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Perché abbiamo mappato solo il 28,7% dei fondali dell’oceano: le difficoltà e il progetto Seabed 2030

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Topografa e GIS Analyst
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Le aree azzurre mostrano le regioni considerate mappate nel rilascio GEBCO Grid 2024. Credit: Pauline Weatherall, Seabed 2030 Global Center
Oltre il 70% dei fondali oceanici non è ancora stato mappato secondo gli standard moderni. Grazie al progetto Seabed 2030, in un solo anno la superficie mappata è salita a 104 milioni di km². Scopriamo perché è così difficile ricostruirne la morfologia, quali strumenti vengono utilizzati e cosa prevede il progetto nel dettaglio.

Sulla terraferma conosciamo con grande precisione la posizione di montagne, valli e canyon. Ma cosa sappiamo del paesaggio che si trova sotto la superficie degli oceani? Può sembrare sorprendente, ma oltre il 70% dei fondali oceanici non è ancora stato mappato nel dettaglio. La buona notizia è che stiamo facendo progressi. Secondo i dati diffusi nell'aprile 2026 dal progetto internazionale Seabed 2030, la superficie dei fondali mappata secondo gli standard moderni ha raggiunto il 28,7%, contro il 27,3% del 2025. In un solo anno sono stati integrati dati batimetrici relativi a quasi 5 milioni di km², portando la superficie complessivamente mappata a circa 104 milioni di km². Ma perché è così difficile ricostruire la forma dei fondali oceanici?

Come si mappano i fondali oceanici e perché è così difficile?

Può sembrare strano, ma uno dei modi per ricostruire la forma dei fondali è osservare ciò che accade sulla superficie del mare. Le grandi montagne sottomarine, infatti, alterano il campo gravitazionale terrestre, provocando piccolissime variazioni dell'altezza della superficie marina, misurabili dai satelliti. È proprio grazie a queste variazioni che gli scienziati riescono a individuare indirettamente grandi strutture sottomarine, come montagne, dorsali oceaniche, canyon e fosse profondi migliaia di metri.

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Mappatura dei fondali marini con tecnologia multibeam – MeteoWeek.com

Questo metodo permette di ottenere una rappresentazione generale dei fondali, ma non di distinguere le strutture più piccole o di ricostruirne con precisione la morfologia. Per ottenere mappe più dettagliate servono quindi i rilievi batimetrici, effettuati principalmente con ecoscandagli multifascio (multibeam) installati sulle navi. Questi strumenti inviano numerosi fasci sonori verso il fondo marino e misurano il tempo impiegato dalle onde per raggiungerlo e tornare indietro. Conoscendo la velocità del suono nell'acqua, è possibile calcolare la profondità e ricostruire la forma del fondale in tre dimensioni. Un funzionamento che ricorda quello di un'ecografia, applicato al paesaggio sottomarino. Il problema è che gli oceani coprono circa il 71% della superficie terrestre. Per mapparli con questi strumenti è necessario percorrere enormi distanze, spesso in aree remote e difficili da raggiungere, con operazioni che richiedono tempo, mezzi specializzati e ingenti risorse economiche.

Seabed 2030: il progetto per ricostruire tutti i fondali entro il prossimo decennio

Conoscere la forma dei fondali non è soltanto una questione di curiosità scientifica. Le montagne e le dorsali sottomarine, ad esempio, influenzano le correnti oceaniche, che svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del clima terrestre. Anche la propagazione degli tsunami dipende dalla profondità del mare: disporre di mappe più precise permette quindi di migliorare le simulazioni del movimento delle onde e dei loro possibili effetti sulle coste.

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La terza delle quattro montagne sottomarine scoperte nel gennaio 2024 dagli esperti a bordo della nave da ricerca R/V Falkor (too). Il rilievo è alto 1.644 metri. Fonte: Schmidt Ocean Institute

È proprio per approfondire la conoscenza dei fondali che nel 2017 è nato Seabed 2030, un progetto internazionale che punta a mapparli completamente entro il 2030. L'iniziativa è promossa dalla Nippon Foundation e da GEBCO (General Bathymetric Chart of the Oceans), un programma congiunto dell'Organizzazione Idrografica Internazionale (IHO) e della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell'UNESCO. Il progetto raccoglie e integra dati batimetrici provenienti da tutto il mondo in un modello globale aggiornato ogni anno e accessibile gratuitamente.

Finora hanno contribuito 220 organizzazioni, condividendo anche rilievi effettuati in passato ma mai resi disponibili pubblicamente. La mappa globale dei fondali può essere esplorata direttamente sul sito ufficiale sito ufficiale di Seabed 2030, mentre il modello batimetrico è liberamente accessibile sul Portale GEBCO.

L'obiettivo al 2030 resta ambizioso: nonostante i progressi compiuti, oltre il 70% dei fondali deve ancora essere mappato nel dettaglio secondo gli standard moderni. Per completare il lavoro entro la scadenza prevista, sarà quindi necessario accelerare sensibilmente il ritmo dei rilievi e della condivisione dei dati.

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