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7 Luglio 2026
16:00

Perché la Bella di notte fiorisce al tramonto: come il buio aiuta ad attirare gli impollinatori notturni

Ci sono piante con fiori che si aprono di notte o al crepuscolo e restano chiusi durante il giorno. Questo particolare adattamento evolutivo consente di sfruttuare per l'impollinazione animali notturni come falene e pipistrelli e di beneficiare di condizioni atmosferiche più fresche e umide. Il particolare fenomeno ha ispirato anche i Moon Garden, giardini pensati per una fruizione notturna fra fiori appariscenti e profumati.

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Perché la Bella di notte fiorisce al tramonto: come il buio aiuta ad attirare gli impollinatori notturni
piante che fioriscono di notte

Bella di notte, Regina della notte, Fiore di luna non sono nomi di fate di un libro fantasy, bensì nomi comuni di piante dotate di un particolare adattamento evolutivo: i loro fiori restano chiusi durante il giorno e si aprono di notte. Ancora una volta l'evoluzione è andata verso soluzioni per noi insolite, ma estremamente efficaci per consentire, in questo caso, l'impollinazione notturna della pianta, a volte sfruttando i cicli lunari e la debole luce della luna, a volte la luce del crepuscolo o dell'alba. La notte ha i suoi vantaggi: si riduce la competizione fra specie per essere impollinate, varia l'umidità e la temperatura, cambiano anche gli impollinatori in circolazione, per lo più si tratta di falene e pipistrelli.

Sulle interazioni piante-impollinatori notturni si conosce ancora poco, tuttavia, alcune revisioni valutano che circa il 69% degli Ordini di Angiosperme (le piante più evolute dotate di fiori e semi protetti da frutti) presenta specie con impollinazione notturna e questo indica che, tutto sommato, la diffusione di questa strategia è alquanto ampia e non si limita ad alcuni gruppi. Il fenomeno prevale fra le xerofite, cioè quelle piante che vivono in ambienti aridi. La bellezza dei fiori di molte piante notturne ha diffuso la moda dei Moon Garden, giardini progettati per essere utilizzati al fresco serale circondati da fioriture particolarmente profumate. Il progressivo inquinamento luminoso ormai diffuso in gran parte del globo, sta però interferendo anche con i ritmi di queste piante nutturne.

Le piante sfruttano le condizioni ambientali notturne

Al calar del sole, cambiano l'intensità della luce, l'umidità, il vento e la temperatura. L'intensità della radiazione elettromagnetica diminuisce, così come la luce dello spettro del visibile e gli infrarossi: in una notte di luna piena, l'intensità luminosa è inferiore circa un milione di volte rispetto ad una giornata di sole. Il crepuscolo ha uno spostamento verso le lunghezze d'onda del blu e si verificano variazioni di colore della luce che modificano la percezione dei colori da parte degli impollinatori. Questo cambiamento cromatico segna una sorta di passaggio del testimone tra gli impollinatori diurni e quelli notturni che si sono adattati proprio per vivere e nutrirsi in queste condizioni specifiche.

Questa "finestra di luminosità" notturna, tuttavia, non è una costante universale, ma varia nello spazio e nel tempo. In base alla latitudine, la durata del buio rispetto alla luce cambia secondo un gradiente e così, in prossimità dell'equatore, il periodo di buio è di circa 12 ore per tutto l'arco dell'anno, mentre allontanandosi dalla fascia equatoriale la durata della notte varia in funzione delle stagioni. Questa variabilità geografica e stagionale, unita alle alterazioni luminose dei cicli lunari, modella profondamente le strategie e l'efficacia dell'impollinazione notturna. 

Per quanto concerne la temperatura dell'aria, di notte si verifica un'inversione termica al suolo che inizia già al tramonto; il suolo inizia lentamente a raffreddarsi e l'aria calda sale, la velocità del vento tende a ridursi e in genere i valori di umidità relativa sono più elevati rispetto al giorno. Visto che aprire e mantenere il turgore del fiore stesso sono due processi che richiedono acqua, l'aumento dell'umidità e le temperature più basse, permettono alla pianta di ridurre la perdita d'acqua attraverso una minore traspirazione: ecco perché questo meccanismo è molto diffuso tra le piante adattate ad ambienti aridi (xerofite).

Gli impollinatori notturni attirati da profumi intensi

Le piante a fioritura notturna attraggono per lo più falene e pipistrelli, ma esiste una varietà di altri animali attivi di notte. Tra gli invertebrati, fungono da impollinatori diverse specie di coleotteri, oltre a zanzare e calliforidi, scarafaggi e ortotteri (i grilli). Le api notturne (Apis mellifera) e le api carpentiere (Xilocopa violacea) in India iniziano a foraggiare al crepuscolo, come riportato in una revisione dello scorso febbraio, e tendono a mostrare una maggiore attività nelle notti di luna piena rispetto a quelle buie. Esiste addirittura una coevoluzione apposita fra lunghezza della spirotromba (apparato boccale) di alcune specie di falene e la forma tubulare dei fiori di alcune piante notturne. In alcuni casi, anche i gechi e alcuni roditori si dedicano all'impollinazione notturna. Molte specie consumano il nettare come ricompensa, altre usano i fiori aperti per accoppiarsi o per deporre le uova.

pipistrelli fiori di notte
Falene e pipistrelli sono tra i principali impollinatori delle piante che fioriscono di notte.

Tutti presentano adattamenti per spostarsi al buio e per individuare i fiori più con l'olfatto che con la vista. Per questo i fiori di molte piante notturne emanano profumi intensi e inebrianti, forti attrattori chimici. Molti impollinatori presentano adattamenti per vedere bene anche con scarsa illuminazione: occhi e pupille più grandi rispetto alle dimensioni del corpo, fotorecettori altamente sensibili. Alcune falene percepiscono i gradienti di CO2 indicatori di respirazione delle piante. Alcune piante poi aprono i fiori al crepuscolo e alba in modo da attrarre quegli impollinatori che non sono completamente adattati alla notte, ma hanno una sensibilità visiva tale da potersi orientare al crepuscolo. Infatti, nei climi più freddi, gli insetti notturni o crepuscolari hanno spesso uno strato isolante di peli  per operare a basse temperature.

Quali sono le specie più comuni che sfruttano la notte

Fra le specie più comuni che troviamo ad abbellire le notti in parchi e giardini, il giardino botanico di Chicago (Chicago Botanic Garden) riporta:

  • il Fiore di luna (Ipomoea alba), pianta rampicante di origine tropicale con grandi fiori bianchi a forma di tromba che si aprono al tramonto e si richiudono all’alba;
  • il Gelsomino notturno (Cestrum nocturnum) celebrato anche da una poesia di Pascoli, è un arbusto sempreverde con fiori notturni particolarmente profumati;
  • la Regina della notte (Epiphyllum oxypetalum) una pianta succulenta tipica delle foreste pluviali dell'America centrale, ormai importata come pianta ornamentale. I fiori bianchi e appariscenti si aprono di notte all'improvviso e per poco tempo. La fioritura è abbastanza rara;
  • La Bella di notte (Mirabilis jalapa) una pianta erbacea spontanea molto comune alle nostre latitudini e facile da coltivare, presenta fiori notturni di vari colori;
  • la Violaciocca notturna (Matthiola bicornis) i cui fiori si aprono al crepuscolo ed emanano una profumazione dolce simile alla cannella.
bella di notte
La Bella di notte (Mirabilis jalapa)

I Moon Garden

Si tratta di giardini particolarmente eleganti e raffinati, realizzati con spazi pensati per essere goduti di notte e arricchiti con queste specie a fioritura notturna in modo da creare angoli dal profumo intenso e con fiori che possono risplendere se c'è il chiarore di una notte di luna piena. Secondo lo Chicago Botanic Garden, uno dei primi giardini lunari degli Stati Uniti fu progettato e realizzato nel 1833 nel Massachusetts, ma le origini di questi spazi sono molto più antiche e risalgono all'antica Persia, all'India e ai Paesi Arabi dove il caldo torrido non consente di godere dei giardini durante il giorno. Vengono selezionate per lo più piante a fiori bianchi e a foglie argentee che risplendono meglio nelle notti illuminate dalla luna, oltre a piante notturne e profumate, come il gelsomino notturno, che sprigionano un profumo intenso dopo il tramonto.

Inquinamento luminoso e impollinatori notturni

Un gran numero di specie di Angiosperme che in migliaia di anni ha adattato le fioriture a ben determinate condizioni di debole luminosità, vanno incontro a squilibri insieme ai loro impollinatori a causa di un ormai sempre più diffuso inquinamento luminoso riconosciuto come un fattore di stress ecologico globale, con conseguenze per il funzionamento della biodiversità. Sia i bagliori delle luci artificiali lontane, sia le luci artificiali dirette presenti nelle città e nei centri abitati distorcono l'orientamento nello spazio degli impollinatori abituati alla notte, quindi, li distraggono o li "confondono" impedendo il riconoscimento dei fiori. Del resto, la visione dei colori degli impollinatori notturni è adattata a determinate lunghezze d'onda ed è quindi suscettibile alle luci artificiali. Addirittura, alcuni studi hanno dimostrato che l'inquinamento luminoso può essere causa di danni fisiologici al sistema visivo: nella sfinge Deilephila elpenor, ad esempio, secondo quanto riportato da Somanathan anche solo 8 secondi di esposizione a una luce blu intensa possono ridurre la sensibilità visiva per alcuni minuti. I cambiamenti non riguardano solo singoli individui, ma intere reti di impollinatori alterate dalle luci artificiali diffuse.

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