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Perché l’isola di Coiba era considerata l’Alcatraz di Panama: storia e caratteristiche della colonia penale

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L’Isola di Coiba, ex spietata colonia penale di Panama attiva dal 1919 al 2004, è oggi un santuario ecologico e Patrimonio UNESCO.

L’Isola di Coiba, un tempo conosciuta con il soprannome di "Alcatraz di Panama" o l'"Isola del Diavolo" panamense, è stata a lungo un luogo di terrore, prigionia, tortura e di misteriose sparizioni. Qui infatti si trovava una delle colonie penali più dure e spietate delle Americhe. Oggi, tuttavia, la paura ha lasciato il posto allo stupore: l'ex prigione è stata definitivamente chiusa e l'intera area è diventata il Parco Nazionale di Coiba, un santuario ecologico incontaminato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Come era fatta la colonia penale?

La colonia penale di Isla Coiba non era un singolo edificio blindato, ma un vasto sistema carcerario all'aperto. Al culmine della sua attività, la prigione ospitava circa 3.000 detenuti suddivisi in circa 30 accampamenti, distribuiti in vari punti dell'isola. Uno dei centri nevralgici era l'accampamento principale noto come "La Central", situato vicino al sentiero di Punta Damas. Questa zona comprendeva numerosi edifici circondati da distese di palme, una spiaggia, un molo e aree erbose, dove vivevano e lavoravano sia i detenuti sia gli ufficiali di sorveglianza. Anche se raccontata in questo modo potrebbe non sembrare così male, la realtà era ben diversa.

La prigione sfruttava le caratteristiche estreme del territorio per impedire le fughe e infliggere punizioni. Le celle, ad esempio, erano all'aperto e ciò esponeva continuamente i detenuti non solo alle temperature soffocanti ma anche alla violenza delle tempeste. La deterrenza alla fuga era garantita non solo dalla sorveglianza e dal mare che circondava l'isola, ma anche dalla presenza di coccodrilli e caimani che popolavano quelle zone. Tuttavia sull'isola non esistevano solamente celle di prigionia: si potevano trovare anche strutture di carattere civile, come uffici, una cappella e depositi. Inoltre, nelle fasi finali della colonia, furono realizzate anche aree agricole coltivate e gestite direttamente dai detenuti per garantire l'autosostentamento dell'isola.

Storia e periodi della prigione di Isla Coiba

La colonia penale di Isla Coiba è rimasta attiva dal 1919 al 2004. Inizialmente concepita per isolare i criminali più pericolosi del Paese, la prigione assunse ben presto un ruolo molto più sinistro durante i regimi militari dei dittatori Omar Torrijos e Manuel Noriega negli anni '70 e '80. In quel periodo, Coiba divenne il luogo di detenzione prediletto per gli oppositori politici del governo militare. Nacque così il tragico fenomeno de "Los Desaparecidos" (gli scomparsi): centinaia o forse migliaia di dissidenti arrestati o rapiti dal regime svanirono nel nulla proprio a Coiba. Le credenze popolari e le testimonianze suggeriscono che molte di queste vittime siano state sepolte in tombe senza nome nei pressi della colonia o smembrate e gettate in pasto ai numerosi squali e coccodrilli dell'isola.

Dopo la caduta della dittatura militare (avvenuta con la deposizione di Noriega nel 1989), il carcere tornò alla sua funzione originaria di prigione comune. La colonia penale è stata ufficialmente chiusa nel 2004, anno in cui i detenuti rimasti sono stati trasferiti in altre strutture e ogni oggetto di valore è stato rimosso dal sito.

Il terrore che circondava la colonia penale ha avuto un effetto collaterale inaspettato e straordinario: ha preservato l'isola dall'intervento umano per quasi un secolo. Poiché la paura scoraggiava l'insediamento umano e l'afflusso di visitatori, circa l'80% della foresta pluviale dell'isola è rimasta completamente vergine e incontaminata. Nel 2004, subito dopo la chiusura del carcere, il governo di Panama ha istituito il Parco Nazionale di Coiba (che copre un'area di 1743 km2 inclusi l'isola principale e altri 38 isolotti circostanti) per tutelarne la straordinaria biodiversità. Nel 2005, il parco è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO e Zona Speciale di Protezione Marina.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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