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6 Luglio 2026
16:00

Come il “treno” protegge lo sprinter al Tour de France: fino al 40% di energia risparmiata nella volata

Dietro uno sprint vincente c'è una complessa strategia collettiva: il "treno". Gli studi mostrano che pedalare nella scia di un compagno può ridurre il dispendio energetico di circa il 40%, un vantaggio decisivo quando bisogna sprigionare fino a 2.000 watt negli ultimi secondi di una tappa piatta.

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Come il “treno” protegge lo sprinter al Tour de France: fino al 40% di energia risparmiata nella volata
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Credit: @Mark Cavendish, via X

Quando vediamo un velocista vincere una tappa al Tour de France, corsa arrivata alla 113esima edizione e che quest'anno si svolge in 21 tappe dal 4 al 26 luglio con partenza da Barcellona e arrivo a Parigi, l’impressione è che tutto si giochi negli ultimi secondi. In realtà, lo sprint finale è il risultato di un preciso meccanismo collettivo che si attiva a circa 10 km dal traguardo: il "treno". Si tratta di una sequenza di compagni di squadra che, pedalando a oltre 55 km/h, protegge il leader dall'attrito dell'aria permettendogli di risparmiare oltre il 40% delle energie a seconda della posizione, per poi lanciarlo negli ultimi 200 metri. Scopriamo la fisica e la strategia dietro la battaglia per la posizione nella corsa ciclistica più famosa del mondo.

Cos’è e come funziona il treno di una volata nel ciclismo

Nelle tappe pianeggianti del Tour de France, le squadre dei migliori sprinter costruiscono il cosiddetto "treno", una formazione di corridori compagni di squadra disposti in fila davanti al proprio leader, il velocista (sprinter), negli ultimi chilometri di una volata.

I compagni di squadra hanno il compito di mantenere alta l’andatura per impedire agli avversari di avanzare, tenere il proprio sprinter lontano dalle cadute e proteggerlo dal vento, permettendogli di risparmiare energie. Lo studio scientifico "Aerodynamic drag in cycling pelotons: new insights by CFD simulation and wind tunnel testing ha dimostrato che nel cuore del gruppo la resistenza dell'aria si abbatte fino al 95%, mentre stando a ruota di un singolo compagno nel "treno" si risparmia circa il 40% dell'energia. È un lavoro estremamente dispendioso: ogni corridore dà tutto per qualche minuto e, una volta terminato il proprio lavoro, si sposta lateralmente e si lascia sfilare dal gruppo, esattamente come un razzo a più stadi.

Non esiste uno schema identico per tutte le squadre, ma a circa 7-10 km dall’arrivo i treni iniziano a portarsi stabilmente davanti al gruppo. In questa fase i gregari lavorano per mantenere la posizione e impedire che altre squadre prendano il controllo. Man mano che ci si avvicina al traguardo, le velocità salgono progressivamente oltre i 55 km/h e i cambi diventano più brevi.

Negli ultimi 500 metri circa, prende il comando il cosiddetto ultimo uomo, il ruolo più delicato di tutta la volata. Deve lanciare lo sprinter alla velocità giusta e nel momento giusto, senza esporlo troppo presto al vento.

Il leader viene quindi lasciato tra i 150 e i 250 metri dall’arrivo. Da quel momento in poi è una sfida individuale: chi ha la posizione migliore e riesce a mantenere la velocità più elevata fino alla linea finale conquista la vittoria.

Perché gli sprinter stanno così bassi sulla bici

Osservando una volata si nota subito una caratteristica comune a tutti i velocisti: una posizione estremamente aerodinamica, con testa bassa, gomiti piegati e busto quasi parallelo al terreno. A oltre 65 km/h il nemico numero uno è la resistenza dell’aria e ridurre anche solo di pochi centimetri la superficie esposta al vento può fare la differenza tra vincere e arrivare secondo.

Per lo stesso motivo gli sprinter cercano di rimanere il più a lungo possibile nella scia dei compagni. Chi sta a ruota deve produrre molta meno potenza rispetto a chi affronta direttamente l’aria. Questo consente al velocista di conservare energie preziose da utilizzare negli ultimi secondi.

Anche il vento può cambiare completamente una volata. Se soffia contrario, il rischio di partire troppo presto e farsi rimontare da chi arriva da dietro aumenta notevolmente.

Infine, quando l'arrivo è particolarmente combattuto entra in gioco il cosiddetto colpo di reni, un movimento con cui il corridore spinge in avanti bici e spalle proprio sulla linea del traguardo. In una volata decisa per pochi centimetri, questo gesto può essere sufficiente per precedere l’avversario e conquistare la vittoria. È quanto accaduto alla Milano-Sanremo 2026, dove Tadej Pogacar ha avuto la meglio su Tom Pidcock proprio grazie al colpo di reni finale, al termine di uno sprint molto serrato.

La guerra delle ruote: cosa fanno gli sprinter senza treno

Non tutte le squadre dispongono di un treno forte come quelli delle grandi formazioni WorldTour. In questi casi è fondamentale prendere la ruota giusta. Gli sprinter privi di un proprio treno cercano infatti di posizionarsi dietro al velocista considerato più forte, per sfruttare il lavoro della sua squadra e arrivare lanciati nel momento decisivo.

È qui che nasce il caos tipico degli ultimi chilometri. Decine di corridori tentano contemporaneamente di conquistare le stesse posizioni. Ne derivano continui cambi di traiettoria, contatti tra spalle e manubri che si sfiorano. A velocità superiori ai 60 km/h, perdere una sola ruota può significare passare dalla possibilità di vincere a un piazzamento anonimo. È in questi momenti che si verificano la maggior parte delle cadute di gruppo, proprio perché la densità di ciclisti per metro quadrato raggiunge il suo picco massimo dell'intera tappa.

Quanto vanno forte: velocità comprese tra i 65 e i 70 km/h

Nelle fasi finali delle tappe pianeggianti i migliori sprinter raggiungono regolarmente velocità comprese tra i 65 e i 70 km/h. In condizioni particolarmente favorevoli si può andare anche oltre: nel 2025 Matteo Moschetti ha toccato gli 83 km/h all'AlUla Tour, approfittando di un tratto leggermente in discesa e del vento a favore.

Impressionante è anche la potenza sviluppata negli ultimi secondi di gara. I velocisti più forti possono infatti sfiorare i 2000 watt, una quantità di energia paragonabile a quella assorbita da un forno elettrico domestico acceso alla massima potenza. E tutto questo dopo aver percorso oltre 150 chilometri e passato ore in sella.

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