
Toñi, una femmina di orca di circa 60 anni conosciuta anche come “La Abuela”, è stata osservata pochi giorni fa da WeWhale nello Stretto di Gibilterra con diverse lesioni sulla pinna dorsale compatibili con ferite provocate da pallini di arma da fuoco, probabilmente un fucile da caccia, ma al momento non è ancora giunta la conferma ufficiale. Il caso, attualmente sotto investigazione dal Ministero della Transizione Ecologica, è particolarmente delicato perché Toñi appartiene alla piccolissima popolazione di orche iberiche (Orcinus orca Linnaeus, 1758) dello Stretto di Gibilterra e del Golfo di Cadice, classificata come vulnerabile nel Catalogo spagnolo delle specie minacciate di estinzione e come Critically Endangered (in pericolo critico) dallo IUCN, l'International Union for Conservation of Nature, la stessa diventata famosa negli ultimi anni per le interazioni con le imbarcazioni a vela. Dal 2020, infatti, alcuni di questi mammiferi marini, appartenenti alla famiglia Delhinidae hanno iniziato ad avvicinarsi alle barche a vela, arrivando in alcuni casi a danneggiarne gravemente il timone e a provocarne l'affondamento. Sebbene pericolose per la navigazione, secondo una recente analisi non risultano aggressioni alle persone.
Cos'è successo a Toñi nello Stretto di Gibilterra
Quando i ricercatori hanno incontrato nuovamente Toñi, qualcosa nella sua pinna dorsale è apparso subito diverso. La superficie che fino a poche settimane prima era integra presentava ora numerosi piccoli fori, distribuiti soprattutto nella parte posteriore della pinna. Le immagini sono state raccolte da WeWhale, che ha poi potuto confrontarle con le fotografie dello stesso esemplare scattate in precedenza.
Proprio questo confronto ha permesso di capire che le lesioni erano recenti. Secondo i ricercatori, almeno due o tre dei corpi che avrebbero provocato i fori sembrerebbero aver attraversato completamente la pinna, mentre altri potrebbero essere rimasti all'interno dei tessuti. La disposizione delle lesioni è inoltre compatibile con quella che potrebbe produrre la rosata di un'arma da fuoco, e si è ipotizzato che possano essere coinvolti pallini di piombo di circa 9 millimetri. Si tratta però ancora di un'ipotesi: non si ha ancora la conferma ufficiale che Toñi sia stata colpita da un'arma da fuoco.
Il problema, per l'orca, non riguarda soltanto il dolore provocato dalle ferite. Un corpo estraneo rimasto nei tessuti può infatti creare una porta d'ingresso per i microrganismi e aumentare il rischio di infezioni e complicazioni. Per questo il caso è stato preso in carico dalle autorità spagnole: il Ministero per la Transizione ecologica ha avviato un'indagine per capire cosa sia successo e individuare gli eventuali responsabili del gesto.
Quante sono le orche iberiche?
Per capire perché il caso di Toñi è particolarmente delicato bisogna guardare ai numeri. La popolazione di orche iberiche, animali di grandi dimensioni in grado di raggiungere una lunghezza massima di 9,8m, è piccolissima: circa 40 individui, secondo l'International Whaling Commission, e viene considerata Critically Endangered, cioè in pericolo critico, dall'IUCN. Queste orche frequentano stagionalmente le acque di Spagna, Portogallo, Marocco e dello Stretto di Gibilterra.

Non si tratta quindi di una popolazione rappresentativa di tutte le orche del mondo. Orcinus orca è una specie distribuita in moltissime aree degli oceani, ma il gruppo iberico è una popolazione specifica e numericamente molto ridotta.
La sua situazione è resa ancora più delicata dal fatto che questi esemplari vivono in un ambiente caratterizzato da un intenso traffico marittimo e da altre pressioni antropiche. Per una popolazione composta da poche decine di individui, la perdita o il ferimento di un singolo animale può avere un peso molto maggiore rispetto a quanto accadrebbe in una popolazione numericamente molto più grande. E Toñi non è un individuo qualunque: a circa 60 anni è uno degli esemplari più anziani conosciuti della popolazione. Questo non significa necessariamente che sia una “leader” nel senso umano del termine, ma la sua lunga esperienza all'interno del gruppo rende particolarmente interessante il suo ruolo all'interno di una specie in cui i comportamenti possono essere trasmessi socialmente.
Pericolose per le barche, ma non per le persone
Dal 2020 sono stati documentati centinaia di episodi in cui alcune orche si sono avvicinate alle barche, concentrando spesso la loro attenzione sul timone. Gli animali possono spingerlo, morderlo o colpirlo, provocando danni che in alcuni casi rendono l'imbarcazione ingovernabile. L'International Whaling Commission riferisce che queste interazioni hanno portato al danneggiamento di numerose imbarcazioni e, in alcuni casi, al loro affondamento, situazione potenzialmente critica per chi si trova a bordo di tali imbarcazioni.
Tuttavia, c'è un aspetto importante da considerare: pericolose per una barca non significa necessariamente pericolose per le persone. Non risultano infatti attacchi deliberati di queste orche contro gli esseri umani in natura. Una recente analisi della letteratura sul fenomeno sottolinea proprio come, nonostante il rischio concreto per la navigazione, non esistano episodi documentati di aggressioni delle orche iberiche alle persone.
Cosa dice la legge sulla protezione delle orche?
Riconoscere che le orche possano rappresentare un rischio per le imbarcazioni non significa minimizzare ciò che accade a chi si trova in mare. Il modo migliore per evitare di correre rischi è attuare strategie che si basano soprattutto sulla prevenzione: monitorare la presenza delle orche, evitare le aree in cui sono state segnalate interazioni e seguire le indicazioni delle autorità durante la navigazione. L'obiettivo è ridurre la possibilità che un incontro tra animali e imbarcazioni possa trasformarsi in una situazione pericolosa.
Ma in questo caso entra in gioco anche un altro aspetto: la protezione prevista dalla legge. Per gli esemplari appartenenti alle specie inserite nel sistema di protezione speciale, l'articolo 57 della Ley 42/2007 vieta le azioni compiute con il proposito di ucciderli, catturarli, inseguirli o molestarli.
A questa tutela si aggiungono le norme specifiche previste per i cetacei. Il Real Decreto 1727/2007 stabilisce una serie di comportamenti vietati durante gli incontri con questi animali, tra cui il contatto fisico, l'alimentazione, l'intercettazione della loro traiettoria, la separazione dei gruppi e l'utilizzo di rumori forti per attirarli o allontanarli.
Il quadro normativo, quindi, stabilisce due esigenze che devono essere gestite contemporaneamente: la sicurezza della navigazione e la protezione degli animali. Nel caso di Toñi, se l'indagine dovesse confermare che le ferite sono state provocate intenzionalmente da un'arma da fuoco, un'azione di questo tipo entrerebbe in contrasto con le norme che tutelano questa popolazione. Saranno comunque le autorità, sulla base degli accertamenti in corso, a stabilire cosa sia effettivamente accaduto.