
Tra il 31 luglio e il 2 agosto la parte centrale della caldera dei Campi Flegrei è stata interessata da un intenso sciame sismico. Ad aprirlo è stato il terremoto più forte mai registrato sul sito in epoca strumentale, di magnitudo 4.7. Gli addetti al monitoraggio dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) inizialmente hanno individuato in questo sciame circa 450 terremoti. Il modello basato sull’Intelligenza Artificiale attualmente in fase di sperimentazione da parte dell’INGV ha invece identificato e localizzato nello stesso intervallo di tempo oltre 1000 terremoti, compresi quelli di magnitudo molto bassa. I dati ottenuti con l’IA sono stati confrontati con la distribuzione e le caratteristiche dei terremoti degli ultimi anni. Il confronto ha evidenziato molte corrispondenze e la riattivazione di sistemi di faglie già coinvolte nell’attività sismica precedente.
Il ruolo dell’IA nello studio dei terremoti ai Campi Flegrei
Gli algoritmi di Intelligenza Artificiale applicati ai terremoti dei Campi Flegrei sono stati sviluppati nell’ambito di una collaborazione tra l’INGV-Osservatorio Vesuviano, l’Università Federico II di Napoli e l’Università di Stanford. Il modello si basa sui dati di monitoraggio sismico raccolti nel tempo presso la caldera dall’INGV-Osservatorio Vesuviano. Grazie a questo modello è stato possibile rilevare tra il 2022 e il 2025 ben 54.000 terremoti, un numero quattro volte superiore rispetto a quelli individuati con i metodi tradizionali. Tra questi vi sono moltissimi terremoti di magnitudo estremamente bassa, non percepiti dall’uomo. Grazie a questi nuovi dati è stato evidenziato un grande sistema di faglie ad anello responsabili di molti sismi, che delimita la zona in cui la caldera si sta sollevando.
Il modello è stato applicato anche allo sciame del 31 luglio-2 agosto e ha fornito risultati altrettanto sorprendenti, rilevando oltre 1000 terremoti rispetto ai circa 450 emersi con i metodi tradizionali. Questo sistema si sta rivelando un importante supporto al monitoraggio dei Campi Flegrei, grazie alla sua capacità di analizzare la sismicità in modo molto più preciso e rapido, in tempo quasi reale. Queste informazioni possono essere correlate rapidamente con gli altri parametri monitorati e in questo modo possono essere intercettate in tempo utile anche eventuali variazioni della dinamica del sistema vulcanico. Il modello AI, che attualmente è in fase di sperimentazione, in futuro potrà così migliorare la prevenzione del rischio sismico e la gestione delle emergenze.

Che cosa è emerso dall’analisi dei dati forniti dall’IA
Confrontando la distribuzione spaziale dei terremoti del recente sciame sismico ottenuta con il contributo del modello IA con quella dei sismi individuati dall’IA per il periodo 2022-2025, si può notare una corrispondenza. Lo sciame ha interessato la parte centrale della caldera, dove si trovano sistemi di faglie già coinvolte nella sismicità degli ultimi anni. Dopo la scossa principale di magnitudo 4.7, con ipocentro a 2,4 km di profondità, i sismi si sono spostati verso sud-ovest diventando più superficiali, con ipocentri compresi soprattutto tra 1 e 2 km. Lo sciame si è concluso con terremoti profondi al massimo 1 km nell’area del duomo lavico di Monte Olibano. I sismi dello sciame, così come quasi tutti quelli del periodo 2022-2025, sono quindi superficiali, una caratteristica che determina un maggiore scuotimento in superficie nell’area dell’epicentro.

I dati ottenuti con il monitoraggio hanno permesso anche di comprendere il tipo di movimento avvenuto lungo le faglie che hanno generato i due terremoti principali, quello di magnitudo 4.7 delle 17.46 del 31 luglio e quello di magnitudo 3.8 delle 20.00 dello stesso giorno. Le orientazioni del piano di faglia sono risultate compatibili con quelle di altri terremoti avvenuti nell’area negli ultimi anni, suggerendo la riattivazione di strutture già coinvolte nella precedente attività sismica.