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15 Ottobre 2022
15:30

Cos’è la mandragora, perché è tossica e quali sono le leggende della “radice maledetta”

Se credete che le mandragore siano frutto di fantasia ed esistano solo nei libri, in realtà sono delle piante piuttosto temute ed estremamente pericolose.

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Cos’è la mandragora, perché è tossica e quali sono le leggende della “radice maledetta”
mandragora teschio

Note in medicina per la loro tossicità e in letteratura per essere oggetto di racconti e magie, le mandragore (note anche come mandragole) sono tutt'ora oggetto di culto e di studio in tutto il mondo. Questa pianta, divenuta famosa grazie a miti e leggende, i romanzi di Harry Potter e alcuni spiacevoli episodi di avvelenamento – come si è supposto essere accaduto a inizio ottobre 2022 a Napoli – viene regolarmente scambiata per spinaci o altre specie vegetali commestibili causando intossicazioni alimentari e addirittura la morte nei casi più estremi.
Scopriamo di più sulla pianta tossica per antonomasia, capiamo cosa è vero e cosa appartiene alle leggende e vediamo anche come riconoscerla.

Cos'è la mandragora e dove cresce

Con il termine mandragora (o mandragola, mandrake in inglese) si indica comunemente un gruppo di piante arbustive appartenenti alla famiglia delle Solanacee (di cui fanno parte anche melanzane, patate e pomodori) che si trovano in tutto il bacino del Mediterraneo, in Europa, nel Nord Africa e nelle regioni himalayane.
Il nome mandragora indica comunemente due specie presenti in Italia: Mandragora officinarum L. e Mandragora autumnalis Bertol., 1820, entrambe caratterizzate da grandi foglie quasi prive di gambo disposte in rosette basali, fiori celesti-violacei e bacche gialle rotondeggianti.
Quello però che le caratterizza è la forma particolarissima delle loro radici che ricorda un essere antropomorfo, qualcosa di vagamente simile ad un bambolotto deforme. Ricordate le mandragore dei libri e dei film di Harry Potter? Ecco, la forma è più o meno quella.

riproduzione radice mandragora
Riproduzione di radice di mandragora (Credit: Gerard Romans Camps, CC BY 2.0)

Non a caso la parola mandragora deriva dal persiano mandrun-ghia che vuol dire letteralmente erba-uomo, un termine che è stato associato a quel gruppo di piante la cui radice ricorda un homunculus dall'aspetto inquietante. Senza dover essere troppo fantasiosi la radice tipicamente sembra avere due gambe incrociate e un viso grottesco.
Al di là della forma angosciante della radice, ciò che è realmente preoccupante riguarda la tossicità di questa pianta che l'ha resa una tra le specie più temute di tutti i tempi.

La tossicità della mandragora

All'interno del gruppo delle Solanacee – note per essere piante "sospette" visto che possiedono porzioni tossiche e non commestibili – le mandragole sono le specie dagli effetti nocivi più potenti. Questo perché fusti, foglie, fiori e frutti della mandragora contengono elevate concentrazioni di alcaloidi tropanici tossici (come atropina, iosciamina e scopolamina ad azione anticolingerica), ovvero sostanze che possono causare sintomi piuttosto gravi tra cui:

  • Arrossamento della cute (specie del viso), aumento della temperatura corporea,, dilatazione della pupilla, secchezza alla bocca, visione offuscata;
  • Allucinazioni, sonnolenza, delirio;
  • Tachicardia, spasmi e coma;
  • Gravi intossicazioni alimentari e complicazioni ancor più gravi.
mandragora intera

Il grosso problema delle mandragole non è solamente la loro tossicità, quanto piuttosto la loro somiglianza morfologica – ad un occhio non esperto – con altri vegetali commestibili come spinaci selvatici, borragine, moro amaro e altre erbe a foglia larga.
In realtà da un punto di vista botanico le mandragore sono molto diverse da questi comuni vegetali ma non è raro, purtroppo, che qualcuno le scambi con delle comuni erbe per farci una zuppa o un contorno saltato in padella.

Come riconoscerla e non confonderla con altre piante?

Per riconoscere la mandragora ci vogliono anni e anni di studi approfonditi e solo i tassonomi botanici più esperti possono vantare una buona conoscenza di base per andare (quasi) a colpo sicuro.
Esistono indubbiamente delle differenze morfologiche più o meno sottili tra la mandragora e, ad esempio, lo spinacio selvatico o la borragine (Borago officinalis L.) che includono la forma e la dimensione delle foglie, la colorazione del fiore e la tipologia di frutti.

Il nostro consiglio è quello di NON raccogliere e NON mangiare piante che non si conoscono e di non prendere mai questa regola sottogamba!

Se voleste approfondire l'argomento si trovano facilmente online delle linee guida al riconoscimento delle specie presenti nei nostri boschi (come questa guida pubblicata dal Ministero della Salute in collaborazione con la Regione Lombardia). State però attenti che siano fonti ufficiali e sempre ben referenziate! Questo non implica che basta sfogliare qualche libro e guardare un paio di immagini per reputarsi esperti.

borago officinalis
Borragine (Borago officinalis L.), "sosia" innocua della mandragora

Storie, leggende e usi della mandragora

Conosciuta da tempo immemore in Europa e nel bacino del Mediterraneo, la sua radice era considerata magica così come le sue proprietà medicinali, afrodisiache e allucinogene. Usata per curare la cecità, la calvizie e l'impotenza ma anche per la produzione di antidolorifici, veleni, e filtri d'amore la mandragora, in realtà, causava più danni che benefici.
Oggi il suo utilizzo medico è caduto in disuso, ma fino a poche centinaia di anni fa era amata da farmacisti, nobili e gente del popolo, i quali la utilizzavano con noncuranza.

Hortus_Sanitatis_mandragora
Iconografia di una mandragora presente nell’enciclopedia botanica Hortus Sanitatis, scritta nel 1491 da Jacob Meydenbach, Germania

Oltre che amata, è sempre stata una pianta temuta: attorno alla mandragora aleggiava sempre un alone di mistero, una presenza demoniaca legata a credenze popolari sinistre – alimentate dagli spasmi e dalle allucinazioni da ingestione.
Secondo alcuni la mandragora incarnava l'anima del diavolo e/o di uomini meschini morti con disprezzo. Nelle regioni corrispondenti all'odierna Germania si credeva che la mandragora crescesse ai piedi delle forche a partire dai liquidi del morto in decomposizione e che racchiudesse lo spirito tormentato del criminale. Nel mondo arabo erano invece considerate la dimora dei Jinn, spiriti soprannaturali in genere maligni.

scatola mandragora
Una presunta radice di mandragora in una mini bara in mostra al Museo della Stregoneria e della Magia, Boscastle, Cornovaglia (Credit: Ethan Doyle White, Wikimedia)

Non mancano le storie sulle sue urla assordanti (proprio come in Harry Potter): si credeva che una volta estratta dal terreno la mandragora emettesse delle urla così potenti da condurre allo svenimento, alla pazzia o addirittura alla morte di chi le udiva.
Per raccogliere la radice e acquisirne i poteri erano previsti riti particolari, l'emanazione di incantesimi per allontanare il diavolo, l'uso di cani neri, corde, oggetti religiosi e crocifissi… il tutto da attuare durante periodi precisi della giornata e dell'anno.
Ci volevano poi dei riti di purificazione che includessero l'acqua corrente e alcuni oggetti di culto per rendere la radice finalmente innocua.

Immagine
Scena di estrazione della mandragora con l’uso di cani. XV secolo, Biblioteca Universitaria di Bologna.

Non finisce qui: la sua fama si è ampliata grazie ad alcune opere importanti tra cui il trattato "De materia medica" di Dioscoride e la commedia "La mandragola" di Macchiavelli e i più recenti romanzi di Harry Potter scritti da J. K. Rowling.

Bibliografia
MLAAl-Maharik, Nawaf, et al. "Isolation, Identification and Pharmacological Effects of Mandragora autumnalis Fruit Flavonoids Fraction." Molecules 27.3 (2022): 1046.
Magie, arcani e simboli del medioevo (2020)
C. Tuczay, Esoterismo e magia nel medioevo
A. Angela, Silvestro un medico tra i pellegrini di Assisi
Science Direct – Mandragora
Monadi T, Azadbakht M, Ahmadi A, Chabra A. A Comprehensive Review on the Ethnopharmacology, Phytochemistry, Pharmacology, and Toxicology of the Mandragora Genus; from Folk Medicine to Modern Medicine. Curr Pharm Des. 2021;27(34):3609-3637. doi: 10.2174/1381612827666210203143445. PMID: 33535944.

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Nicole Pillepich
Redattrice
Credo non esista una parola giusta per definirmi: sono naturalista, ecologa, sognatrice e un po’ artista. Disegno da quando ho memoria e ammiro il mondo con occhio scientifico e una punta di meraviglia. Mi emoziono nel capire come funziona ciò che mi circonda e faccio di tutto per continuare a imparare. Disegno, scrivo e parlo di ciò che amo: natura, animali, botanica e curiosità.
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