
A pochi chilometri dal centro di Shanghai sorge una città disegnata da uno dei più importanti architetti italiani del secondo Novecento: Vittorio Gregotti. Si chiama Pujiang New Town e si trova nel distretto di Minhang, a sud della megalopoli. Il progetto nasce nei primi anni Duemila all’interno del programma urbanistico One City, Nine Towns, insieme ad altre 8 città, promosso dal governo municipale per decongestionare e riordinare l’area metropolitana di Shanghai attraverso la realizzazione di nuovi nuclei urbani ispirati alle tradizioni europee e a modelli urbani internazionali. Il masterplan della città satellite a tema italiano viene affidato, a seguito di un concorso a inviti, a Gregotti Associati, con l’obiettivo di costruire, in una zona agricola pianeggiante caratterizzata da una fitta rete di canali, un nuovo insediamento residenziale e a uso misto destinato ad accogliere tra gli 80.000 e i 100.000 abitanti. Il progetto di Pujiang si discosta tuttavia dall’immagine stereotipata di un’Italia da cartolina, unendo cultura cinese e cultura occidentale. Il riferimento al Bel Paese passa soprattutto attraverso la struttura urbana: una griglia ordinata di piazze, canali, percorsi pedonali, corti e spazi pubblici, in cui architettura e paesaggio sono pensati come parti di un unico sistema.
Il programma One City, Nine Towns delle città satellite di Shangai
Tra la fine del Novecento e l’inizio degli anni Duemila, Shanghai conobbe una rapidissima crescita urbana. La metropoli attirò milioni di nuovi abitanti, con un forte aumento della pressione sul mercato immobiliare e una progressiva congestione del centro. Da qui la scelta di sviluppare nuovi poli abitativi lungo la cintura esterna dell'area metropolitana. Il programma One City, Nine Towns, avviato nel 2001 dal governo municipale, rispondeva proprio a questa esigenza: creare nuove comunità satellite collegate alla metropoli, ciascuna dotata di una propria identità architettonica e urbana. L’operazione aveva infatti una componente di marketing territoriale. Le autorità volevano rendere attrattive aree periferiche o agricole, incoraggiando la classe media emergente a spostarsi fuori dal centro di Shanghai. Il tema internazionale era pertanto uno strumento di promozione e un incentivo: serviva a conferire immagine, riconoscibilità e valore immobiliare ai nuovi insediamenti.

Il piano prevedeva come prima città Songjiang New City, con il nucleo a tema britannico di Thames Town, e altre città distribuite nei distretti suburbani. Tra queste rientravano appunto Pujiang, la città italiana; Anting, di ispirazione tedesca e anche nota come Weimar Village; Luodian, legata all'immaginario scandinavo; Gaoqiao, a tema olandese; Fengcheng, di matrice spagnola; Fengjing, associata a riferimenti nordamericani/canadesi; Zhujiajiao, impostata sul modello della tradizionale città d’acqua cinese. Le città di Baozhen e Zhoupu (quest'ultima inizialmente ipotizzata a tema occidentale misto), verranno invece rispettivamente assorbite negli sviluppi urbani di Dongtan, prima eco-città della Cina, e Lingang, esterni al progetto.
Dove si trova e come è fatta Pujiang New Town di Vittorio Gregotti
Pujiang si trova nel distretto di Minhang, sulla riva orientale del fiume Huangpu, a circa 13 km a sud del centro di Shanghai. La posizione era strategica per più motivi: sarebbe stata abbastanza vicina a Shanghai per funzionare come città pendolare, ma abbastanza esterna da permettere un intervento urbanistico di grandi dimensioni anche in continuità con le trasformazioni urbane previste in vista dell’Expo 2010. L’impianto, esteso su un'area di 15 km2, si basa su una griglia regolare – con maglie quadrate di 300 metri per lato – che ordina l’intera zona. All’interno si ripetono isolati e moduli urbani, adattati però alle condizioni del sito, in particolare alla presenza di numerosi canali e piccoli insediamenti. Il reticolo ortogonale non serve dunque solo a disegnare strade e lotti: diventa lo strumento con cui organizzare il rapporto tra quartieri residenziali, spazi verdi, percorsi pedonali, servizi pubblici e attrezzature collettive.

Invece di riprodurre una città italiana ricalcandone lo stereotipo, mediante facciate storiciste o revival stilistici, Vittorio Gregotti interpreta il tema adottando i principi insediativi e distributivi della tradizione greco-romana e riprendendo al contempo la metafora urbana del campo agricolo, fondamento dell’economia rurale cinese. Ne deriva una composizione che valorizza la centralità dello spazio pubblico e il rapporto tra strade, piazze, architettura e giardini, richiamando in una chiave più permeabile gli xiaoqu, i comparti residenziali cinesi articolati intorno a cortili comuni. Le tipologie abitative comprendono ville urbane, case a schiera, edifici multipiano e complessi abitativi a maggiore densità, con l’obiettivo di costruire un paesaggio costruito vario e contenuto in altezza.

L’asse centrale est-ovest, realizzata solo in parte, avrebbe dovuto funzionare come spina pubblica della nuova città, oltre che come principale elemento ordinatore della composizione urbana. Lungo questo tracciato, che collegava la strada diretta a Shanghai (Puxing Road) al letto del fiume Huangpu, era prevista una sequenza di piazze, edifici amministrativi e rappresentativi, servizi per la collettività (centro congressi, centro commerciale, attrezzature sportive, università, ospedale, uffici e hotel ecc.) e spazi verdi, pensati per creare luoghi di incontro e di scambio sociale con un'identità civica. La direttrice nord-sud al contrario, avrebbe svolto il ruolo di parco lineare al fine di definire i margini urbani, accompagnare i viali e mascherare la presenza di infrastrutture e linee elettriche. La rete viaria, articolata su tre livelli (primario, secondario e ciclabile-pedonale), avrebbe infine dovuto dialogare con il sistema dei canali navigabili.

Dal concorso a oggi
Risale al 2001 il concorso internazionale a inviti indetto dal governo distrettuale per la realizzazione della città. Alla gara partecipano diversi gruppi, tra cui Gregotti Associati e Scacchetti Associati. Il masterplan proposto dal primo viene selezionata poiché ritenuto più solido, razionale sul piano urbanistico e in grado di adattarsi al contesto attraverso un principio insediativo a maglia ortogonale, comune sia alla città classica sia all'antica tradizione cinese. Nel 2003, anno di inizio dei lavori, lo studio guidato da Vittorio Gregotti seguirà il progetto architettonico di un’area campione di circa 2,6 km², mentre altri edifici e comparti residenziali verranno affidati ai progettisti italiani Emilio Battisti, Francesco Cellini, Stefano Cordeschi, Mauro Galantino, Sergio Pascolo e Renato Rizzi.

Alcune parti del piano sono state completate, altre sono rimaste sulla carta, altre ancora sono state inglobate in strategie urbane successive. Nel tempo Pujiang è stata progressivamente assorbita nella crescita metropolitana di Shanghai e oggi rientra nella pianificazione di lungo periodo del distretto di Minhang che punta a rafforzarne il ruolo di nuova centralità urbana attraverso il potenziamento dei servizi pubblici, dei collegamenti con il centro, delle funzioni commerciali, culturali e ricreative, degli spazi verdi e delle infrastrutture entro il 2035. In questo quadro si inserisce anche il New Pujiang Centre: nuovo polo di innovazione e ricerca ipotizzato in continuità con interventi di rigenerazione industriale e soluzioni per la gestione dell’acqua e del paesaggio.
Pur nella realizzazione parziale e nelle trasformazioni postume, a distanza di oltre vent'anni Pujiang rimane un caso significativo di urbanistica internazionale e di mediazione culturale, in cui la traccia del progetto di Gregotti Associati, ancora riconoscibile nella griglia urbana e nel rapporto tra gli spazi verdi e i canali, continua a dialogare con le trasformazioni della metropoli cinese contemporanea.