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28 Giugno 2026
13:00

Gli errori ortografici con le consonanti doppie: si scrive “soprattutto” con 4 t e “grattugiare”

Si scrive sopratutto, soprattuto o soprattutto? Sembra banale, ma la grafia scorretta di questo avverbio è più comune di quanto pensiamo. Gli errori con le consonanti doppie nascono spesso anche dalle inflessioni regionali.

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Gli errori ortografici con le consonanti doppie: si scrive “soprattutto” con 4 t e “grattugiare”
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Si scrive sopratutto, soprattuto o soprattutto? Sembra banale, ma la grafia scorretta di questo avverbio è più comune di quanto pensiamo. La forma corretta è “soprattutto”, con 4 t. Non è l'unica parola che può lasciarci incerti nell'utilizzo delle doppie consonanti: gli errori, che si tratti di omissioni o aggiunte, nascono anche dalle inflessioni regionali.

Nel caso di soprattutto si opera il cosiddetto raddoppiamento sintattico, che avviene quando la consonante iniziale della parola seguente si raddoppia nella pronuncia (e, con l'univerbazione, nella grafia) in particolari contesti fonetici.  Ma vediamo meglio come funziona e quali sono le parole in cui sbagliamo più spesso l'uso delle consonanti doppie – cioè la sequenza di due consonanti ripetute.

Il raddoppiamento sintattico e le sue origini

Soprattutto si scrive con quattro t. Questo accade in virtù del raddoppiamento fonosintattico o sintattico, un fenomeno proprio del toscano parlato e dell’italiano centro meridionale, dove le consonanti vengono raddoppiate in molti contesti – a differenza di quanto accade generalmente nell’italiano parlato nelle regioni settentrionali, dove spesso di verifica lo scempiamento (cioè la riduzione delle doppie). Il raddoppiamento sintattico avviene innanzitutto nella lingua parlata, come possiamo notare ad es. nelle forme toscane che potremmo rappresentare convenzionalmente come “Dove vvai?” o “Da ccasa”, e così via.

Come mai succede? Perché nel passaggio dal latino all’italiano molte parole hanno perso la consonante finale, come è successo nel caso di ad (diventato a), tres (diventato tre). Nel raddoppiamento sintattico è come se la perdita fosse stata registrata solo a livello grafico, con la consonante finale sopravvissuta invece nel parlato, unendosi alla parola successiva. Nella maggior parte dei casi il raddoppio rimane relegato alla pronuncia. Tuttavia, quando tra due o più elementi si verifica l'univerbazione (fenomeno linguistico per cui due o più parole, originariamente autonome, si fondono e formano un unico termine), il raddoppiamento è riportato anche nella grafia della parola, proprio come accade con soprattutto.

La parola è infatti formata dal prefisso sopra-, che serve a formare parole composte, che richiede il raddoppiamento della consonante che lo segue: questo accade sia nel caso di soprattutto, che, per esempio, di soprannome o soprammobile. La stessa cosa avviene anche nell’unione di altre parole, avverbi o preposizioni, come “così” (cosiddetto), “né” (neppure, nemmeno), “da” (dapprima, dappertutto, davvero), "a" (appunto, apposta).

Perché e quali parole sbagliamo

Come riporta anche Enciclopedia Treccani, la forma "sopratutto", abbastanza diffusa, è da considerarsi ormai desueta e storicamente minoritaria, da evitare, ed è dovuta all’influenza di forme come dopotutto, oltretutto ecc.

A differenza di altre lingue, l'italiano non ha un'unica regola universale per la gestione delle doppie: serve orecchio, ma questo chiaramente viene "modellato" a seconda dell'ambiente in cui viviamo e delle inflessioni a cui siamo esposti. Spesso l'orecchio invece di aiutarci ci inganna, perché quello che pronunciamo e la grafia corretta non sempre coincidono.

Tra le parole più particolari della lingua italiana c'è "soqquadro", celebre per essere (quasi) l'unica parola italiana scritta con la doppia q – esiste infatti anche biqquadro (variante di bequadro, un segno della notazione musicale), oggi rarissimo. La regola generale vuole che il rinforzo della q si scriva cq (per questo acqua e non aqqua). L'Accademia della Crusca spiega che soqquadro sfugge alla norma per un puro caso storico: nasce dall'univerbazione di sotto e quadro (riferito ai muri non ad angolo retto), in un gergo tecnico di muratori e artigiani, e si è fissato per analogia con altri raddoppi "diretti" come sommossa o soppiatto. Curiosità nella curiosità: fino al Quattrocento la grafia era oscillante, e per un po' si scrisse perfino… socquadro. Quella forma, oggi, è semplicemente sbagliata.

Soprattutto non è l'unica parola la cui grafia ci mette alla prova, in termini di doppie. Tra gli errori più comuni che commettiamo ci sono:

  • Accelerare (non accellerare): la forma corretta ha una sola l perché il verbo deriva dall'aggettivo celere, dal latino celer ("veloce"), che non ha la l doppia. Da dove nasce l'errore? Secondo Treccani scriviamo accellerare per analogia con parole che nel passaggio dal latino all'italiano hanno raddoppiato la consonante, come collera (dal latino choleram) o macchina (da machinam). La doppia l è un errore anche in tutti i derivati: accelerazione, acceleratore, decelerare.
  • Eccezionale (non eccezzionale). In questo caso basta seguire la regola d'oro, per cui il gruppo -zion rifiuta il raddoppio della z che lo precede. La lettera z non si raddoppia di norma neanche davanti ai gruppi -io, -ia, -ie, come in stazione, pazienza, grazie, egiziano, vizio, polizia. Le eccezioni più note e citate dall'Accademia Crusca sono due parole di origine non latina: pazzia e razzia. Altra eccezione sono parole come tappezziere o corazziere, ma solo perché derivano dalle parole "tappezzeria" e "corazza".
  • Grattugiare (grattuggiare): qui l'inganno è tutto fonetico, spesso di matrice regionale: nel parlato siamo portati ad allungare la consonante, ma la grafia impone la forma scempia.

I trucchi per non sbagliare più le doppie

Come detto, l'orecchio può esserci d'aiuto, ma anche ingannarci. Sicuramente ripetere a voce alta le parole può darci un'indicazione di come dovremmo scrivere una parola. Per non sbagliare, quindi, proviamo a ripetere la parola su cui abbiamo dubbi ad alta voce, sia con che senza raddoppio, così da sentire bene la differenza e capire se serve o meno la doppia consonante; possiamo inoltre provare a dividerla in sillabe, sempre pronunciandola a voce alta. In caso di incertezza, comunque, c'è sempre il caro vecchio dizionario (online)!

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