La vera storia dei diamanti insanguinati: cosa sono e perché finanziano le guerre civili in Africa

I diamanti di sangue, chiamati anche “blood diamonds” o “diamanti della guerra”, sono quelli estratti da zone di conflitto e usati per finanziare terroristi e guerre civili in Africa. Ecco la loro storia e il legame con la multinazionale De Beers.

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8 Gennaio 2024
18:30
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La vera storia dei diamanti insanguinati: cosa sono e perché finanziano le guerre civili in Africa
diamanti sangue

Alcuni dei diamanti messi in commercio negli ultimi decenni sono stati estratti in zone di guerra e venduti per finanziare rivolte e terroristi: stiamo parlando dei cosiddetti "diamanti di sangue" – conosciuti anche come "conflict diamonds" o "blood diamonds". L'estrazione di queste pietre causa guerre civili che, nel corso degli anni, hanno causato una grande perdita di vite umane soprattutto in Sierra Leone ed Angola. Ma in che modo queste pietre sono collegate alla De Beers, una tra le più importanti multinazionali in questo settore? Facciamo chiarezza.

La vera storia dei diamanti di sangue: la nascita della Beers

La De Beers è un'azienda fondata nel 1888 in Sudafrica ed è stata la prima ad aprire una miniera di diamanti su larga scala – la miniera di Kimberley. In poco tempo riuscirono a farsi strada nel settore dei diamanti, fino a controllarlo quasi del tutto. Una delle chiavi del loro successo fu un’enorme campagna pubblicitaria che per anni convinse milioni di persone di una cosa che, oggi, diamo per scontata: cioè che il diamante è per eccellenza la pietra da fidanzamento. Pensate che in quegli stessi anni avevano tra le mani tra il 75 e l’85% di tutto il settore dei diamanti, dalla produzione della pietra grezza fino alla sua vendita.

Ma come hanno fatto a raggiungere il monopolio? Da una parte hanno aperto miniere enormi in diverse parti del mondo – soprattutto in Sudafrica, Namibia e Botswana – ma dall’altra hanno usato delle pratiche… discutibili. Ed è qui che entrano in scena i diamanti di sangue.

I diamanti insanguinati in Africa e le guerre civili

Per riuscire a mantenere il monopolio nel settore l'azienda decise di iniziare ad acquistare diamanti anche da Paesi nei quali non avevano miniere, andando di fatto ad arricchire le casse dei miliziani e finanziando indirettamente guerre civili in diverse parti del mondo, soprattutto in Angola e Sierra Leone. Per capire la gravità dei conflitti in questi Paesi basta fare un rapido giro sul web: considerate solo che in queste guerre civili hanno perso la vita circa 50 mila persone e almeno 5000 bambini vennero arruolati come soldati.

Secondo alcune stime – da prendere comunque con le pinze – di tutti i diamanti sul mercato, una percentuale tra il 4 il 15% proviene proprio da zone di conflitto. Fortunatamente, se così si può dire, il problema è venuto a galla attorno alla fine degli anni ‘90 / inizio 2000 e quindi la comunità internazionale ha iniziato a mettere in campo soluzioni per cercare di contrastare il problema. Uno tra i traguardi più importanti raggiunti è la redazione del Kimberley Process.

L'accordo di certificazione Kimberley Process

Il Kimberley Process è un accordo volontario di certificazione fondato nel 2000. Il suo obiettivo è dire “ok, questi diamanti che stai comprando non hanno alimentato guerre civili”. Il che è buono, ovviamente, però… non è sufficiente. Infatti non si parla di diritti umani in generale e l'estrazione della pietra potrebbe comunque coinvolgere persone sottopagate e costrette a lavorare in condizioni disumane.

Questa certificazione comunque ha sollevato un gran polverone e quindi la De Beers ha dovuto necessariamente fare un cambio di rotta. Infatti, oltre a dichiarare di non acquistare più diamanti da zone di conflitto ormai da tanti anni, ha anche perso il monopolio. Questo perché dal 2000 in poi sono state scoperte nuove miniere di diamanti in Russia, Australia e Canada e tutti questi Paesi hanno iniziato a vendere le proprie pietre senza passare dalla De Beers.

Inoltre più passano gli anni e più aumenta la sensibilità verso questo tema e per questo motivo sempre più spesso, i consumatori non vogliono più diamanti naturali ma preferiscono alternative più etiche come i diamanti sintetici, tant’è che anche la stessa De Beers ha iniziato a metterli in produzione.

Per approfondire, ecco un video ad hoc sull'argomento:

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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