, gli esperti ritengono che gli individui bicolore abbiano goduto di una maggior probabilità di sopravvivere a infezioni ed epidemie causate dagli insetti. Ad oggi si ipotizza che mosche tse-tse, tafani e altri insetti succhia sangue abbiano dei problemi nel vedere alcuni pattern e a percepire la prospettiva: i loro occhi sfaccettati non riconoscerebbero le strisce del manto della zebra, andandoci a sbattere contro o non riuscendo ad atterrarci sopra. L'attrattiva per i tafani sembra diminuire con strisce verticali via via sempre più strette, il che risulta pertanto un efficace metodo di repellenza. Il segreto? Il modo in cui le strisce riflettono la luce!

sketch zebre
in foto: "Non mi piace l’aspetto di quella a strisce, ma quella scura sembra appetitosa." Credit: flantoons; Knight, 2012.

Questa teoria potrebbe ottenere supporto anche dal fatto che le zebre non possiedono un'immunità fisiologica contro questi insetti a differenza degli altri ruminanti delle savana. Non che abbia molto senso in termini evoluzionistici, ma potremmo dire che le zebre "abbiano trovato un'eccellente alternativa al problema degli insetti".
Volete la controprova? Durante un interessante esperimento condotto da alcuni ricercatori dell'Università di Bristol (UK) e UC Davis (USA) dei cavalli sono stati coperti con un "cappotto" a strisce verticali, dimostrando che venivano effettivamente ignorati dai tafani molesti. Di seguito, un immagine dello studio nella quale vengono paragonate le traiettorie dei tafani in presenza di cavalli e di vere zebre.

esperimento zebra
in foto: Esempi di traiettorie di volo di tafani attorno a cavalli domestici (a–c) e zebre (d–f). Gli esemplari scuri tinta unita sono i preferiti dai parassiti. Credit: Melin et al., 2016
Articolo a cura di
Nicole Pillepich