16 Dicembre 2023
7:00

Perché i Paesi in via di sviluppo vogliono il nucleare?

I Paesi in via di sviluppo vogliono l'energia nucleare. Questo processo è un campo della competizione tra potenze. Nord e Sud del mondo si dividono sul tema.

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Perché i Paesi in via di sviluppo vogliono il nucleare?
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Si è chiusa a Dubai la COP28, la conferenza su cambiamenti climatici supportata dalle Nazioni Unite. Tra i diversi temi su cui discuteranno i grandi della Terra c’è quello della decarbonizzazione, cioè la riduzione di emissioni di CO2 nell’atmosfera per contrastare il cambiamento climatico, ma questo tema è diventato oggetto di discussione tra i Paesi sviluppati e quelli cosiddetti in via di sviluppo. Questi ultimi, infatti, vedono le norme per il contrasto al cambiamento climatico come un ostacolo al loro sviluppo socioeconomico, dato che la produzione di energia senza usare combustibili fossili è più costosa e richiede più tempo. Per ovviare a questo problema, diversi Paesi in via di sviluppo stanno ricorrendo ad una soluzione vecchia ma che reputano efficace: l’energia nucleare. Questa decisione ha importanti risvolti geopolitici. Ma andiamo per gradi.

L'energia nucleare per i Paesi in via di sviluppo

Nonostante diversi Paesi in via di sviluppo potrebbero contare su una grande disponibilità di energie rinnovabili, molti di questi stanno decidendo di dotarsi di centrali nucleari per diversi motivi. Il primo è per la possibilità di produrre tanta energia in maniera tecnicamente ecosostenibile. Infatti, nonostante il nucleare non sia una fonte di energia completamente pulita, non produce emissioni di carbonio, quindi non è i contrasto con gli obiettivi di iniziative come la COP28.

Secondo poi, il nucleare è una soluzione ideale per Paesi che non dispongono di risorse naturali per produrre energia su vasta scala come fiumi o laghi. In questo contesto, l’energia nucleare diventa il rimedio migliore per produrre (soprattutto per produrre tanto) quando non si hanno a disposizione fonti energetiche alternative.

A fianco a questi ragionamenti ci sono anche dei calcoli politici. Infatti, la produzione di energia nucleare a volte può creare dei legami privilegiati con alcune superpotenze, per questo motivo, l’assistenza per lo sviluppo dell’energia nucleare è diventato un fattore di competizione tra le grandi potenze.

In alcuni casi, c’è anche una questione storica. Alcuni paesi figli della decolonizzazione degli anni 60 infatti hanno spesso visto il nucleare come un obiettivo da raggiungere per arricchirsi. Questa idea era già nella mente dei loro padri fondatori, come nel caso del Ghana. Il primo presidente del paese, Kwame Nkrumah (figura cardine per il processo di decolonizzazione in Africa) immaginava di costruire una centrale nucleare nel paese usando l’uranio del Congo, paese alleato.

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Quali Paesi stanno scegliendo il nucleare?

L’ultima ondata di sviluppo dell’energia nucleare ha caratterizzato in particolar modo i paesi dell’Africa Subsahariana e del Medio Oriente che sono le parti del pianeta dove la domanda per l’energia nucleare è in crescita. Il Burkina Faso e il Mali hanno confermato a pochi giorni di distanza di voler costruire delle centrali nucleari in proprio entro il 2030 per fornire di elettricità la propria popolazione che cresce in maniera rapida. Anche il Ghana punta ad avere la propria centrale operativa entro il 2030 ed ha già selezionato due potenziali siti di costruzione. Il Kenya invece, nonostante sia un grande produttore di energia geotermica ha deciso di voler cominciare la costruzione di un proprio reattore nel 2027 e ha avviato i primi contatti con i potenziali finanziatori del progetto. Il Rwanda punta a costruire due micro-reattori modulari capaci di produrre 100 megawatt di energia l’uno nel 2025. Anche l’Egitto mira ad accendere la sua prima centrale nucleare (quella di El Dabaa) nel 2026.

Insomma, come si vede da questo elenco la domanda per l’energia nucleare è in crescita in alcune aree del mondo e la corsa al nucleare diventa una questione geopolitica. Infatti, alcuni stati vedono il supporto a favore di paesi in cerca dell’energia nucleare come un sistema per aumentare la propria influenza a livello planetario. Il caso più evidente negli ultimi tempi è quello della Russia. Infatti, grazie ai lavori portati avanti dall’azienda statale Rosatom, Mosca è diventato il principale fornitore di energia nucleare per i paesi in via di sviluppo, un fatto che può portare a forgiare relazioni molto solide con i paesi ospitanti. Infatti, le centrali nucleari, una volta costruite, avranno bisogno di manutenzione costante, di formazione del personale e in alcuni casi di forniture d’uranio, tutte esigenze che rafforzano le relazioni tra paesi ospitanti e paesi costruttori a vantaggio di quest’ultimi. In alcuni casi, come ad esempio quello del Mali, i paesi ospitanti che hanno giacimenti di uranio a disposizione possono accordarsi per collaborare nell’estrazione del minerale che viene usato anche per scopi militari.

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La corsa al nucleare rappresenta un altro caso di frizioni tra nord e sud del mondo. Infatti, se dal punto di vista dei paesi in via di sviluppo il ricorso all’energia atomica è perfettamente sensato, considerando la necessità di garantire l’accesso all’energia a popolazioni in crescita, dal punto di vista dei paesi sviluppati il propagarsi del nucleare presenta molti rischi. Il primo timore è quello che lo sfruttamento dell’atomo porti a una possibilità maggiore di incidenti nucleari. Il secondo è quello della possibilità di sfruttare il nucleare civile per poi sviluppare arsenali atomici con il rischio della proliferazione delle armi nucleari. Insomma, anche sulla corsa all’atomo nord e sud si dividono, e il nucleare sarà un altro argomento di cui discutere alla COP28 e non solo.

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