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14 Febbraio 2026
6:00

Perché la spugna da cucina è uno degli oggetti più sporchi in casa: come difendersi dai batteri

Le spugne da cucina possono diventare un ricettacolo di batteri perché restano umide, hanno una struttura porosa che protegge i microrganismi e accumulano residui di cibo che li nutrono. In queste condizioni i batteri possono sopravvivere, moltiplicarsi e trasferirsi a piatti e superfici. Strizzare bene la spugna e sostituirla regolarmente aiuta a ridurre il rischio di contaminazioni.

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Perché la spugna da cucina è uno degli oggetti più sporchi in casa: come difendersi dai batteri

spugne batteri

 

Quante volte, dopo pranzo, laviamo i piatti a mano e, finito di lavare, lasciamo la spugnetta ancora bagnata sul lavandino per poi usarla nuovamente poche ore dopo, anche solo per dare una sciacquata a un bicchiere che useremo per bere. Beh, la scienza dice che dovremmo prestare un po’ di attenzione. Ebbene sì, contrariamente a quanto possiamo pensare (d’altronde le usiamo con il sapone per pulire, “che succederà mai?”), le spugne da cucina possono diventare un vero e proprio ricettacolo di batteri. Questo è dovuto a tre fattori principali: rimangono umide a lungo (habitat perfetto per i batteri), hanno una struttura porosa che protegge i microrganismi e accumulano residui di cibo che fungono da nutrimento. Secondo alcuni studi, le spugne domestiche usate possono arrivare a contenere concentrazioni di batteri estremamente elevate, con una grande varietà di specie diverse, addirittura includendo – nei casi estremi – quelle potenzialmente patogene, in particolare microrganismi della famiglia Enterobacteriaceae, come Escherichia coli e Salmonella. I germi non solo sopravvivono, ma si moltiplicano e possono essere trasferiti dalle spugne a piatti, superfici e alimenti. Per evitare ciò, può bastare una bella strizzata alla spugna o sostituirla con frequenza.

Umidità: habitat batterico ideale

Il primo fattore chiave è l’umidità persistente. Le spugne sono progettate per assorbire e trattenere acqua, ma dopo l’uso raramente si asciugano del tutto, soprattutto se non le strizziamo a sufficienza. Dal punto di vista microbiologico, questo è cruciale: la disponibilità di acqua è uno dei requisiti fondamentali per la crescita batterica. L’interno rimane umido anche molte ore dopo l’uso, creando un ambiente stabile in cui i batteri possono sopravvivere e replicarsi a temperatura ambiente. Infatti, messe a confronto con oggetti più asciutti, i ricercatori dello studio Bacterial levels and diversity in kitchen sponges and dishwashing brushes used by consumers pubblicato sul Journal of Applied Microbiology, non hanno avuto sorprese: le spugne costantemente umide ospitano colonie microbiche significativamente più alte rispetto a superfici che si asciugano rapidamente, come panni sottili o spazzole rigide.

Struttura porosa: una casa per microbi

Il secondo elemento è la struttura interna della spugna. A differenza di una superficie liscia, la spugna è composta da una rete 3D di canali microscopici, dati dai pori volutamente presenti in essa. Le cavità porose sono utili, infatti, a trattenere meglio l’acqua quando si lava, ma per lo stesso motivo possono farlo anche dopo il lavaggio. Gli stessi pori possono fornire dei rifugi fisici per i batteri, spesso proteggendoli dall’azione meccanica del lavaggio: i germi aderenti alle cavità interne riescono a rimanere ancorati, formando micro-aggregati difficili da rimuovere. Ecco perché anche spugne apparentemente “pulite” continuano a trattenere comunità batteriche numerose e ben organizzate.

Residui organici e trasmissione microbica

Il terzo fattore è il nostro cibo, che finisce per nutrire anche i batteri. Ogni utilizzo della spugna trasferisce al suo interno piccole quantità di residui alimentari: proteine, grassi e carboidrati, gli stessi residui di cibo che rimangono nei piatti. Queste sostanze, non sempre ben visibili, costituiscono un eccellente nutrimento per i microorganismi. Alcuni studi, in particolare una ricerca condotta in alcuni dormitori universitari, Microbiological quality of kitchens sponges used in university student dormitories e pubblicata su BMC Public Health, ha identificato nelle spugne domestiche elevate concentrazioni di batteri associati alla degradazione di materia organica (come lo stesso cibo), in particolare Enterobacteriaceae. Fanno parte di questa famiglia i tanti temuti batteri Escherichia coli Salmonella spp., responsabili di infezioni gastrointestinali e intossicazioni alimentari anche gravi.

L’uso ripetuto della stessa spugna su superfici diverse (lavello, piatti, forno, etc.) facilita la trasmissione dei microrganismi, rendendo la spugna un “fulcro” di contaminazione, raccogliendo batteri da una superficie e spostandoli sulla successiva che puliremo: i batteri viaggiano e si spargono.

Come ridurre il rischio di contaminazione: il trucco del microonde funziona?

In realtà, per ovviare al problema della contaminazione batterica dovuta alle spugne domestiche usate, possono bastare delle semplici accortezze quotidiane. Tra le azioni più comuni, si può strizzare bene la spugnetta dopo ogni uso – così da limitare la presenza di umidità – o semplicemente sostituirla frequentemente con una nuova. I più “preoccupati” potrebbero ricorrere anche a trattamenti in lavastoviglie, per un lavaggio super-efficace, o addirittura nel microonde (la temperatura uccide i batteri), ma forse sono metodi più “estremi” che non ci sentiamo di indicare come essenziali. Occorre semplicemente avere più accortezza domestica: nessuno di questi metodi garantisce una sterilità complessiva, ma riducono la quantità e la diversità di microorganismi delle spugne con i quali sarebbe meglio evitare il contatto.

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