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2 Novembre 2022
9:16

Breve storia dei pirati: chi erano e come agivano i predoni del mare

In passato, ma non solo, chi viaggiava per mare doveva fare i conti con il rischio di incontrare pirati e corsari, con esiti spesso tragici. Vediamo in sintesi quando è nata e come si è sviluppata la pirateria.

A cura di Erminio Fonzo
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Breve storia dei pirati: chi erano e come agivano i predoni del mare
pirati oggi

La pirateria esiste da quando l'uomo è riuscito a solcare il mare con delle imbarcazioni e continua anche al giorno d'oggi. La sua epoca d’oro, però, è stata quella tra il ‘500 e il ‘700, quando i pirati dei Caraibi, resi popolari dal cinema e dai romanzi di avventura, dominavano i mari nei pressi del “Nuovo mondo”. Il fenomeno è stata favorito dal fatto che per le autorità statali era difficile, soprattutto in passato, far rispettare la legge tra le onde. Ricostruiamo brevemente la storia dei pirati e dei corsari.

Chi sono i pirati

I pirati sono navigatori che assaltano imbarcazioni di vario genere per saccheggiarne il carico e, spesso, per catturare l’equipaggio e impossessarsi delle navi stesse. In passato i pirati compivano frequentemente anche incursioni sulla terraferma, assaltando e depredando le città e i Paesi costieri.

Il Jolly Roger
Il Jolly Roger, la bandiera pirata

La differenza tra pirati e corsari

Prima di raccontare la storia della pirateria, va sottolineata la differenza tra pirati e corsari. I primi sono a tutti gli effetti dei fuorilegge, che agiscono solo per il proprio tornaconto. I corsari, invece, sono pirati autorizzati da un’autorità statale a compiere azioni contro le navi dei Paesi nemici. Sono quindi "pirati legalizzati", ai quali come premio delle loro azioni resta tutto o una parte del bottino conquistato. La “guerra di corsa”, come veniva chiamato questo tipo di attacchi, è stata comune per molti secoli, fino a quando è stata vietata da un accordo internazionale nel 1856. La distinzione tra i due tipi di pirateria, però, non è sempre stata netta, anche perché spesso i corsari si sono trasformati in pirati “non autorizzati”.

La pirateria nel mondo antico

La pirateria è antica quanto la navigazione: poco tempo dopo che l’uomo imparò a costruire mezzi per solcare i mari, altri uomini iniziarono a prenderli d’assalto per impadronirsene. Il fenomeno ebbe un forte sviluppo al tempo delle civiltà greca e romana, grazie all’aumento dei commerci “internazionali”. Per Roma, in particolare, i pirati rappresentavano un serio problema, perché limitavano il commercio con l’Oriente, tanto che Cicerone, il celeberrimo oratore, arrivò a definirli “nemici comuni di tutti”. Per questo nel I secolo a. C. il Senato di Roma incaricò uno dei più validi generali, Gneo Pompeo (il futuro avversario di Cesare), di sconfiggere i pirati, il che effettivamente fu realizzato nel 67 a.C.

Modello di nave romana (credit Rama)
Modello di nave romana (credit Rama)

Tra Medioevo ed età moderna: pirati vichinghi e corsari barbareschi

Nei primi secoli del Medioevo i pirati più temuti erano i vichinghi, originari della penisola scandinava, che compirono incursioni nei mari dell’Europa settentrionale e in seguito anche in altre aree.
Nei secoli successivi, e in particolare tra il ‘500 e l’inizio dell’800, furono molto attivi i corsari barbareschi, cioè provenienti dalle città del Nord-Africa, abitate da popolazioni di etnia berbera. La loro attività rientrava nella guerra tra l’Impero Ottomano e gli Stati cristiani dell’Europa. I corsari barbareschi assaltavano le navi dei Paesi europei e spesso saccheggiavano le città costiere, tra le quali molte località italiane, per catturarne la popolazione, che era poi deportata e ridotta in schiavitù.

Una nave francese attaccata da corsari barbareschi (1615 circa)
Una nave francese attaccata da corsari barbareschi (1615 circa)

I pirati dei Caraibi: l’epoca d’oro della pirateria

Nel nostro immaginario, se pensiamo ai pirati, in genere ci vengono in mente quelli attivi nella zona dei Caraibi tra il ‘500 e il ‘700, che associamo ai barili di rum, alle bende sugli occhi, alle gambe di legno, ecc. Effettivamente in età moderna nel Mar dei Caraibi la pirateria fu molto attiva, grazie ai traffici commerciali tra Europa e America e alla rivalità tra le potenze europee per il controllo del territorio americano. Molti pirati dei Caraibi, infatti, erano corsari autorizzati con apposite “patenti di corsa”. I governi del Regno Unito e della Francia si servivano di loro per contrastare la supremazia della Spagna, che a sua volta autorizzò i suoi navigatori ad assaltare le navi nemiche.

Possedimenti europei nei caraibi nel 1700 (credit Esemono)
Possedimenti europei nei caraibi nel 1700 (credit Esemono)

I pirati, inoltre, disponevano di appoggi sulla terraferma, come la piccola isola della Tortuga, situata presso Hispaniola (dove oggi si trovano gli Stati di Haiti e della Repubblica Dominicana), che divenne la base principale dei corsari francesi e inglesi.

Alla pirateria dei Caraibi appartengono i pirati più famosi della storia, come Francis Drake, François l’Olonese ed Edward Teach “Barbanera”, forse il più celebre di tutti. Si affermarono anche due parole nuove, che spesso usiamo come sinonimo di pirata: bucaniere, che inizialmente indicava i cacciatori di frodo che arrostivano la carne sulle griglie, e filibustiere, che ha origini olandesi e significa letteralmente “libero saccheggiatore”.

I pirati assaltavano le navi per catturarne il carico ma, soprattutto, cercavano di impossessarsi delle imbarcazioni stesse, in maniera da poterle armare con i cannoni e ingrandire la propria flotta. Nonostante si calcoli che nei Caraibi non vi siano stati mai più di 4.000 pirati contemporaneamente, essi posero una seria minaccia ai commerci.

Nave pirata

Il codice dei pirati

I pirati dei Caraibi rispettavano determinate regole, necessarie per mantenere l’ordine a bordo delle navi. Anzitutto, tra di loro vigeva una sorta di democrazia e i comandanti erano spesso eletti dalla ciurma. Il bottino derivante da assalti e saccheggi era diviso in parti uguali o comunque in quantità regolate da precise normative. Era inoltre assolutamente vietato fare salire a bordo delle navi le donne, per evitare che si creassero motivi di contrasto tra gli uomini (sebbene nella storia siano esiste anche donne pirata).

Attenzione, però, a non idealizzare i pirati, come talvolta avviene. Essi infatti erano spesso uomini avidi e crudeli che per arricchirsi erano disposti a uccidere e a esercitare violenza su prigionieri inermi.

La bandiera pirata: il Jolly Roger

Il simbolo più famoso della pirateria è la bandiera con teschio e due ossa incrociate, nota come Jolly Roger. Le sue origini non sono chiare: le prime attestazioni certe risalgono al ‘600 ma in origine il colore dello sfondo non era il nero, ma il verde (tra i corsari barbareschi) e il rosso. Forse la stessa espressione Jolly Roger deriva dal francese “Jolie Rouge”, cioè “bella rossa”, ma l’ipotesi è discussa. Della bandiera sono esistite innumerevoli varianti. Quella per noi più nota, con lo sfondo nero, è in uso dal ‘700.

Ma perché i pirati esponevano una bandiera e si facevano subito identificare, con il rischio che le loro prede fuggissero o che navi nemiche potessero attaccarli? In realtà i pirati issavano il Jolly Roger solo quando erano in prossimità di una imbarcazione da assaltare. L’uso della bandiera rientrava nella guerra psicologica contro le loro prede. Lo scopo dei pirati, infatti, era catturare intatta la nave nemica e l’esposizione della bandiera serviva a incutere timore e spingere l'obiettivo a consegnarsi senza combattere.

Il pirata Stede Bonnet con il Jolly Roger (illustrazione del 1725)
Il pirata Stede Bonnet con il Jolly Roger (illustrazione del 1725)

Il declino della pirateria

La pirateria nei Caraibi iniziò a declinare verso al 1720, quando le potenze europee ritirarono molte patenti di corsa. Numerosi corsari si trasformarono in pirati “non autorizzati”, ma le flotte dei Paesi europei li contrastarono efficacemente, provocando la scomparsa quasi totale del fenomeno nel volgere di pochi anni.

La pirateria, però, continuava a essere presente in altri mari del mondo, come in Estremo Oriente, dove all’inizio dell’Ottocento una donna, Ching Shih, costituì la più grande flotta pirata di sempre, che contava tra 20.000 e 40.000 uomini. Con il passare degli anni e lo sviluppo di flotte militari sempre più efficienti, la pirateria si è ridotta sensibilmente in tutto il mondo. Essa però non è scomparsa del tutto e ancora oggi i pirati infestano i mari di alcune aree geografiche.

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