
Tornate a casa dalle vacanze e le piante sono tutte afflosciate e tristi. First reaction: prendere l’innaffiatoio. SBAGLIATO! Il motivo per cui le piante appassiscono è sì correlato alla mancanza di acqua, ma non sempre come pensate. L’appassimento dipende da un delicato equilibrio tra l’acqua che la pianta assorbe dalle radici e quella che viene persa: quando si perde più acqua di quella che viene assorbita, la pianta appassisce. Ma la causa di questo sbilancio può andare da effettivamente poca acqua nel suolo allo scenario opposto: troppa acqua può far marcire le radici. Entrano in gioco anche la luce (sia troppa che troppo poca), gli sbalzi improvvisi di temperatura, eventuali malattie della pianta e il livello di nutrienti, in particolare il potassio, nel suolo. La soluzione non è univoca, dipende dalla pianta ed è spesso frutto di un mix di vari tentativi come spostare la pianta in posti con più o meno luce e provare a variare il fertilizzante. Insomma, mettete giù quell’innaffiatoio.
Fun fact grammaticale: potete scegliere la forma che preferite tra annaffiare/innaffiare e annaffiatoio/innaffiatoio. Secondo l’Accademia della Crusca, sono entrambe corrette.
Quando il terreno è asciutto, meglio dare acqua
I tessuti delle piante, come le foglie o gli steli, stanno su grazie al turgore, la pressione dell’acqua che preme contro le pareti rigide delle cellule vegetali e le fa stare belle dritte. Questa pressione dipende da un equilibrio continuo: le radici assorbono acqua dal terreno, mentre le foglie la perdono costantemente attraverso piccole aperture dette stomi, in un processo chiamato traspirazione. Quando questa pressione viene meno, le cellule si “sgonfiano” come un palloncino e di conseguenza si affloscia l’intera pianta.

Il caso più tipico è dimenticarsi di annaffiare la nostra piantina, chissà perché è spesso una pianta di basilico, e quindi ritrovarsi con un suolo effettivamente secco da cui le radici non possono assorbire acqua. Ecco: in questo caso, correte a dar da bere alla vostra pianta. Come accorgervene? Basta infilare un dito nel suolo più o meno fino alla seconda nocca e se è completamente secco, bisogna innaffiare.
Se il terreno è umido, l'appassimento può essere una difesa
La velocità della traspirazione dipende fortemente dalle condizioni ambientali: calore eccessivo, vento, scarsa umidità fanno perdere più acqua alla pianta, anche se il suolo è ben idratato. Questo accade semplicemente perché la traspirazione è più veloce dell’assorbimento da parte delle radici, ma la buona notizia è che si tratta di un fenomeno temporaneo! Con il fresco della sera, l’equilibrio viene ripristinato e la pianta si riprende.
Una curiosità, condivisa anche dall’Enciclopedia Britannica, è che l’appassimento può essere anche una strategia difensiva. Durante le calde giornate estive, foglie ripiegate e appassite espongono meno superficie all’aria, riducendo la perdita di acqua, per poi “ringalluzzirsi” quando le temperature calano durante le ore serali.
In entrambi i casi, se infiliamo il dito nel suolo, troveremmo un terreno umido: non c’è da preoccuparsi. Nel caso l’appassimento dovesse persistere anche di sera, allora potrebbe trattarsi di una reale carenza idrica.
Troppa acqua e piante appassite: il paradosso
In un terreno troppo bagnato, l’acqua satura i pori delle radici che così non riescono più ad assorbire ossigeno. Senza ossigeno, le radici smettono di funzionare e l’intero flusso di acqua verso la pianta si interrompe. È un paradosso: il suolo gronda d’acqua, ma alle foglie non arriva.
In questa situazione, continuare a innaffiare la pianta porta a un ristagno d’acqua che può favorire lo sviluppo di funghi patogeni delle radici, come quelli dei marciumi radicali, che aggravano il danno anche dopo che il terreno è tornato asciutto. In questi casi, oltre a rimuovere i ristagni d'acqua, alcuni vivai consigliano di rinvasare la pianta, tagliando quelle parti delle radici che presentano marciume. Magari meglio se aiutati da un giardiniere, se non siete particolarmente esperti.
Un corto circuito nel trasporto d’acqua
L'acqua assorbita dalle radici viaggia verso le foglie attraverso lo xilema, una rete di cellule cave interconnesse, diciamo la versione vegetale dei nostri vasi sanguigni.

Se qualcosa la ostruisce, la pianta appassisce anche con acqua disponibile nel terreno: è il caso delle malattie da avvizzimento vascolare, come fusariosi, verticilliosi, il "wilt" della quercia, la grafiosi dell'olmo, spesso causate da funghi, che colonizzano questi condotti e li intasano fisicamente. A peggiorare la situazione, ci pensa spesso la pianta stessa: per isolare l'infezione produce sostanze gommose ed escrescenze cellulari (le tille) che chiudono ulteriormente i vasi (tillosi), bloccando il flusso nel tentativo di limitare il danno. Un fenomeno molto conosciuto e trattato anche in riferimenti internazionali come l'Encyclopedia of Forest Sciences curata da Burley, Evans e Youngquist. Per queste malattie non esistono trattamenti specifici, l'unica strategia è la prevenzione e il riconoscimento precoce dei batteri e die funghi presenti nel suolo. Per la verticillosi, per esempio, sono state messe a punto tecniche come la PCR che permettono di individuare il batterio prima ancora che compaiano i sintomi, ma si tratta di soluzioni ancora poco utilizzate.
Anche agenti che causano danni fisici alle radici o al fusto, come insetti xilofagi, larve che rodono le radici, roditori che danneggiano la corteccia, possono interrompere il flusso d’acqua.
Troppa o troppo poca luce
La luce diretta e intensa aumenta la richiesta d'acqua nello stesso modo del caldo: più energia da smaltire, più traspirazione, e se le radici non stanno al passo la pianta appassisce comunque. Un'esposizione eccessiva può arrivare addirittura a bruciare le foglie: il calore degrada la clorofilla e lascia macchie chiare o brune sulle foglie. Se la vostra pianta è su un terrazzo inondato dal sole dall'alba al tramonto, e presenta segni di appassimento, potrebbe essere utile spostarla in un luogo meno assolato.
All'opposto, troppa poca luce indebolisce i tessuti della pianta perché con una scarsa energia luminosa la fotosintesi rallenta e la pianta produce meno zuccheri per crescere. Il risultato è spesso l'eziolamento: la pianta ingiallisce, cresce in maniera anomala e steli e piccioli restano sottili, con pareti deboli, afflosciandosi più facilmente per stress minimi. A complicare le cose, in ombra il terreno si asciuga più lentamente, e continuando a innaffiare con la stessa frequenza, senza controllare il suolo, si rischia di eccedere, creando un ristagno d’acqua con tutti i problemi che ne derivano. Parimenti, se vedete appassire la vostra pianta preferita al buio corridoio, provate a spostarla in un posto più illuminato. Attenzione però perché non tutte le piante amano la luce diretta: alcune preferiscono un'illuminazione più soft.
Squilibri nutritivi
Se tutto ciò non vi sembra abbastanza, pensate che anche i minerali presenti nel suolo hanno un ruolo in questo delicato equilibrio idrico. In particolare, il potassio, che regola l'apertura e la chiusura degli stomi: se manca, la pianta perde il controllo dell'acqua persa per traspirazione e appare flaccida anche con terreno umido. In questo caso, come descritto dalla Penn State University, la pianta a cui manca potassio tende ad appassire nelle giornate soleggiate e asciutte, con un aspetto flaccido e le foglie possono colorarsi di verde scuro tendente al bluastro, quasi metallico.
Nelle piante da appartamento si osserva più spesso l'appassimento da eccesso di fertilizzante. Troppi sali minerali, aumentano la salinità del suolo: il terreno diventa troppo “salato” ed è più difficile per le radici assorbire acqua per osmosi. In pratica il sale in eccesso "trattiene" l'acqua fuori dalle radici invece di lasciarla entrare, causando un appassimento da eccesso di fertilizzante.
Secondo l'Università del Maryland i sintomi sono simili ad altri tipi di appassimento: pianta flaccida, con crescita ridotta e foglie ingiallite. Una caratteristica particolare per discernere dalle altre cause è la formazione di una patina bianca sul terreno, segno di un accumulo di fertilizzante. Il consiglio, in questo caso, è ovviamente agire in prevenzione, usando fertilizzanti appositi per la nostra pianta nelle quantità e modalità di somministrazione adeguata. Se siete giunti troppo tardi, è possibile "lavare" il terreno con sola acqua (in gergo tecnico, lisciviazione), lasciando defluire l'acqua dai buchi del vaso e ripetendo l'operazione più e più volte utilizzando "un volume d'acqua almeno pari alla capacità del vaso stesso", sempre secondo l'Università del Maryland.