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14 Maggio 2026
13:53

Le correnti atlantiche AMOC si indeboliscono più del previsto: c’è il rischio di collasso? Cosa dice il nuovo studio

Un nuovo studio pubblicato su “Science Advances” suggerisce che l'AMOC (il sistema di correnti atlantiche che aiuta a distribuire il calore sulla Terra) si indebolirà del 51% entro fine secolo, con un rischio di collasso completo. Le conseguenze per il clima europeo potrebbero essere molto serie.

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Le correnti atlantiche AMOC si indeboliscono più del previsto: c’è il rischio di collasso? Cosa dice il nuovo studio
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L'Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), un vasto sistema chiuo di correnti oceaniche nell'Oceano Atlantico che ha un ruolo importante nel regolare il clima terrestre, è minacciato più del previsto. Ad affermarlo è uno studio pubblicato il mese scorso su Science Advance. La ricerca stima – dal confronto di diversi scenari simulati – che il sistema di correnti atlantiche potrebbe indebolirsi del 51% circa entro la fine del secolo. Questa non è una notizia che riguarda solo gli appassionati di climatologia: senza AMOC l'Europa sarebbe molto più fredda e siccitosa e il livello del mare potrebbe aumentare drasticamente, con conseguenze socio-economiche drammatiche.

Va specificato che l'AMOC non sta per collassare nei prossimi decenni, come si sta leggendo in questi giorni: lo studio parla di un indebolimento entro la fine del secolo e non si spinge oltre. Ci sono motivi però per credere che, a furia di indebolirsi, il sistema di correnti potrebbe effettivamente spegnersi del tutto, anche se non sono chiare le tempistiche di questa possibile circostanza.

Sapevamo già che l'AMOC si stesse indebolendo, ma non pensavamo così tanto: le previsioni dei modelli climatici riportate nell'ultimo report dell'IPCC (supportate da osservazioni dirette tramite sensori distribuiti nell'Atlantico) stimavano una possibile riduzione dell'AMOC attorno al 32% entro il 2100, con un ampio margine di incertezza. Il nuovo studio riduce drasticamente tale incertezza e dipinge un quadro peggiore di quanto previsto dalle analisi effettuate in precedenza.

Cos'è l'AMOC e perché si sta indebolendo

L'AMOC è il sistema chiuso di correnti nell'Oceano Atlantico che trasporta acqua calda dai tropici verso nord e acqua fredda verso sud. È alimentato principalmente da variazioni di temperatura e salinità dell'acqua oceanica, a cui si aggiunge il ruolo dei venti nel propellere le correnti. La Corrente del Golfo, che trasporta acqua calda dal Golfo del Messico all'Europa settentrionale, è un tratto di questo circuito di correnti. A sua volta, l'AMOC contribuisce alla circolazione generale degli oceani perché fa parte del più vasto sistema di correnti termoaline (cioè dipendenti da temperature e salinità) che coinvolge tutti gli oceani terrestri

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Il sistema di correnti AMOC. Credit: Carbon Brief

Il meccanismo che alimenta l'AMOC parte da un fatto molto semplice: l'acqua più fredda e più salata è più densa, quindi tende ad affondare; al contrario, l'acqua più calda e meno salata è anche meno densa, pertanto tende a risalire. Questo ci permette di capire il meccanismo con cui funzionano le correnti atlantiche.

Abbiamo già nominato la Corrente del Golfo, che grazie ai venti porta acqua calda nell'Atlantico settentrionale. Una volta, qui, l'acqua evapora aumentando di conseguenza la sua salinità. Risultato: diventa più densa e sprofonda. Quella massa d'acqua, giunta a nord dell'Islanda, si dirige poi verso sud, scorrendo a migliaia di metri sotto la superficie, e attraversa l'intero Atlantico fino a raggiungere l'Oceano Antartico. Qui, grazie a processi di rimescolamento oceanico, si riscalda e aumenta di salinità. Ecco quindi che riemerge, e da lì ritorna al Golfo del Messico chiudendo così il ciclo.

La “forza” delle correnti atlantiche viene misurata in sverdrup (Sv), unità di misura che corrisponde a una portata di 1 milione di metri cubi di acqua al secondo. I dati sull'AMOC vengono raccolti tramite sensori dal 2004, e da allora si è misurata una riduzione di circa 1 sverdrup per decennio alle latitudini tropicali nell'emisfero nord. L'analisi è stata pubblicata in uno studio dello scorso anno su Geophysical Research Letters.

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Forza delle correnti AMOC (misurata in Sv) alla latitudine 26,5° N. Fonte: National Oceanic Center, via Yale Environment

I dati sono ancora troppo pochi per capire se si tratta di una variabilità naturale o se è guidata dal riscaldamento globale antropico, ma l'indebolimento dell'AMOC è effettivo e misurato. Ma non solo: tutti i modelli climatici prevedono che il trend tenderà a proseguire anche nei prossimi decenni, almeno alle latitudini tropicali nord, come mostra uno studio del 2026 pubblicato su Annual Reviews.

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Dati storici (linea nera) e previsioni (linee colorate) sulla forza dell’AMOC alla latitudine 26° N fino al 2100. Credit: Dijkstra & van Westen (2026)

Perché la sua perdita di forza potrebbe portare al collasso delle correnti

Tra i fattori da cui dipende la forza delle correnti atlantiche ci siamo anche noi. Il riscaldamento dell'atmosfera causato dalle emissioni umane di gas serra provoca infatti la fusione dei ghiacci artici, che ha come conseguenza diretta l'immissione di acqua dolce nell'Atlantico settentrionale. Questo ostacola lo sprofondamento dell'acqua, indebolendo il “motore” dell'intero sistema AMOC.

Il problema è che, una volta iniziato l'indebolimento di questo sistema, tale indebolimento tende ad autoalimentarsi. Questo per via di un effetto a cascata: meno acqua fredda arriva nell'Oceano Antartico, meno acqua salata riesce a tornare nel Golfo del Messico e quindi nell'Atlantico settentrionale. Questo va a diminuire ulteriormente la salinità locale innescando così un circolo vizioso molto difficile da interrompere.

Questo dovrebbe aiutarci a capire perché un rapido indebolimento dell'AMOC è così preoccupante per i climatologi. A oggi gli esperti ritengono che l'AMOC sia un sistema cosiddetto bistabile, cioè con due configurazioni stabili: quella “a massima potenza” e quella in cui il sistema di correnti è del tutto spento. Pertanto, man mano che si indebolisce, l'AMOC tenderà alla situazione stabile più vicina, che è il collasso completo delle correnti, che potrebbe durare per secoli prima che le correnti si riattivano.

Quello che si suppone è che, prima di un eventuale spegnimento completo, la forza dell'AMOC potrebbe raggiungere un “punto di non ritorno”, una soglia di indebolimento oltre la quale il collasso diventa inevitabile. Attualmente la posizione di questa soglia è sconosciuta, ma il valore stimato è di 5-6 sverdrup (circa un terzo del valore odierno). In questo senso, più è intenso l'indebolimento previsto, maggiore è il rischio di raggiungere il punto di non ritorno.

Quello che sappiamo per certo è che un collasso completo dell'AMOC è possibile, anzi è già successo. L'ultima volta fu alla fine dell'ultima era glaciale, circa 12.000 anni fa: la fusione dei ghiacci apportò enormi quantità di acqua dolce nell'Atlantico, diminuendone drasticamente la salinità e portando a uno spegnimento completo delle correnti atlantiche. I dati paleoclimatologici mostrano che in quell'occasione le temperature in Groenlandia precipitarono di circa 10 °C nonostante il pianeta fosse in una fase di riscaldamento.

I possibili effetti dello spegnimento del sistema in Europa

Ribadito che non si sta parlando di spegnimento dell'AMOC entro la fine del secolo ma di un suo sostanziale indebolimento, è doverosa una premessa: prevedere cosa accadrebbe nel caso in cui l'AMOC collassasse è estremamente difficile per via della complessità del sistema e delle incertezze nei modelli climatologici. Nonostante questo, i ricercatori sono in grado di descrivere gli scenari di questa eventualità sul clima. Qui ci concentreremo sulle conseguenze in Europa, anche se ci sarebbero effetti importanti anche Africa, in Amazzonia e in altre regioni del mondo.

Uno degli effetti più semplici da intuire è un drastico raffreddamento dell'Europa settentrionale dovuto allo stop della Corrente del Golfo. Uno studio del 2025 pubblicato su Geophysical Research Letters calcola che, in uno scenario di collasso completo dell'AMOC, le temperature minime potrebbero scendere fino a –20°C a Londra e –48 °C a Oslo, anche tenendo conto del riscaldamento globale causato dai gas serra.

Acqua superficiale più fredda significa anche meno vapore acqueo e meno precipitazioni, con un conseguente abbattimento delle precipitazioni soprattutto sulle sponde orientali dell'Atlantico. Buona parte dell'Europa vedrebbe siccità significativamente più profonde e frequenti. Una ricerca pubblicata su Hydrology and Earth System Sciences nel 2025 ha analizzato specificamente gli impatti di un collasso AMOC sul clima europeo, e in tutti gli scenari analizzati ci si attende un clima più secco in caso di collasso dell'AMOC. Questo andrebbe a peggiorare lo spostamento già in atto verso climi più secchi in Europa dovuto al riscaldamento globale di origine antropica.

In altre parole, se già i modelli standard prevedono un trend di inaridimento del clima europeo, l'indebolimento o il collasso dell'AMOC peggiorerebbe significativamente questa tendenza, con conseguenze ben immaginabili per l'agricoltura. Uno studio del 2020 pubblicato su Nature Food ha analizzato i possibili effetti di un collasso dell'AMOC nel Regno Unito, concludendo che sarà possibile una «vasta interruzione dell'agricoltura intensiva, con perdite di produzione agricola di un ordine di grandezza superiori agli impatti del cambiamento climatico in assenza di un collasso dell'AMOC».

Uno spegnimento delle correnti atlantiche avrebbe anche un effetto nell'innalzamento del livello dei mari nel Nord America e in Europa. Questo perché grandi quantità di acqua non verrebbero più spostate verso nord e immerse in profondità, favorendo così un loro accumulo sulle coste. Parliamo di un innalzamento importante: una ricerca del 2015 pubblicata su Nature Communication attribuisce proprio a una riduzione dell'AMOC un aumento di ben 128 mm del livello del mare a New York nel biennio 2009-2010.

Il futuro dell'AMOC è anche una questione politica

Come già detto, questo non è un quadro deterministico e le previsioni non sono scritte nella pietra. Sul quadro generale però il consenso è universale: le correnti atlantiche hanno un effetto importante nel clima globale e un suo collasso potrebbe portare a conseguenze anche molto serie in Europa. Nel 2024 oltre 40 ricercatori hanno stilato una lettera aperta indirizzata al Consiglio Nordico dei Ministri per sensibilizzare i leader del Nord Europa al rischio di un collasso dell'AMOC. A seguito di questa lettera, nel novembre 2025 il governo islandese ha designato il rischio di interruzione delle correnti atlantiche come una «minaccia alla sicurezza nazionale» per la possibilità di un crollo delle temperature insostenibile per la popolazione.

Come abbiamo già detto, il comportamento dell'AMOC ha una sua variabilità naturale e il suo destino nei prossimi secoli dipende da moltissimi fattori. Bisogna però essere consapevoli che uno dei fattori – e forse non secondario – da cui dipende il futuro dell'AMOC è sotto il nostro controllo e sono le emissioni di gas serra dovute alle attività umane. Un motivo in più, oltre ai molti che già abbiamo, per spingere a politiche di riduzione della CO2 e delle altre emissioni climalteranti.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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