Salendo tra le guglie e i pinnacoli del Duomo di Milano difficilmente ci si aspetterebbe di vederle, ma ci sono due statue davvero curiose: quelle dei pugili Primo Carnera ed Erminio Spalla, scolpiti con tanto di guantoni e pantaloncini da boxe.
Le figure dei due celebri campioni italiani di pesi massimi degli anni Trenta del Novecento – che si trovano, precisamente, sul camminamento delle terrazze alte (lato sud, verso la Galleria) – sono state realizzate intorno al 1937 dallo scultore Paolo Mezzanotte su ordine del Partito Fascista per celebrare il culto dello sport.
Carnera e Spalla, infatti, incarnavano alla perfezione gli sportivi da cui trarre ispirazione, essendo considerati da Mussolini e dai fanatici del partito come potenti simboli di forza fisica, vigore atletico e prestigio per la nazione.
Chi erano i due pugili Primo Carnera ed Erminio Spalla
Il friulano Primo Carnera (1906-1967), anche noto come "il Gigante buono" o "la Montagna che cammina" per la sua altezza (1,97 metri di altezza per oltre 120 chili di peso), dopo i primi anni dell'adolescenza passati a lavorare come manovale in Francia, entrò a far parte del mondo circense come fenomeno da baraccone, vista la sua enorme stazza. Proprio in quel periodo venne notato da un ex campione di pugilato francese, che lo formò e lo aiutò a passare al pugilato vero e proprio.

Nel giugno del 1933, diventò il primo italiano a vincere il titolo mondiale dei pesi massimi, battendo l'americano Jack Sharkey a New York. Il trionfo lo consacrò eroe popolare e il regime fascista ne fece uno dei massimi simboli della propaganda (sebbene il figlio Umberto riferì alla stampa che il padre fosse un uomo semplice, del tutto disinteressato alla politica e strumentalizzato dal potere).
Nel dopoguerra rimase negli Stati Uniti, dove ebbe successo anche nel wrestling, e coltivò le sue passioni artistiche (letteratura, arte e opera in primis), che lo avvicinarono al mondo del cinema e lo portarono a diventare un attore.
L'altro pioniere della boxe tricolore, il piemontese Erminio Spalla (1897–1971), divenne celebre per aver conquistato nel 1923 all'Arena Civica di Milano il titolo europeo dei pesi massimi (fu il primo azzurro a riuscirci, nella categoria regina). Spalla, però, da personalità eclettica qual era non si limitò solo al pugilato: studiò arte all'Accademia di Brera affermandosi come scultore con opere al Monumentale di Milano, cantò a livello professionistico come baritono lirico e recitò in più di cinquanta film, lavorando anche con registi come Vittorio De Sica e Pietro Germi.
Le strane statuette del Duomo: perché si trovano lì

Potrebbe sembrare un caso isolato quello di queste due statuette, ma non è così. Fin dalle origini del cantiere (1389), infatti, la Veneranda Fabbrica del Duomo aveva lasciato agli scultori e scalpellini una certa libertà creativa per le figure minori, i doccioni e le decorazioni delle terrazze.
Durante i secoli, quindi, gli artigiani spesso diedero vita a sculture che facevano riferimento alla vita quotidiana, ai mestieri, ai personaggi contemporanei e persino elementi profani o bizzarri.
Proprio negli stessi anni in cui venivano scolpite le statuette dei due pugili, vennero realizzati anche altri omaggi a tema sport (come una racchetta da tennis, manubri e altri attrezzi ginnici) e i volti di alcune figure dell'epoca, come il re Vittorio Emanuele III e Mussolini. Dopo la caduta del regime fascista, tuttavia, gli scalpellini intervennero sul volto del Duce per camuffarlo e renderlo meno riconoscibile, aggiungendogli un turbante in testa e un accenno di barba. Ora, a occhi disattenti, potrebbe sembrare un anonimo dignitario orientale.
