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14 Maggio 2026
12:46

Quanto stanno diminuendo le riserve globali di petrolio dopo la chiusura di Hormuz: il nuovo report IEA

Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, nei soli mesi di marzo e aprile la chiusura dello Stretto di Hormuz ha provocato un crollo delle riserve globali di petrolio di ben 250 milioni di barili. A causa della guerra tra Iran, USA e Israele, il mercato petrolifero resterà in deficit fino alla fine dell'anno.

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Quanto stanno diminuendo le riserve globali di petrolio dopo la chiusura di Hormuz: il nuovo report IEA
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In soli 2 mesi, le scorte petrolifere globali si sono ridotte di 250 milioni di barili.

A più di dieci settimane dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, il mercato globale del petrolio sta vivendo una delle crisi più gravi della sua storia recente, con le scorte petrolifere che si stanno riducendo «a un ritmo record». È quanto evidenziato nel nuovo Oil Market Report dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), pubblicato il 13 maggio 2026.

Al centro della crisi, come tutti ben sappiamo, c'è la chiusura dello Stretto di Hormuz, lo snodo marittimo da cui fino a qualche mese fa passava un quarto del petrolio globale. Per compensare, i Paesi importatori stanno attingendo alle proprie riserve a un ritmo mai visto prima, al punto che solo nei mesi di marzo e aprile 2026 le scorte globali si sono ridotte di quasi 250 milioni di barili complessivi, con i Paesi OCSE che nel mese di aprile hanno bruciato da soli quasi 5 milioni di barili al giorno delle proprie riserve terrestri.

Il crollo dell'offerta globale di petrolio sta avendo ricadute anche in Italia dove, tra fine febbraio e metà maggio 2026, il prezzo medio della benzina è passato da 1,67 a 1,93 euro al litro, mentre il gasolio è salito da 1,72 a circa 2,02 euro: un aggravio che, su un pieno da 50 litri, si traduce in 13-16 euro in più ad ogni rifornimento.

Va detto, comunque, che a livello europeo l'UE ha dichiarato che attualmente non ci sono preoccupazioni immediate per l'approvvigionamento energetico dei Paesi membri dell'Unione, soprattutto considerato che «il nostro approvvigionamento sia di petrolio, compresi diesel e carburante per l'aviazione, che di gas è diversificato sui mercati mondiali».

A quanto ammontano le scorte globali di petrolio: 250 milioni di barili in meno

Secondo le stime rilasciate dalla IEA, le scorte globali di greggio e prodotti petroliferi a inizio 2026 erano di circa 8,2 miliardi di barili, il livello più alto mai registrato da febbraio 2021. Nel report di maggio 2026, l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha rilevato come le scorte petrolifere mondiali osservate siano diminuite di 129 milioni di barili a marzo e di altri 117 milioni di barili ad aprile.

Tra marzo e aprile, dunque, le riserve sono calate di quasi 250 milioni di barili complessivi, pari a circa 4 milioni di barili al giorno: non a caso, l'Agenzia ha sottolineato come «le crescenti perdite di approvvigionamento dallo Stretto di Hormuz stiano esaurendo le scorte globali di petrolio a un ritmo record». Con il traffico dello Stretto ancora chiuso, le perdite cumulative di offerta da parte dei produttori del Golfo superano già 1 miliardo di barili, con oltre 14 milioni di barili al giorno di petrolio interrotti: questa interruzione dell'offerta non ha precedenti nella storia.

Il fenomeno è particolarmente evidente nel caso delle scorte terrestri, ovvero le riserve fisiche di greggio e prodotti petroliferi stoccate in depositi a terra e cisterne. Soltanto ad aprile, queste riserve sono crollate di 170 milioni di barili (-5,7 milioni di barili/giorno). A sostenere il colpo sono stati soprattutto i Paesi dell'OCSE, le cui scorte a terra sono crollate di ben 146 milioni di barili (-4,9 milioni di barili/giorno) in un solo mese.

Oltre al tema delle scorte e all'interruzione dell'offerta, da considerare c'è anche la domanda di petrolio: la IEA ha infatti previsto che per il 2026 la domanda mondiale di petrolio si ridurrà di 420.000 barili al giorno, attestandosi a 104 milioni di barili al giorno. Il calo maggiore si dovrebbe registrare nel secondo trimestre del 2026, con una diminuzione di 2,45 milioni di barili al giorno: i settori petrolchimico e quello dell'aviazione sono attualmente i più colpiti, ma l'aumento dei prezzi e un contesto economico più debole avranno un impatto sempre maggiore sul consumo di carburante.

La conseguenza, secondo la IEA, è che il mercato petrolifero resterà in deficit fino all'ultimo trimestre dell'anno: anche nel caso in cui Stati Uniti, Israele e Iran dovessero trovare un accordo per porre fine alla guerra nei prossimi mesi, infatti, l'offerta globale avrebbe comunque bisogno di mesi per ritornare ai livelli prebellici.

Come sono aumentati i prezzi di benzina e gasolio in Italia

Il crollo dell'offerta globale, dovuta appunto all'interruzione delle forniture dal Medio Oriente, ha causato l'impennata dei prezzi del petrolio, che hanno raggiunto una media di 120,36 dollari al barile.

Pur non essendo in una situazione di effettiva carenza di carburante, come sottolineato dall'Unione Europea, questa impennata ha avuto un impatto anche sull'Italia, in particolare sui prezzi di benzina e gasolio.

A fine febbraio 2026, prima dello scoppio della guerra, i prezzi medi settimanali sulla rete stradale in modalità self-service si muovevano ancora su livelli relativamente contenuti: il 27 febbraio (il giorno prima dell'attacco congiunto di USA e Israele contro l'Iran), la benzina si attestava intorno a 1,67 euro al litro e il gasolio a 1,72 euro, secondo i dati dell'Osservatorio prezzi del MIMIT.

A marzo 2026, invece, è iniziata la risalita dei prezzi. Il 16 marzo 2026, sempre secondo i rilevamenti del MIMIT, il prezzo medio self della benzina sulla rete stradale era salito a 1,82 euro al litro, mentre il gasolio aveva toccato i 2,03 euro. In poco più di due settimane, dunque, la benzina aveva guadagnato circa 15 centesimi al litro e il gasolio ben 31 centesimi.

Ad aprile, tuttavia, la proroga del taglio delle accise ha consentito un leggero rientro dei prezzi medi sulla rete stradale, ma solo per la benzina: il 27 aprile 2026, il MIMIT segnalava una media self di 1,73 euro al litro per la benzina, ma di 2,06 euro al litro per il gasolio.

A maggio, però, è arrivata una nuova impennata: il 30 aprile il governo italiano ha infatti prorogato di 21 giorni il taglio delle accise, ma con una rimodulazione. Lo sconto sul gasolio è stato mantenuto pieno a 20 centesimi al litro, mentre quello sulla benzina è stato ridotto a 5 centesimi. Il risultato si è visto immediatamente: secondo gli ultimi dati rilasciati dall'Osservaprezzi, l'11 maggio 2026 il prezzo medio era pari a 1,93 euro al litro per la benzina e 2,02 euro al litro per il gasolio.

Tirando le somme, in due mesi e mezzo la benzina al self-service è passata da circa 1,67 euro a oltre 1,93 euro al litro: un rincaro di circa 26 centesimi, pari al 15% in più. Il gasolio è salito da 1,72 a circa 2,02 euro, con un balzo di circa 30 centesimi (circa il 17,5%). Su un pieno medio da 50 litri, quindi, parliamo di una stangata che oscilla fra i 13 e i 16 euro a rifornimento.

Lo scenario, peraltro, potrebbe cambiare a breve: la proroga al taglio delle accise scade intorno al 22 maggio 2026 e l'esecutivo dovrà decidere se rinnovarla, lasciarla cadere (con la benzina che si avvicinerebbe ai 2 euro al litro e il gasolio oltre i 2,05) oppure intervenire con misure strutturali.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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