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19 Agosto 2026
11:44

Perché le isole Curili nel mare di Ochotsk sono ancora contese tra Russia e Giappone

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, Giappone e Russia non hanno mai firmato un vero trattato di pace. A bloccare la diplomazia è oggi un pugno di isole nel Pacifico settentrionale: la parte meridionale dell'arcipelago delle Curili, che separano il mare di Ochotsk dal Pacifico settentrionale.

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Perché le isole Curili nel mare di Ochotsk sono ancora contese tra Russia e Giappone
mappa isole curili
Una mappa delle isole Curili, situate tra Giappone e Russia.

A più di ottant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, c’è una ferita della storia che non si è mai rimarginata: Giappone e Russia non hanno mai firmato un vero trattato di pace. A bloccare la diplomazia è oggi un pugno di isole nel Pacifico settentrionale: la parte meridionale delle isole Curili, un arcipelago situato in Asia che divide il mare di Ochotsk dal Pacifico settentrionale.

La recente visita del presidente russo Vladimir Putin sull'isola di Iturup ha riacceso i riflettori su una disputa mai sopita, gettando benzina sul fuoco e valicando quella che Tokyo considera una vera e propria linea rossa.

Un ponte di vulcani tra i ghiacci

Teatro dello scontro è un arcipelago selvaggio: una catena di circa 1.300 chilometri che unisce la Kamčatka al Giappone, dividendo il Mare di Okhotsk dall'Oceano Pacifico. Conta 56 isole disposte su due creste parallele, la Grande e la Piccola Catena.

Geologicamente, le Curili costituiscono la cima emersa di un arco vulcanico nato lungo la Cintura di Fuoco del Pacifico, dove la placca del Pacifico sprofonda al di sotto della microplacca di Okhotsk. Questo processo di subduzione ha scavato la Fossa delle Curili, profonda oltre 10.000 metri, e alimenta circa un centinaio di edifici vulcanici, di cui una quarantina ancora attivi.

È stato proprio l'effetto delle perenni colonne di vapore a spingere i russi a battezzarle sfruttando il verbo kurit’, cioè "fumare". In origine queste terre appartenevano agli Ainu, la popolazione indigena dell'isola di Hokkaido: nel loro idioma la parola kur significa semplicemente "uomo".

I primi attriti tra Giappone e Russia nascono nell'Ottocento, quando la Russia zarista inizia a spingersi a sud. Nel 1875, con il Trattato di San Pietroburgo, si arriva a un compromesso: gli Zar cedono l'intero arcipelago delle Curili al Giappone in cambio del controllo totale dell'isola di Sakhalin, un avamposto strategico trasformato dai russi in una nota colonia penale e fondamentale per la proiezione della propria potenza sull'Oceano Pacifico.

1905: L'umiliazione dello Zar

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, le ambizioni di Mosca e Tokyo entrano in rotta di collisione. Il Giappone sta vivendo il Rinnovamento Meiji: in pochi decenni abbatte il vecchio sistema feudale degli shogun e dei samurai, si industrializza e reclama un posto tra le grandi potenze. Dall'altra parte, la Russia zarista considera l'Asia Orientale uno spazio vitale imprescindibile e rifiuta ogni compromesso diplomatico.

Così Tokyo decide di colpire per prima. L‘8 febbraio 1904, le navi nipponiche sferrano un devastante attacco a sorpresa contro la flotta zarista a Port Arthur, senza alcuna dichiarazione di guerra (una mossa che anticipa di quarant'anni Pearl Harbor).

Il conflitto si rivela un disastro per i russi, che, con il Trattato di Portsmouth del 1905, sono costretti a ritirarsi dalla Manciuria e a cedere al Giappone la metà meridionale dell'isola di Sakhalin, a sud del 50° parallelo. Le Curili, invece, sono già interamente giapponesi dal 1875: la guerra non le tocca. L'umiliazione resta cocente: per la prima volta da secoli, una potenza europea è costretta a cedere il passo a una potenza asiatica.

1945: La rivincita di Stalin e la "Battaglia Invisibile"

Per Stalin, leader dell'Unione Sovietica (erede della Russia Zarista), la Seconda Guerra Mondiale è l'occasione perfetta per lavare l'onta del 1905. L'8 agosto 1945, 24 ore prima che seconda bomba atomica cancelli la città Nagasaki, l'Unione Sovietica rompe il patto di neutralità e lancia l'Operazione Tempesta d'Agosto. L'Armata Rossa travolge le difese nipponiche: dilaga in Manciuria e, dall'11 agosto, riconquista la metà meridionale di Sakhalin, il Karafuto giapponese perduto nel 1905.

Ma c'è di più: nonostante l'annuncio della resa del Giappone comunicato dall'imperatore Hirohito il 15 agosto, i sovietici lanciano un'operazione anfibio sulle Curili. Tra il 18 agosto e il 2 settembre 1945scurare si combatte una vera e propria "battaglia invisibile". Isola dopo isola, i sovietici occupano l'intero arcipelago, comprese le quattro isole più meridionali vicino a Hokkaido (Iturup, Kunashir, Shikotan e le isolette Habomai), espellendo circa 17.000 residenti giapponesi.

Il cortocircuito diplomatico e il muro di oggi

Alla base del blocco diplomatico ci sono due accordi: quello di Yalta (1945), in cui gli Alleati promettono le Curili a Stalin per spingerlo a entrare in guerra contro il Giappone, e quello di San Francisco (1951), in cui Giappone rinuncia ai diritti sulle Curili, ma sostiene che le 4 isole meridionali (Territori del Nord) non abbiano mai fatto parte geograficamente dell'arcipelago ceduto. L'URSS, dal canto suo, rifiuta di firmare il trattato in polemica con la presenza militare USA nel Pacifico.

Nel 1956 le due nazioni hanno firmato una prima dichiarazione congiunta che ha messo, formalmente, fine al conflitto senza sanare però la frattura e senza conclude un trattato di pace vero e proprio. La Guerra Fredda, che ha posizionato il Giappone al fianco degli Stati Uniti, ha impedito però un disgelo concreto nei rapporti.

Dopo la caduta dell'URSS la pace è sembrata prossima, grazie alle continue aperture diplomatiche che sono proseguite sino al 2018, con l'ipotesi della cessione di due isole minori a Tokyo. Nel 2020 la Russia, a causa di alcune spinte nazionaliste interne, ha però approvato una riforma costituzionale che vieta la cessione di qualsiasi territorio nazionale. Infine, lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022 ha posto la pietra tombale sulla diplomazia: Tokyo si è schierata con le sanzioni occidentali e Mosca ha congelato ogni trattativa.

Un riassunto: le principali tappe della contesa tra Russia e Giappone

Riassumiamo in breve le principali tappe che hanno portato allo scontro:

  • Trattato di Shimoda – 1855
    Primo confine ufficiale: le 4 isole meridionali vengono riconosciute come territorio giapponese.
  • Trattato di San Pietroburgo – 1875
    Il Giappone ottiene tutte le Curili; la Russia ottiene l'intera isola di Sakhalin.
  • Trattato di Portsmouth – 1905
    Dopo la vittoria nella guerra russo-giapponese, Tokyo si prende la metà sud di Sakhalin.
  • Yalta e invasione sovietica – 1945
    Gli Alleati promettono le Curili all'URSS. L'Armata Rossa occupa l'intero arcipelago ed espelle i giapponesi.
  • Trattato di San Francisco – 1951
    Il Giappone rinuncia alle Curili ma rivendica le 4 isole del sud. L'URSS non firma la pace.
  • Dichiarazione Congiunta – 1956
    Finisce lo stato di guerra formale. Mosca propone di restituire 2 isole, ma il patto salta per le tensioni della Guerra Fredda.
  • Disgelo – 1991
    Mosca e Tokyo si riavvicinano.
  • Riforma Costituzionale Russa – 2020
    la Russia vieta per costituzione la cessione di qualsiasi territorio nazionale a potenze straniere.
  • Guerra in Ucraina – 2022
    Le sanzioni del Giappone alla Russia congelano definitamente i rapporti
  • Militarizzazione – 2023/2026
    La Russia militarizza le isole Curili, trasformandole in un bastione difensivo
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