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25 Marzo 2026
16:30

Perché l’Italia sfida l’Irlanda del Nord nel calcio e alle Olimpiadi il Regno Unito: le regole FIFA

L'Italia sfida l'Irlanda del Nord ai playoff per i Mondiali di calcio, ma ai Giochi Olimpici esiste solo il Team GB. Il motivo è che il CIO ammette solo Stati sovrani (il Regno Unito), mentre la FIFA garantisce un'eccezione alle singole nazioni.

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Perché l’Italia sfida l’Irlanda del Nord nel calcio e alle Olimpiadi il Regno Unito: le regole FIFA
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Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord: perché nel calcio scendono in campo come avversarie, ma alle Olimpiadi uniscono le forze sotto l'unica bandiera del Regno Unito? Dietro questa "stranezza" non c'è solo sport, ma un intreccio di storia, geopolitica e burocrazia. Un meccanismo che ci tocca molto da vicino proprio in questi giorni. Giovedì 26 marzo, a Bergamo, l'Italia affronterà proprio l'Irlanda del Nord nella delicatissima semifinale dei play-off di qualificazione ai Mondiali 2026 che si disputeranno tra Stati Uniti, Messico e Canada. Una partita da dentro o fuori, fondamentale per evitare il dramma sportivo di una terza esclusione consecutiva dalla competizione più prestigiosa del pianeta. Scopriamo allora come funziona questa anomalia, dettata dalle differenti letture del CIO e della FIFA, che porta nazioni "sorelle" a essere rivali sul prato verde, per poi festeggiare insieme medaglie olimpiche storiche, come quella d'oro del tennista scozzese Andy Murray a Londra 2012.

Il CIO e le regole della FIFA sul Regno Unito

Per capire l'anomalia britannica, dobbiamo guardare alle regole del Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Nato nel 1894 a Losanna, il CIO è l'autorità suprema del Movimento Olimpico e ha una regola d'oro: non ammette la partecipazione di Paesi o enti che non siano ufficialmente riconosciuti come Stati sovrani indipendenti.

Il Comitato Olimpico Britannico è gestito dalla British Olympic Association (BOA), che funge da Comitato Olimpico Nazionale per tutta la Gran Bretagna e l'Irlanda del Nord. Sebbene il codice assegnato dal CIO sia "GBR", la delegazione utilizza il marchio Team GB, chiarendo che rappresenta l'intera unione e non solo l'isola della Gran Bretagna.

Le Home Nations (Scozia, Galles, Inghilterra e Irlanda del Nord) non sono Stati sovrani indipendenti, ma fanno parte della Corona britannica. Di conseguenza, non possono avere un proprio Comitato Olimpico autonomo. Il Regno Unito, inoltre, sovrintende a oltre 5.000 isole – incluse le "Dipendenze della Corona" (Guernsey, Isola di Man e Jersey) – e territori d'oltremare come Gibilterra. Nessuno di questi potrebbe mai partecipare in modo indipendente secondo i rigidi regolamenti del CIO.

E allora perché nel calcio è diverso? La risposta è nelle regole della FIFA (Fédération Internationale de Football Association), l'associazione che ha il ruolo di assicurare e promuovere lo sviluppo del calcio in tutto il mondo. Fondata nel 1904, ha permesso alle quattro nazioni del Regno Unito di mantenere le loro federazioni calcistiche indipendenti, pioniere di questo sport in Europa e nate prima della FIFA stessa. La Football Association inglese, ad esempio, è nata nel 1863. Per questo motivo, la FIFA riconosce pienamente Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, permettendo loro di competere separatamente nei Mondiali e negli Europei.

Il paradosso del rugby: sport e storia britannica

Questa "anomalia" vale anche per il rugby. Al torneo del Sei Nazioni, infatti, l'Italia affronta regolarmente Inghilterra, Scozia e Galles come avversarie distinte. Le motivazioni per la palla ovale sono le medesime: l'organo di governo mondiale (storicamente noto come IRB – International Rugby Board e oggi chiamato World Rugby), agendo esattamente come la FIFA, riconosce da sempre le singole federazioni britanniche come entità sportive totalmente indipendenti.

Tuttavia, c'è un dettaglio che riguarda l'Irlanda. Se nel calcio l'isola è spaccata a metà, nel rugby la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord scendono in campo insieme in un'unica Nazionale, cancellando ogni confine politico. Per gestire questa delicata unione, è stato creato un inno speciale, l'"Ireland's Call". In trasferta si canta solo questo mentre nelle gare casalinghe a Dublino, la squadra canta prima l'inno ufficiale irlandese (Amhrán na bhFiann) e, a seguire, l'inno che unisce l'intera isola.

Ma per capire a fondo da dove nascano tutte queste differenze dobbiamo riassumere la storia geopolitica di queste isole. Il Regno Unito, il cui nome ufficiale attuale è Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, è uno Stato sovrano composto da 4 nazioni costitutive: Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Il suo assetto originario risale al 1801, quando nacque il "Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda". L'attuale denominazione deriva dal fatto che, nel 1922, l'Irlanda dichiarò la propria indipendenza, diventando l'attuale Repubblica d'Irlanda, mentre il nord scelse di rimanere legato a Londra.

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La mappa e la bandiera del Regno Unito. In bianco le Home Nations e in grigio la Repubblica d’Irlanda.

Altri casi simili riguardano Danimarca e Francia

Il paradosso britannico non è l'unico al mondo. I confini della geopolitica sportiva regalano altre due "stranezze" degne di nota.

Le Isole Fær Øer Sono una nazione autonoma che fa parte del Regno di Danimarca. La FIFA riconosce la loro Nazionale di calcio, permettendole di giocare le qualificazioni europee. Il CIO, al contrario, non le considera uno Stato sovrano: alle Olimpiadi, gli atleti faroesi devono vestire la maglia della Danimarca.

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Localizzazione delle Isole Fær Øer. Credit: VASCHE, CC BY–SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by–sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Anche la Nazionale di calcio di Tahiti (che rappresenta la Polinesia Francese) è affiliata alla FIFA e nel 2013 ha persino giocato la Confederations Cup contro Spagna e Uruguay. Ai Giochi Olimpici, però, gli atleti polinesiani difendono i colori della Francia. Proprio per questo motivo le gare di surf di Parigi 2024 si sono svolte sull'isola, a 15.000 km di distanza dalla capitale, ma sotto bandiera francese. Vahine Fierro è un esempio di surfista delle polinesia francese che ha gareggiato per i transalpini ai Giochi Olimpici.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano.
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