
Negli ultimi due mesi il livello dell’acqua del Mar Baltico ha raggiunto un minimo storico, scendendo di 67 cm rispetto alla media degli ultimi 140 anni, che corrispondono a una perdita di 275 km3 di acqua. Principali responsabili di questo fenomeno, che appare in contraddizione con l’attuale diffuso incremento del livello del mare dovuto al riscaldamento globale, sono i forti e prolungati venti provenienti da est che hanno spinto le masse d’acqua fuori dal bacino attraverso lo Stretto di Danimarca verso il Mare del Nord. La loro origine è legata a un’ondata di gelo che a sua volta è legata al cambiamento climatico in corso.
Le cause dell’abbassamento del livello del Mar Baltico
I ricercatori dell'Istituto Leibniz per la Ricerca sul Mar Baltico Warnemünde (IOW) monitorano costantemente il livello del Mar Baltico che, da quando sono iniziate le registrazioni nel 1886, ha toccato il valore più basso a febbraio di quest’anno. In oltre 140 anni di misurazioni, si è rilevato un valore quasi altrettanto basso (di oltre 60 cm al di sotto della media) soltanto altre cinque volte, di cui l’ultima nel 1980. Il fenomeno è legato a venti orientali persistenti che hanno spinto grandi quantità d’acqua fuori dal Mar Baltico verso il Mare del Nord. All’origine c’è l’indebolimento e la frammentazione del vortice polare, una vasta area di bassa pressione costituita da forti correnti d’aria e situata a media-alta quota, principalmente nella stratosfera, sopra la regione artica. Questo vortice è presente soprattutto in inverno e trattiene in quota il freddo polare impedendogli di raggiungere latitudini più basse. Tuttavia, l’attuale riscaldamento della stratosfera sopra l’Artico ha determinato il cosiddetto “effetto frigorifero aperto”: ha cioè causato la rottura del vortice polare facendo sì che la gelida aria polare si riversasse verso latitudini inferiori, proprio come l’aria fredda che raggiunge i nostri piedi quando apriamo lo sportello di un frigorifero. Questa situazione mostra come il cambiamento climatico si manifesti non solo come ondate di calore, ma anche come ondate di gelo.

Un’altra causa che contribuisce all’abbassamento del livello del Mar Baltico è il cosiddetto “aggiustamento isostatico”, un movimento verticale della crosta terrestre che le permette di raggiungere un equilibrio per galleggiamento sopra il mantello. Verso la fine dell’ultima glaciazione, circa 20.000 anni fa, i ghiacci che ricoprivano la penisola scandinava hanno cominciato a fondere. Di conseguenza è diminuito il peso che esercitavano sulla crosta, che ha così iniziato a sollevarsi (e sta continuando a farlo) determinando un abbassamento locale del livello del mare.

Le conseguenze dell’abbassamento del livello del Mar Baltico
Quando un bacino marino è poco profondo, subisce maggiormente le conseguenze del riscaldamento globale. Le sue acque si riscaldano di più e le temperature elevate favoriscono la proliferazione dei cianobatteri, legata a un grande apporto di fertilizzanti (nitrati e fosfati) da parte dei fiumi. Questi determinano un calo di ossigeno negli strati profondi che persiste anche per anni o decenni, sottraendolo agli organismi marini la cui sopravvivenza viene così messa a rischio. Questa situazione potrebbe migliorare se nelle prossime settimane i venti orientali fossero sostituiti da venti occidentali sostenuti, che spingerebbero nel Mar Baltico l’acqua del Mare del Nord. Questa è ricca di sali ed essendo fredda può assorbire più ossigeno di quella calda. Il suo apporto sarebbe quindi importantissimo perché potrebbe mitigare la temperatura delle calde acque del Baltico e apportare benefici alle specie che le abitano.