
Nel ciclismo moderno, velocità medie superiori ai 45 km/h in pianura sono ormai la normalità. La Parigi-Roubaix 2026, per fare un esempio, è stata la più veloce di sempre, con 258 km percorsi ad una media di 48.91 km/h. A quella velocità, buona parte dell'energia spesa dai ciclisti non serve a muovere le gambe, né a vincere la gravità: viene tutta investita per "rompere" l'aria. Questo è il problema fondamentale dell'aerodinamica nel ciclismo, una disciplina in cui la fisica, spesso, vale più della potenza muscolare. Non è un caso che i professionisti trascorrano ore in galleria del vento per affinare anche il minimo dettaglio della propria posizione in sella, o che le squadre abbiano ingegneri nel proprio staff dedicati solo a questo.
Ma cosa succede esattamente quando un ciclista avanza nell'aria? E perché la postura può fare la differenza?
La forza invisibile che frena ogni ciclista: la resistenza aerodinamica
Quando un oggetto si muove nell'aria, questa oppone resistenza: è la cosiddetta forza di trascinamento, o resistenza aerodinamica. Nasce da una differenza di pressione: davanti al ciclista si crea una zona di alta pressione (l'aria viene "compressa"), mentre dietro si forma una zona di bassa pressione, una sorta di vuoto che tende a risucchiare il ciclista all'indietro. La somma di queste due forze genera il cosiddetto freno aerodinamico.
La caratteristica più importante è che questa resistenza non cresce in modo lineare con la velocità: cresce con il quadrato della velocità. Tradotto in parole semplici: se la velocità raddoppia, la resistenza dell'aria non raddoppia, ma quadruplica. Questo significa che ai ritmi della Roubaix vinta da Wout Van Aert ad aprile, l'aerodinamica diventa un fattore dominante, nettamente più importante dell'attrito meccanico della catena o del peso della bici.
La posizione del corpo: il parametro più importante
Se il corpo del ciclista rappresenta la fonte principale di resistenza, responsabile di circa il 60-70% della resistenza aerodinamica totale del sistema bici+atleta, allora modificare la posizione in cui si sta in sella diventa la leva più potente per migliorare le prestazioni. Passare da una posizione eretta (mani sul manubrio, schiena alta) a una posizione abbassata, con le mani sulla parte inferiore del manubrio della bici da corsa e le braccia piegate, può ridurre la resistenza dell'aria anche del 20%. Un guadagno enorme, ottenuto semplicemente cambiando come ci si siede. Ma il risultato più eclatante riguarda la posizione da cronometro: quella in cui il ciclista è disteso quasi in avanti, con le braccia appoggiate su apposite prolunghe che permettono di stringere i gomiti e abbassare il busto. In questa configurazione, la riduzione della resistenza rispetto alla posizione eretta può arrivare al 35%.
Per capire cosa significhi in termini pratici: ottimizzare la sola posizione delle braccia in una cronometro di 40 km percorsa a 50 km/h di media può far risparmiare circa un minuto e mezzo, senza esprimere un watt in più di potenza sui pedali.
La galleria del vento: il laboratorio segreto del ciclismo
Come si studia e si misura tutto questo? Lo strumento principale è la galleria del vento, una struttura in cui grandi ventilatori spingono aria a velocità controllata su un oggetto (o un atleta) fermo. Il principio fisico che rende possibile questa simulazione è il cosiddetto principio di reciprocità: le forze aerodinamiche sono le stesse sia quando è il corpo a muoversi nell'aria ferma, sia quando è l'aria a muoversi intorno a un corpo fermo. La galleria del vento sfrutta questo principio, permettendo di studiare comodamente e in sicurezza scenari che in strada sarebbero troppo complessi da controllare.
Nel caso del ciclismo, l’atleta viene posizionato in sella alla sua bici su bilance di precisione che misurano la forza che l'aria esercita su di esso. Modificando la posizione, l'abbigliamento o i componenti della bici, si possono quantificare le variazioni di resistenza aerodinamica con grande precisione.
Stare nel gruppo: la tattica di gara che ha radici nella fisica
L'aerodinamica però non riguarda solo i singoli atleti, ma influenza profondamente anche le tattiche di gara. Quando un ciclista pedala immediatamente dietro a un altro, entra nella sua scia, una zona dove l'aria è già stata disturbata da chi sta davanti, e beneficia di una drastica riduzione della resistenza aerodinamica. Il ciclista che segue immediatamente a ruota risparmia fino al 25-30% di energia rispetto a quando pedala con il vento in faccia. Ma il dato che stupisce davvero riguarda chi si trova nella "pancia" del gruppo, cioè circondato da decine di ciclisti su tutti i lati. Qui il vantaggio è enormemente superiore, perché il ciclista affronta solo il 5-10% della resistenza che incontra chi è in testa a “tirare” il gruppo.
Per rendere l'idea concretamente: in un gruppo che viaggia a 50 km/h, lo sforzo di chi si trova al centro equivale a quello che si dovrebbe sostenere per pedalare a soli 15 km/h da soli. La spiegazione sta nella "depressione" d'aria generata dagli atleti in testa e ai lati: chi è al centro del plotone viene letteralmente trascinato e risucchiato dal movimento del gruppo.
Questo spiega un fenomeno che chi guarda il ciclismo conosce bene: le fughe solitarie o di pochi corridori in pianura raramente riescono ad arrivare in fondo. Il fuggitivo, da solo, deve consumare tutta la sua energia contro l'aria, mentre il plotone alle sue spalle, con diversi ciclisti che si alternano a tirare il gruppo, può mantenere velocità elevatissime con uno sforzo individuale molto minore.
Casco, tuta e bici: i dettagli che fanno la differenza
La posizione in sella è il fattore principale, ma non l'unico. Ogni elemento del sistema bici+ciclista contribuisce al risultato finale. I caschi aerodinamici hanno una superficie esterna liscia e allungata che guida il flusso d'aria in modo più ordinato, riducendo le turbolenze. I caschi tradizionali, con le prese d'aria aperte per ventilare la testa, sono meno aerodinamici perché "catturano" letteralmente aria, aumentando la resistenza.

Le tute tecniche sfruttano invece un principio controintuitivo: non sempre una superficie più liscia è più veloce. La trama del tessuto può influenzare il modo in cui si forma lo strato d'aria vicino al corpo, riducendo le turbolenze. Per questo le tute aerodinamiche sviluppate negli ultimi anni hanno una trama ben visibile formata da tante righe in rilievo, parallele tra loro. È lo stesso principio che rende le palline da golf con le fossette più veloci di quelle lisce.
Per quanto riguarda la bicicletta, i telai moderni da corsa hanno sezioni dei tubi studiate per tagliare l'aria meglio di un tubo tondo tradizionale.
Tuttavia, nonostante tutti questi progressi tecnologici, la bici rimane responsabile solo del 30-40% della resistenza totale: il ciclista è e resta il componente decisivo.
C'è però un aspetto che rende tutto più complicato: la posizione più aerodinamica non è sempre quella che permette di pedalare con più potenza. La posizione da cronometro, ad esempio, vincola il bacino e le gambe in modo diverso rispetto alla posizione in sella standard, rendendo più difficile per i muscoli sviluppare la massima forza.
Per trovare il proprio punto ottimale gli atleti usano misuratori di potenza montati sui pedali abbinati a sessioni in galleria del vento: in questo modo possono quantificare esattamente quanto guadagnano in aerodinamica e quanto perdono in potenza per ogni variazione di postura.