
I nostri sogni sono proiezioni casuali e confusionarie o hanno profondamente a che fare con chi siamo? Un recente studio scientifico italiano apparso su Communication Psychology, rivista del portafoglio Nature, ha analizzato migliaia di racconti sui sogni e ha trovato interessanti relazioni su come la nostra personalità e le nostre esperienze diano forma alle nostre avventure notturne. I ricercatori hanno impiegato l'intelligenza artificiale e tecniche avanzate di elaborazione del linguaggio naturale come motore principale per poter quantificare ed esaminare i racconti onirici su larga scala. Viene fuori che elementi profondamente ancorati nelle nostre personalità, come come la propensione a stare "con la testa fra le nuvole", ma anche la curiosità che nutriamo verso i sogni stessi, influenzano fortemente la loro forma e dinamica, così come gli eventi che viviamo, soprattutto se hanno i toni scuri del trauma e dello stress.
La personalità determina se facciamo sogni comuni o più bizzarri
Alcune persone fanno sogni ricchi di colpi di scena, mentre altre ricordano solo scenari banali. Come mai? Lo studio italiano recentemente pubblicato su Nature ci spiega che, sebbene i sogni siano un'esperienza universale, il loro contenuto è unico per ciascuno di noi e viene modellato intimamente dai tratti stabili della nostra personalità. Per esempio, chi ha una forte tendenza a perdersi nei propri pensieri a occhi aperti, fenomeno noto come "divagazione mentale" (o mind-wandering), fa sogni molto più bizzarri e caratterizzati da continui salti di ambientazione. Da un punto di vista scientifico, questo avviene perché la divagazione mentale diurna e il sogno notturno condividono un'architettura neurale e cognitiva comune: chi ha un cervello abituato a sganciarsi dalla realtà esterna durante il giorno, attivando quella che si chiama "rete neurale di default", produrrà simulazioni interne ancora più intense e slegate dalle normali regole logiche durante la notte.

Anche altre caratteristiche personali incidono in modo specifico sulle nostre notti. Se possiedi una buona memoria visuo-spaziale, i tuoi sogni tenderanno a essere molto più ricchi di oggetti fisici e descrizioni architettoniche. E se semplicemente consideri i sogni importanti e hai un atteggiamento positivo e curioso verso di essi, la tua mente ti ricompenserà con esperienze oniriche più intense emotivamente e visivamente molto più ricche.
Lo stress della vita quotidiana entra nel nostro mondo onirico
Oltre al nostro carattere, anche le situazioni stressanti che viviamo si insinuano prepotentemente nei sogni. L'esempio più evidente e studiato su scala globale è stato registrato durante i lockdown per la pandemia di COVID-19. In quel periodo, i sogni delle persone sono improvvisamente diventati più intensi, carichi di emozioni negative e popolati da frustranti limitazioni della libertà, in cui i sognatori si sentivano fisicamente bloccati o oppressi. Perché avviene questo travaso emotivo tra la vita reale e il sonno? Secondo i neuroscienziati, il sogno agisce come una sorta di "terapia notturna", un meccanismo evolutivo legato alla regolazione delle emozioni e al consolidamento della memoria. Teorie scientifiche come quella della "simulazione delle minacce", come riportano gli autori dello studio, , suggeriscono che il cervello usi il palcoscenico sicuro del sonno per allenarsi a gestire situazioni pericolose, elaborando e smaltendo l'angoscia accumulata di giorno per aiutarci a svegliarci più sereni. Si tratta di un meccanismo estremamente adattivo: i ricercatori hanno osservato che, con la fine delle restrizioni sanitarie, le emozioni dei sogni della popolazione si sono gradualmente "normalizzate", tornando a toni più positivi nel corso degli anni successivi. Dunque, abbiamo una ulteriore conferma della dimensione simulativa e preparatoria dei sogni, ma oggi, dopo questo studio, sappiamo meglio quanto questi siano cuciti su di noi, sulle nostre ansie o sulle nostre gioie, sul nostro temperamento e sulle nostre peculiarità personali.
Quando sogniamo il cervello attiva un mondo virtuale, lo studio
Quando siamo svegli, i nostri pensieri sono spesso concentrati su questioni pratiche, bisogni corporei o ragionamenti logici e siamo saldamente al comando delle nostre azioni. Ma non appena ci addormentiamo, la mente cambia radicalmente sceneggiatura: i sogni abbandonano la riflessione razionale e si trasformano in esperienze percettive vivide, dominate da dettagli visivi, ampi spazi esplorabili e interazioni sociali intense. Quando sogniamo ci ritroviamo immersi in un film di cui siamo spesso spettatori passivi, circondati da eventi bizzarri e cambiamenti improvvisi di scena. Qual è la causa scientifica di questo passaggio? Come ricorda la ricerca italaian, durante il sonno, il cervello abbandona il quadro di riferimento "egocentrico" della veglia, in cui tutto ruota attorno alla nostra prospettiva e ai nostri scopi, per creare una simulazione "allocentrica". In altre parole, una sorta di mondo virtuale indipendente in cui ci ritroviamo inseriti, disconnessi dalla realtà esterna. È come se il cervello avviasse un avanzato generatore di realtà virtuale per elaborare frammenti di ricordi, trasformandoli in trame imprevedibili e iper-associative, che si portano dietro alcune caratteristiche della vita reale, costruendogli un diverso contesto attorno.