22 Dicembre 2023
16:00

La vita di Ettore Majorana, dagli studi alla misteriosa scomparsa del celebre fisico teorico

Un fisico italiano di livello assoluto, dotato di un'intelligenza fuori dal comune, ma anche di un carattere estremamente tormentato. Questo e altro è stato Ettore Majorana, la cui scomparsa continua ancora oggi a suscitare interrogativi.

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A cura di Erminio Fonzo
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La vita di Ettore Majorana, dagli studi alla misteriosa scomparsa del celebre fisico teorico
ettore majorana biografia

Ettore Majorana è stato uno dei più grandi fisici italiani. Per alcuni anni collaborò con i “ragazzi di via Panisperna”, gli scienziati riuniti intorno a Enrico Fermi che compirono scoperte fondamentali per la fisica moderna. Tuttavia il “grande inquisitore”, come Majorana era soprannominato, preferiva lavorare da solo e partecipava raramente agli esperimenti collettivi del gruppo. Si occupò prevalentemente di meccanica quantistica, in particolare sulla teoria dei neutrini. Nel 1933, dopo un periodo di lavoro in Germania, acquisì grande notorietà, ma al rientro in Italia si isolò quasi completamente, trascorrendo le giornate chiuso in casa. Nel 1937 divenne professore all’università di Napoli, ma pochi mesi dopo aver iniziato le sue lezioni scomparve misteriosamente. Sul suo destino sono state formulate molte ipotesi, tra cui quella del suicidio, ma nessuna di queste è stata mai provata.

La nascita e i primi anni

Ettore Majorana nacque a Catania nel 1906 da una delle famiglie più in vista della Sicilia. Suo nonno era stato più volte ministro; suo padre e i suoi zii erano tutti personaggi noti della politica, della cultura e dell’economia. Da bambino Ettore mostrò un’eccezionale precocità nella matematica, rivelandosi capace di risolvere a mente calcoli molto complessi. A nove anni fu mandato a studiare in un collegio di Roma e dopo il diploma si iscrisse alla facoltà di ingegneria, ma nel 1928 passò a fisica su suggerimento del compagno di studi Emilio Segrè, futuro premio Nobel. Iniziò così a frequentare il gruppo di giovani studiosi riunito intorno a Enrico Fermi, principale animatore dell’Istituto di fisica di via Panisperna.

Appunti manoscritti di Majorana
Appunti manoscritti di Majorana.

Con i ragazzi di via Panisperna

Majorana si laureò nel 1929 e iniziò a frequentare regolarmente via Panisperna. Il gruppo di Fermi compì ricerche importanti e nel 1934 conseguì, pur senza rendersene conto, un risultato di portata epocale: la prima fissione del nucleo dell’uranio. Majorana, però, partecipava raramente alle attività collettive e preferiva lavorare in solitaria, chiuso in biblioteca con i suoi appunti. Spesso contestava i risultati degli altri scienziati del gruppo, il che gli valse il soprannome di “grande inquisitore”. Le sue capacità, del resto, gli permettevano di interagire alla pari con Fermi.

Il soggiorno di Majorana in Germania

Majorana non era fatto per la vita accademica e raramente si preoccupava di pubblicare i risultati delle sue ricerche. Nel gennaio del 1933, però, accettò la proposta di Fermi di trasferirsi a Lipsia per lavorare con Werner Heisenberg, uno dei più noti fisici teorici del tempo. Pochi giorni dopo il suo arrivo, in Germania salì al potere il nazismo, sul quale Majorana si espresse in termini ambigui, mostrando di apprezzarlo per alcuni aspetti (si consideri però che i nazisti non avevano ancora mostrato il loro volto peggiore) e di criticarne altri.

Heisenberg
Werner Heisenberg.

Sul piano scientifico, il periodo tedesco fu il più proficuo per Majorana, che acquisì grande notorietà grazie agli studi sulle particelle elementari e diede un eccezionale contributo alla fisica moderna.

Il ritorno a Roma e l’insegnamento a Napoli

Majorana rientrò a Roma nell’agosto del 1933. Per alcuni anni si isolò quasi completamente dal mondo, trascorrendo la maggior parte delle giornate chiuso in casa a studiare. Rifiutò offerte di lavoro da prestigiosi istituti di ricerca stranieri, ma nel 1937 accettò una cattedra per chiara fama all’Università di Napoli e si trasferì nel capoluogo campano. A gennaio del 1938 diede inizio alle sue lezioni, che però non avrebbe mai portato a termine.

La scomparsa di Majorana

Annuncio per la scomparsa
Annuncio per la scomparsa.

La sera del 25 marzo 1938 Majorana partì in nave per Palermo per prendersi alcuni giorni di riposo. Prima di partire scrisse lettere piuttosto enigmatiche ai familiari e ad Antonio Carrelli, un collega dell’università, annunciando la sua «scomparsa». Giunto a Palermo, prese alloggio in un albergo e mandò a Carrelli un telegramma e una lettera, invitandolo a non allarmarsi per la precedente comunicazione e annunciandogli che l’indomani sarebbe rientrato a Napoli. Majorana, però, non comparve più, né a Napoli né altrove.

La scomparsa del fisico fu uno shock. La polizia, sollecitata da Mussolini in persona, compì estese ricerche, ma di Majorana non furono trovate tracce.

L'ultima lettera di Majorana
L’ultima lettera di Majorana.

Le ipotesi sulla sparizione

Sulla sorte dello scienziato sono state condotte centinaia di ricerche e sono state formulate molte ipotesi. Vediamo le più realistiche.

Suicidio

L’ipotesi che Majorana si fosse deliberatamente tolto la vita, lanciandosi in mare dal traghetto che lo riportava a Napoli, fu la prima a essere presa in esame. Tuttavia, nella prima lettera a Carrelli lo scienziato aveva usato la parola «scomparsa», che può essere interpretata in modi diversi, e in seguito aveva comunicato che sarebbe tornato a Napoli. Inoltre, poco prima di partire per Palermo aveva ritirato tutti gli stipendi arretrati, un comportamento assai strano per una persona che si appresta a togliersi la vita. Per questa ragione l’ipotesi del suicidio, pur essendo verosimile, non può essere data per certa.

Fuga in America Latina

Secondo un’altra teoria, Majorana si trasferì in America Latina sotto falso nome. L’ipotesi si è consolidata pochi anni fa grazie a una puntata della trasmissione "Chi l’ha visto?", e lo scienziato è stato identificato con un certo Andrès Bini, che viveva in Venezuela negli anni ‘50. Una foto di Bini è stata ritenuta compatibile con i tratti somatici di Majorana dai carabinieri del RIS e nel 2015 la Procura di Roma ha confermato l’identificazione, sostenendo che almeno fino al 1959 lo scienziato era in vita. Tuttavia, tali conclusioni non possono essere considerate definitive e molti esperti del caso, compresi i discendenti di Majorana, hanno rifiutato l’identificazione dello scienziato con Bini.

Bini (a sinisitra) nel 1955
Andrès Bini (a destra) nel 1955.

Ritiro in monastero

L’idea che lo scienziato si fosse chiuso in un convento per fuggire dalla vita sociale e dalla notorietà che aveva acquisito è stata rilanciata più volte ed è stata sostenuta, tra gli altri, da Leonardo Sciascia nel suo libro La scomparsa di Majorana. Sono stati indicati anche i monasteri nei quali il fisico avrebbe potuto rifugiarsi: la certosa di Serra San Bruno in Calabria e il convento di San Gregorio Armeno a Napoli. Tuttavia, non sono mai emerse prove a sostegno dell’ipotesi.

Altre teorie

Nel corso degli anni sono state avanzate anche ipotesi più fantasiose, per esempio che Majorana fosse andato in Germania (forse rapito) per mettere le sue conoscenze a disposizione dei nazisti o che avesse deciso di scomparire (suicidandosi o chiudendosi in convento) perché aveva intuito le potenzialità della fissione del nucleo atomico, che effettivamente nel volgere di pochi anni avrebbe portato alla costruzione della bomba atomica. Si tratta, però, di teorie prive di qualsiasi sostegno documentario. Altre ipotesi, come l’identificazione con un clochard siciliano morto nel 1973, sono state definitivamente smentite. Non sono nemmeno mancati mitomani che hanno dichiarato di averlo conosciuto e persino di aver lavorato con lui.

Il destino di Majorana resta un mistero e l’unica cosa certa è che organizzò con cura la sua “scomparsa”, qualunque cosa la parola significhi. Alcuni anni dopo i fatti, Enrico Fermi dichiarò: «Con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o di far scomparire il suo cadavere, Majorana ci sarebbe certo riuscito». Non si può negare che avesse ragione.

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