
Nello sport siamo abituati a dare spesso per scontato che a vincere sia l’atleta più forte, potente o veloce. Nel ciclismo, però, esiste una situazione in cui questa regola si ribalta: quando la strada inizia a salire, a dominare non sono i corridori più possenti ma quelli più minuti e leggeri. In pendenza, infatti, il lavoro del ciclista serve quasi esclusivamente a vincere la forza di gravità. Il motivo ha a che fare con una grandezza fisica che incontriamo anche lontano dallo sport, per esempio quando si confrontano i motori: il rapporto peso/potenza (espresso in W/kg).
È lo stesso principio per cui, in salita, una piccola moto scattante stacca un camion molto più potente: non conta la potenza in sé, ma quanta ne hai a disposizione per ogni chilogrammo che devi portare verso l'alto. In questi giorni, con il Tour de France che entra nel vivo, è proprio questo numero a poter decretare chi vestirà la maglia gialla.
Cos’è il rapporto peso-potenza nel ciclismo e quanto incide in salita
Il rapporto peso/potenza è semplicemente la potenza che un ciclista riesce a sviluppare divisa per il suo peso corporeo, e si misura in watt per chilogrammo. Serve a confrontare atleti di taglia diversa: 250 watt prodotti da chi pesa 60 kg (4,2 W/kg ) “valgono” di più degli stessi 250 watt prodotti da chi ne pesa 80 (3,1 W/kg). Qualche riferimento per orientarsi: un amatore ben allenato può riuscire a mantenere circa 3 W/kg per un'ora, un professionista si aggira sui 6, mentre i fuoriclasse che si giocano un grande Giro riescono a sostenere valori tra 6,5 e 7 W/kg su salite di 30-40 minuti. Ma questo rapporto diventa il fattore decisivo solo in una condizione precisa: quando la strada sale.
In pianura conta la potenza, in salita il rapporto
Per capire perché questo dato è così importante in salita, è necessario capire cosa frena una bicicletta in movimento. Un modello fisico usato ancora oggi come riferimento, proposto nel 1998, scompone la potenza necessaria a pedalare in poche voci: la resistenza dell'aria, l'attrito delle gomme sull'asfalto, gli attriti meccanici e la forza di gravità quando si sale. Il peso di ciascuna voce cambia radicalmente con la velocità e la pendenza.
In pianura, alle andature attuali del gruppo (45-50 km/h), a farla da padrone è la resistenza dell'aria, che può assorbire fino all'80-90% della potenza. Qui vince chi spinge tanti watt in assoluto ed è più aerodinamico: non a caso, in pianura, un corridore pesante ma potente è in grado di staccare uno scalatore leggero.
In salita la scena si ribalta: sotto i 25 km/h l'aria oppone poca resistenza, e il nemico numero uno diventa la gravità: ogni metro di dislivello significa sollevare il proprio peso (più quello della bici) contro l'attrazione terrestre, e il costo di questo lavoro è proporzionale alla massa da sollevare, per cui l’atleta più leggero va più forte in salita a parità di watt espressi. Prima che i misuratori di potenza diventassero di uso comune, gli appassionati stimavano questo rendimento in salita con la VAM, la velocità ascensionale media, che esprime i metri di dislivello guadagnati in un’ora da un ciclista.
Scalatori e passisti: perché hanno fisici così diversi
La fisica del ciclismo ha plasmato il corpo stesso dei corridori, dividendoli in "specie" adatte a terreni diversi. Gli specialisti delle cronometro e i cosiddetti passisti sono in genere alti oltre 180 cm e pesano almeno 70-75 kg, e questa struttura permette loro di esprimere la potenza assoluta più alta. Filippo Ganna per esempio è alto 193 cm per circa 82 kg ed è uno dei passisti più potenti in circolazione: primatista mondiale dell’ora e sei volte campione del mondo dell'inseguimento su pista, ma uno dei primi a staccarsi sulle lunghe salite. Gli scalatori sono più minuti, solitamente sotto i 175 cm e non oltre i 65 kg, e proprio per questo vantano il miglior rapporto watt/kg del gruppo. Non è però sufficiente essere ultra-leggeri: sotto una certa soglia perdere peso significa perdere muscolo e quindi watt, peggiorando la prestazione anziché migliorarla. L'obiettivo non è essere il più leggeri possibile, ma trovare il peso al quale si esprime la maggior potenza sostenibile per ogni chilo.
Ganna contro Pogačar sull’Alpe d’Huez
Confrontiamo, per esempio, i dati tipici di scalata dell’Alpe d’Huez, che quest’anno vedrà un doppio arrivo di tappa al Tour de France, il 24 e 25 luglio. La salita dell’Alpe d'Huez è lunga 13,8 km con una pendenza media dell'8,1%, e i migliori arrivano in cima in circa 40 minuti. Tadej Pogačar, che pesa circa 66 kg, per stare davanti sviluppa intorno ai 440 watt medi, cioè quasi 6,7 W/kg. Perché Ganna possa salire alla stessa velocità dovrebbe mantenere lo stesso rapporto: 6,7 × 82, cioè circa 550 watt per 40 minuti di fila, spinti tutti contro la gravità. La salita "tassa" ogni singolo chilogrammo, e i 16 kg di differenza tra i due si traducono in oltre 100 watt di sovrapprezzo che Ganna dovrebbe pagare solo per non perdere la ruota di Pogačar. Il suo motore, imbattibile a cronometro e in pianura, in montagna diventa un peso da trascinare.
Allo stesso modo, sulla stessa salita, se un ciclista come Ganna esprimesse gli stessi watt di Pogačar (440 watt medi), arriverebbe in cima con circa 6 minuti di ritardo. Questo perché su una salita del genere (13,8 km all'8,1% di pendenza) ogni chilogrammo "costa" circa 22 secondi sull'intera scalata, per cui i 16kg che separano sulla bilancia i due ciclisti si traducono in circa 6 minuti. È lo stesso fenomeno visto da due angolazioni: o Ganna trova degli extra watt che non possiede, o cede minuti preziosi.
Un Grande Giro però non è fatto di sole salite, ma anche di tappe collinari, pianeggianti e a cronometro. Per questo il ciclismo di vertice odierno non è popolato solo da ciclisti troppo leggeri (Marco Pantani pesava attorno ai 55 kg), ma di atleti sopra ai 60-65 kg in grado di unire grandi rapporti peso/potenza ai watt sufficienti per difendersi nelle tappe a cronometro o, come nel caso di Tadej Pogacar, di poter vincere le classiche primaverili come Giro delle Fiandre o Milano-Sanremo.