
Siamo a spasso in campagna e, in mezzo all'erba alta, notiamo un cerbiatto accucciato e assolutamente immobile: un vero e proprio Bambi, così solo e così indifeso che subito siamo indotti ad avvicinarci per prenderlo e portarlo in salvo. Niente di più sbagliato da fare: la mamma non lo ha abbandonato, ma si è solo allontanata in modo strategico. Diversi studi come uno pubblicato su Royal Society Open Science, confermano che il nostro odore, trasmesso quando li tocchiamo, potrebbe renderlo vulnerabile ai predatori oltre a stressarlo. Nascondere il cucciolo in un luogo sicuro per poi allontanarsi è un comportamento peculiare di alcune specie di mammiferi, soprattutto ungulati molto comuni in Europa, come il Cervo nobile (Cervus elaphus) e il Capriolo (Capreolus capreolus) che, non avendo vere e proprie tane dove tenere al riparo i cuccioli, adottano questa strategia. Le madri li puliscono accuratamente appena nati per eliminare qualsiasi odore, li nascondono nell'erba alta dove si notano davvero poco grazie al loro mantello mimetico e si allontanano per ridurre il rischio di predazione, tornando da loro solo per allattarli.
L'odore umano può attirare i predatori verso il cucciolo
Fra i fattori alla base di un buon mimetismo dei cuccioli nei Cervidi c'è il mimetismo olfattivo, cioè la quasi totale assenza di odore. L'odore umano, invece, viene percepito facilmente da un predatore che potrebbe avvicinarsi. Il nostro odore potrebbe, inoltre, stressare sia i piccoli sia la madre al suo ritorno e allontanarli dal loro rifugio comporta il rischio che la madre non riesca più a trovarli. Per questo toccarli o spostarli in un luogo ritenuto più sicuro in base a criteri umani può condannarli a morte.
Non ci sono elementi scientifici che documentino l'abbandono volontario delle madri di caprioli o cerbiatti toccati dall'uomo, anche perché l'abbandono dei cuccioli avviene in generale in casi rari e in condizioni di forte stress, ma i fattori di disturbo correlati alla nostra presenza possono essere altri. Un capriolo sottratto alla madre va svezzato in Centri di recupero per la fauna selvatica e, spesso, diventato adulto non sarà in grado di integrarsi bene con i suoi simili. In generale, il modo migliore per aiutare gli animali selvatici è tenersi a debita distanza da loro ed eventualmente segnalare al numero di emergenza 112 solo in eventuali ed evidenti situazioni di pericolo.
Perché le madri lasciano i cerbiatti nascosti: la strategia hider
I cuccioli di cervo e capriolo, ma anche quelli di daino (Dama dama), alce (Alces alces) e di altri Cervidi, sono estremamente vulnerabili ai predatori nelle prime settimane di vita. L'unica strategia che ne consente la sopravvivenza è un elevato grado di mimetismo: colorazione che si confonde con l'ambiente circostante, capacità di restare accucciati e immobili a lungo senza seguire la madre e, soprattutto, quasi totale assenza di odore. Questa strategia, ampiamente conosciuta e descritta anche dall'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, è detta hider, cioè "di chi si nasconde": la madre appena dopo il parto, lecca e pulisce a fondo il piccolo, mangia le sue feci e le urine per eliminare segni di presenza e si mantiene lontana il più possibile in modo da ridurre qualsiasi traccia odorosa intorno alla prole, proprio per non attrarre predatori.
I cerbiatti e i piccoli di capriolo non hanno ancora sviluppato le ghiandole odorigene e hanno un metabolismo e una respirazione rallentati, proprio per ridurre al minimo l'emissione di odori. Alcuni studi hanno addirittura dimostrato che le madri nascondono i cuccioli anche tenendo conto dei luoghi e agli orari in cui è meno probabile la presenza di predatori. Le madri devono selezionare un habitat che soddisfi contemporaneamente il loro elevato fabbisogno energetico durante l'allattamento e minimizzi il rischio di predazione per sé e per la prole. La distanza fra madre e figlio aumenta di giorno in giorno subito dopo il parto e fino al trentesimo giorno di vita, successivamente inizia il riavvicinamento quando il piccolo diventa più agile e autonomo.
Nelle aree agricole, l'unico grande rischio che i cuccioli possono correre è quello di essere lasciati in un campo coltivato: in questo caso potrebbero restare vittima delle macchine falciatrici utilizzate in agricoltura. La falciatura è, infatti, come riportato in uno studio del 2025, una delle principali cause di mortalità dei cerbiatti nei paesaggi coltivati. Per questo, in zone di presenza di questi ungulati, viene consigliato agli agricoltori di utilizzare barre "alza fauna" (“scare bar”), cioè dispositivi meccanici montati davanti alla lama della falciatrice o dispositivi elettronici acustici, che servono a far alzare e allontanare i piccoli nascosti nell’erba alta.