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9 Maggio 2026
11:00

La presenza di oltre 100 pavoni a Punta Marina: perché definirla un’ “invasione” potrebbe essere un azzardo

A Punta Marina, in provincia di Ravenna, oltre 100 pavoni in libertà dividono i cittadini. Pur non essendo una specie tecnicamente "invasiva", i loro versi e le deiezioni creano disagi nel centro urbano. Gli esperti raccomandano di non avvicinarli e non dar loro da mangiare per evitare atteggiamenti aggressivi.

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La presenza di oltre 100 pavoni a Punta Marina: perché definirla un’ “invasione” potrebbe essere un azzardo
Con il contributo di Monica Di Francesco
Biologa e PhD in Scienze Ambientali
pavone marciapiede

C'è chi esce di casa la mattina e li trova in giardino o sui tetti. Chi ha smesso di dormire per via dei loro versi notturni, fortissimi e ripetuti. Chi invece si ferma in strada a fotografarli. Punta Marina, piccolo lido balneare della provincia di Ravenna, è diventata in queste settimane il centro di un dibattito nazionale inaspettato. Ci sono pavoni che la abitano ormai liberamente da oltre un decennio, se ne stimano infatti oltre 100 esemplari, che, complice la stagione degli amori e il clamore dei social, sono finiti su tutte le testate italiane. Se da un lato i pavoni a spasso per la città rappresentano un’attrazione, dall’altro rischiano di essere una presenza un po’ ingombrante e inconsueta per un’area urbana.

Il pavone (Pavo cristatus) non appartiene alla fauna selvatica autoctona, ma è diffuso e apprezzato in Europa per il suo aspetto sin dall’epoca Romana. Per questo anche attualmente è allevato e tenuto in parchi e giardini come specie ornamentale. Può essere considerato un animale d’affezione o meglio un animale da cortile, alla stregua di oche e tacchini.

Il caso Punta Marina: da dove arrivano e perché non è un'"invasione"

La storia dei pavoni di Punta Marina inizia con ogni probabilità oltre 12 anni fa, quando alcuni esemplari ornamentali, probabilmente sfuggiti da proprietà private o abbandonati, cominciarono a frequentare la zona – fino al limite di 50 capi, il proprietario non ha l’obbligo di registrarli nella Banca Dati Nazionale del Ministero della Salute come vero e proprio allevamento avicolo. Oggi, secondo le prime stime sono circa 100-120, ma non è stato ancora effettuato un censimento sistematico.

In quanto piuttosto rustici ed adattabili, evidentemente hanno trovato a Punta Marina condizioni ottimali per riprodursi, ma certamente il termine “invasione” è un po’ azzardato per questi pennuti, considerato che tecnicamente una specie alloctona (cioè che si trova in un territorio diverso dal proprio areale naturale) è definita invasiva quando è in grado di espandersi allo stato selvatico con popolazioni così numerose da diventare una minaccia per le altre specie di un luogo. Questo non è il caso dei pavoni che, tuttavia, in ambiente urbano e in numero elevato possono creare disturbo per la rumorosità dei loro versi e per le abbondanti deiezioni che producono. Trattandosi inoltre di un uccello piuttosto longevo, in grado di deporre 3-5 uova per ogni covata, si è andato moltiplicando numericamente nel giro di alcuni anni.

A volte, possono assumere atteggiamenti apparentemente aggressivi per difendere il loro territorio. In effetti, il pavone è un uccello poco socievole, che può entrare in competizione con altri animali da cortile, ma anche con cani e gatti. Gli esemplari liberi a Punta Marina non andrebbero assolutamente avvicinati ed alimentati per scattare magari una “ foto -ricordo” perchè questi comportamenti rendono purtroppo gli animali eccessivamente confidenti nei confronti dell’uomo.

Il Comune di Ravenna ha avviato le procedure per un censimento e solo dopo deciderà quali misure adottare. Nel frattempo la situazione ha generato un' inattesa ondata di solidarietà con il giardino zoologico Safari Ravenna che si è offerto di accogliere 20 pavoni e sui social si sono fatte avanti diverse celebrità per eventuali "adozioni". Va sottolineato che anche queste procedure di trasferimento dovranno seguire protocolli ben precisi, sia per il benessere degli animali che andranno spostati in luoghi idonei sia per controlli sanitari obbligatori.

Il pavone: uno degli uccelli ornamentali più apprezzati

Il pavone comune (Pavo cristatus) é considerato uno dei più appariscenti uccelli ornamentali grazie all’esibizione del maschio con la sua ampia coda, di qui anche l’origine del termine “pavoneggiarsi” per indicare un atteggiamento vanitoso. In India, area di presenza naturale della specie, è stato dichiarato animale rappresentativo della Nazione dal 1963 e per il popolo indiano è vero e proprio “animale simbolo” da un punto di vista tradizionale e storico.

Appartiene alla famiglia dei Fasianidi, la stessa di fagiani, tacchini e quaglie ed è originario del subcontinente indiano dove vive in ambienti forestali con ampie radure e punti d’acqua nell'area che include India, Sri Lanka, Pakistan e Nepal. È considerato uno dei più grandi uccelli in grado di volare dato che può raggiungere fino a 1.95 – 2.25 m di lunghezza totale (inclusa la coda) e pesare tra 2,7 e 6 kg, con un'apertura alare di 1,4-1,6 metri. Il pavone però tende a coprire brevi distanze, preferendo correre e nascondersi nella vegetazione quando percepisce un pericolo.

Il dimorfismo sessuale è tra i più marcati del regno animale. Il maschio ha il collo e il petto di un blu metallico intenso, i fianchi dorati e la caratteristica coda appariscente. La femmina, è invece significativamente più piccola, con piumaggio prevalentemente bruno, grigio e crema, privo di ornamenti vistosi. Il pavone maschio esibisce la sua magnifica coda e usa forti richiami per attirare un harem di tre o cinque femmine. La femmina costruisce il nido scavando con le zampe una cavità nel terreno in un'area nascosta e vi depone 3-5 uova nella tarda primavera.

pavoni maschio e femmina
Pavone maschio a sinistra e pavonessa a destra.

È un animale piuttosto longevo e può vivere fino a 25 anni. È onnivoro e si ciba di insetti, lombrichi, lucertole, rane, serpenti, ma anche di germogli, semi, grani e fiori. Questa dieta varia lo rende flessibile in ambienti diversi dal suo habitat originario anche se ha bisogno di molta acqua per sopravvivere. È un uccello a comportamento diurno e di notte riposa in gruppo in posatoi sugli alberi, i così detti roost.

pavone su albero
Un esemplare di pavone (Pavo cristatus) su un albero.

La coda e il rituale di corteggiamento

La vera coda del pavone non è quella che vediamo aperta. Quelle sono le penne di copertura della coda (train), lunghe in media 1,2 metri, che crescono tra giugno e gennaio e vengono perse e rigenerate ogni anno. Si tratta di 100 a 150 penne copritrici caudali superiori altamente specializzate. Sono infatti ricoperte di strutture colorate a formare una sorta di ocelli (i caratteristici "occhi" circolari iridescenti) prodotti da micro-strutture che diffrangono la luce, non da pigmenti colorati come si potrebbe pensare.

ocelli pavoni
Dettaglio di un ocello del pavone.

Queste strutture vengono aperte a ventaglio inclinate verso la luce del sole e sono molto importanti nei rituali di corteggiamento. Come documentato da uno studio pubblicato su Journal of Experimental Biology, esisterebbe una correlazione positiva significativa tra il numero di ocelli e il successo riproduttivo del maschio, le femmine scelgono i maschi con il maggior numero di ocelli perché questo parametro potrebbe riflettere lo stato di salute dell'individuo. Le lunghe piume della coda del maschio si sviluppano solo dopo il secondo anno di vita.

Il maschio non si limita alla parata visiva ma emette anche richiami specifici, e le ricerche suggeriscono che i vocalizzi con più di cinque note siano sessualmente selezionati dalle femmine. Questo spiega perché in questo periodo dell'anno (la stagione degli amori è in primavera tra marzo e giugno) i pavoni di Punta Marina siano particolarmente rumorosi. I loro versi, descritti come "estremamente forti e spesso sgradevoli", sono parte integrante della strategia riproduttiva. Il rumore e il viavai dei maschi in cerca di femmine probabilmente c'erano anche negli anni scorsi, ma quest'anno l'impatto è stato percepito come maggiore dalla popolazione.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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