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16 Marzo 2026
15:45

Le sette donne pirata che guidarono flotte di uomini: le più famigerate della storia

Sette donne pirata, da Alwilda a Maria Lindsey, dominarono i mari con coraggio e astuzia, guidando flotte di uomini e sfidando i ruoli tradizionali del loro tempo. Tra mito e realtà, raccontano storie di leadership, audacia e libertà femminile.

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Le sette donne pirata che guidarono flotte di uomini: le più famigerate della storia
Sette donne pirata

Il mare per secoli non fu solo una via di commercio, ma uno spazio di potere, strategia e ribellione. In questo mondo, tradizionalmente dominato dagli uomini, alcune donne seppero trasformare la pirateria in un mezzo di autonomia e influenza politica. Dalla Svezia del V secolo con Alwilda, che sfidò il matrimonio combinato e guidò flotte travestita da uomo all’Irlanda del XVI secolo con Grace O’Malley, audace condottiera e amministratrice di una prospera flotta; fino ai Caraibi con Anne Bonny e Mary Read, che combatterono fianco a fianco dei loro compagni maschi, e Maria Lindsey, temuta per la sua abilità e la sua ferocia. Queste donne, che solcarono i mari dal III secolo a.C. fino all'inizio del XVIII secolo dimostrarono che il mare poteva diventare uno spazio di leadership, coraggio e libertà al femminile, in spazi e ruoli tipicamente maschili.

Sette donne pirata che dominarono i mari nel corso dei secoli

Teuta

teuta
Teuta. Photo credits: Hyjnesha, via Wikimedia Commons.

Alla morte del re Agrone, nel 231 a.C., Teuta assunse la reggenza del regno illirico degli Ardiaei. Durante il suo governo, aumentarono le incursioni marittime nell’Adriatico condotte con le liburne, navi veloci ed efficaci. Secondo Polibio, alle pretese di Roma la sovrana rispose rivendicando la pirateria come pratica tradizionale del suo popolo. La tensione sfociò nella Prima guerra illirica (229-228 a.C.), che terminò con la sconfitta di Teuta e con l’imposizione di tributi e limitazioni alla sua autorità. La ricerca storica più recente tende però a superare l’immagine semplificata della “regina pirata”, mettendo in luce il suo ruolo di governante impegnata a mantenere il controllo di punti strategici come Issa e Corfù e a difendere l’autonomia del proprio territorio.

Alwilda

Alwilda
Alwilda, Photo credits: Charles Ellms, via Wikimedia Commons.

Nelle acque che oggi appartengono alla Svezia, Alwilda rifiutò un matrimonio combinato con il principe ereditario, Alf di Danimarca, e scelse il mare come sua via di libertà. Travestita da uomo, prese il comando di una nave con un gruppo di compagne fidate, entrando in una ciurma di pirati alla ricerca di un nuovo capitano. Le sue abilità nel Baltico crearono tale scompiglio che il re di Danimarca inviò truppe per catturarla. Ironia della sorte: a guidare l’operazione era proprio Alf, che dopo uno scontro navale vinse anche il cuore di Alwilda. La loro unione si concluse con il matrimonio e l’ascesa di Alwilda a regina di Danimarca, trasformando la ribellione in potere e autonomia.

Sayyida al-Hurra

Sayyida
Sayyida al–Hurra, Photo Credits: Oxygene Tetouan, via Wikimedia Commons.

Sayyida al-Hurra nacque intorno al 1490 in una famiglia di esuli andalusi. La sua vicenda personale è legata al trauma dell’espulsione e alla riorganizzazione delle comunità musulmane nel Nord Africa. Dopo il matrimonio con il governatore di Tétouan, partecipò alla ricostruzione della città, che divenne rapidamente un porto di rilievo. Rimasta vedova, assunse il potere e costruì un sistema corsaro rivolto contro le posizioni iberiche, collaborando con i fratelli Barbarossa. Le cronache arabe ne sottolineano la capacità amministrativa e il ruolo nella crescita economica della città; le fonti spagnole, al contrario, la descrivono come una minaccia per la sicurezza delle rotte. I bottini delle incursioni nello stretto di Gibilterra e lungo la costa contribuirono alla prosperità di Tétouan, trasformandola in un punto di riferimento per la resistenza alle occupazioni europee. Nel 1541 sposò il sultano wattaside, ma fu deposta l’anno successivo.

Grace O’Malley

grace o malley
Grace o Malley, Photo Credits: Suzanne Mischyshyn / County Mayo – Westport House Grounds (1530–1603).

Grace O’Malley, nata intorno al 1530 sulla costa occidentale dell’Irlanda, visse sin da bambina tra il rumore delle onde e il legno delle navi del padre. Cresciuta tra tempeste, viaggi e racconti di mare, sviluppò presto un coraggio e una determinazione fuori dal comune, guadagnandosi il soprannome Granuaille, “l’audace”. Dopo la morte del marito, quando le donne non potevano ereditare nulla, Grace non accettò la resa: prese il mare al comando della flotta paterna, saccheggiando mercantili, proteggendo le coste e combattendo personalmente in battaglia. La sua abilità e il suo acume politico le permisero di sfidare la Marina inglese e, al tempo stesso, di trattare con la regina Elisabetta I, mantenendo il rispetto e la sicurezza dei suoi uomini e della sua città. La vita di Grace fu una continua alternanza tra guerra, commercio e diplomazia: una donna capace di governare navi, popoli e il proprio destino, diventando leggenda già in vita.

Anne Bonny 

Anne Bonny
Anne Bonny, Photo Credits: Geo. S. Harris and Sons, via Wikimedia Commons

Anche lei nata in Irlanda tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII, Anne Bonny rifiutò i confini imposti al suo genere e scelse il mare come spazio di libertà. Salpò nei Caraibi insieme all’amante John “Calico Jack” Rackham, vivendo fianco a fianco con i pirati in un mondo di uomini e combattendo con la stessa ferocia dei compagni. In battaglia si travestiva da uomo, con coraggio e determinazione, e condivise il comando con Mary Read, dimostrando leadership e audacia. La fama di Anne non nasce da grandi battaglie o ricchezze accumulate, ma dalla capacità di imporsi in un contesto che non prevedeva donne al comando. Catturata nel 1720, la sua condanna fu sospesa a causa della gravidanza. Il resto della sua vita rimane avvolto nel mistero, alimentando la leggenda di una donna che seppe vivere secondo le proprie regole.

Mary Read

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Mary Read, Photo Credits: Geo. S. Harris and Sons, via Wikimedia Commons

Mary Read, forse nata a Plymouth intorno al 1690, trascorse l’infanzia travestita da maschio per ricevere sostegno dalla famiglia, sviluppando presto confidenza e abilità nell’uso delle armi e nel condurre una vita "da uomo". Dopo esperienze nell’esercito e come marinaio, decise di cercare avventure nei Caraibi, dove si unì ai pirati e incontrò Anne Bonny. Anche Mary si travestiva da uomo in battaglia, combattendo con spada e pistola al pari dei compagni, e contribuendo alla leadership dell’equipaggio. La sua vita fu segnata da coraggio e indipendenza fino al 1721, quando morì di febbre in prigione dopo essere stata catturata e condannata a morte per pirateria, lasciando un’impronta indelebile di audacia e determinazione femminile.

Maria Lindsey

maria lindsey
Maria Lindsey

Maria Lindsey, nota anche come Cobham, visse all’inizio del XVIII secolo e salpò accanto al marito Eric per dominare le rotte attorno a Capo Bretone. Famosa per la sua ferocia, la leggenda racconta che utilizzasse i prigionieri come bersagli di tiro e non esitasse a pugnalare capitani rivali. La coppia alternava periodi di rispettabilità a nuove incursioni pirata, accumulando ricchezze e reputazione. Maria incarnava il lato più crudele e pragmatico della pirateria, capace di strategie audaci e di una ferocia in grado di incutere timore. La sua vita si concluse tragicamente con il suicidio, segnando la fine di una donna che aveva fatto del mare e della forza la propria identità.

Fonti, interpretazioni e memoria

Le testimonianze su queste donne riflettono il punto di vista di chi le osservava: per autori romani o iberici erano predatrici del mare, mentre nelle tradizioni locali potevano apparire come difensori o governanti legittime. La storiografia recente, anche grazie a documenti ottomani e studi di archeologia navale, ha contribuito a restituire una lettura più articolata. Queste figure precedono di secoli le piratesse dell’età moderna e mostrano come la navigazione e la piraterie fossero anche spazi in cui potevano emergere leadership femminili legate alla guerra, all’economia e al governo. Al di là delle immagini leggendarie, la loro presenza documentata conferma il ruolo attivo delle donne nella storia politica e marittima dell’area mediterranea.

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